Olivero chiede alle Acli di vincere la sfida della presenza sul territorio

Roma – Un nuovo radicamento sul territorio nel segno del «fare», è questa la sfida delle Acli del futuro secondo il presidente Andrea Olivero,
confermato ieri alla guida dell’associazione con il voto di oltre 600 delegati, che è intervenuto oggi a conclusione del 23° congresso nazionale delle Associazioni cristiane dei
lavoratori italiani, svoltosi a Roma dal primo maggio presso l’Ergife Palace Hotel.

«La vera sfida per il futuro – ha detto alla platea dei delegati provenienti da tutta Italia – è la presenza nei territori. Lo abbiamo visto anche con queste elezioni politiche. Il
radicamento sul territorio è essenziale per le Acli del XXI secolo come per lo è stato per quelle del secolo scorso. Dobbiamo rinnovare la nostra presenza a partire dalla
molteplicità degli interessi e dei bisogni dei nostri cittadini, mettendoli in rete e offrendo rappresentanza e coinvolgimento».

Compito delle Acli è «favorire l’aggregazione e il protagonismo delle persone nei luoghi in cui vivono e lavorano». Di qui le due indicazioni di azione nei confronti delle
famiglie – la «cittadinanza familiare» – e dei lavoratori – «socializzare il lavoro». «Dobbiamo tornare a scommettere sul lavoro
come luogo di socializzazione», ha detto Olivero rivolgendosi ai delegati: «Facciamo incontrare e aggregare i nuovi lavoratori, soprattutto i giovani, i lavoratori atipici,
i lavoratori stranieri
, gli immigrati. In Italia ma anche all’estero». E ha ricordato le esperienze in Kenya, dove le Acli stanno creando percorsi e
opportunità di aggregazione tra i lavoratori africani, e in Mozambico, dove una scuola di formazione professionale delle Acli sta dando un futuro a centinaia di persone.
Con un impegno arduo ma suggestivo. «Ci impegneremo – ha detto rivolgendosi a Padre Ibrahim Faltas, parroco di Gerusalemme, presente in sala – a trapiantare le Acli anche in Terra Santa.
Faremo le Acli in Palestina».

Per le famiglie Olivero ha rinnovato la proposta dei «punti famiglia»: «non semplici sportelli di servizo – ha spiegato – ma luoghi dove le famiglie possano
trovare non solo le risposte ai loro bisogni concreti ma anche calore e coinvolgimento. Il Paese – non solo la nostra associazione – ha un gran bisogno del protagonismo
delle famiglie
».

Infine, l’altra grande sfida per le Acli secondo il presidente Olivero: «parlare sempre il linguaggio del fare». «Che non è l’attivismo senza testa
e, alla fine, senza cuore – ha precisato – ma la consapevolezza che il fare ha un altissimo e intrinseco valore politico. Oggi c’è il rifiuto, lo vediamo in politica, di qualsiasi parola
che non sia accompagnata immediatamente dall’azione. Fare le Acli significa immaginare e realizzare, con impegno, fantasia e creatività, tante piccole e grandi iniziative che incidano
nella vita delle persone e delle famiglie. Scommessa Italia – la campagna delle Acli che ha raccolto oltre 700 storie ed esperienze dell’Italia che fa bene – è il nostro modo per
dire quale società e quale associazione vogliamo».

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