Olio: maxitruffa scoperta nel corso dell'operazione «Golden oil»

By Redazione

«Ci costituiremo parte civile nel processo contro chi, quasi 100 persone, avrebbe speculato sulla pelle dell’agricoltura pugliese per incassare indebitamente aiuti comunitari, ai danni
degli imprenditori olivicoli veri e onesti e dell’immagine complessiva del settore agricolo regionale.

Da sempre la Coldiretti propugna il rispetto delle regole e un modello di agricoltura costruito attorno alla legalità, alla manutenzione del territorio, alla tutela dell’ambiente, ai
prodotti con una fortissima connotazione territoriale, ponendosi come parte attiva nella difesa di tali principi». Non si è fatta attendere la reazione della Coldiretti
della Puglia
, che per voce del suo Presidente regionale, Pietro Salcuni, ha chiarito quali saranno le linee della Organizzazione contro la maxitruffa che vede
coinvolte 91 persone, venuta alla luce nel corso dell’operazione ‘Golden Oil’, condotta dalla Guardia di Finanza nelle province di Bari, Brindisi, Lecce e Cosenza e che ha portato al sequestro
di 23 frantoi, 3 aziende di commercio e 85 terreni agricoli.

Le cronache ormai raccontano quotidianamente di contributi pubblici, destinati dall’UE al settore agroalimentare, percepiti indebitamente, olio importato di dubbia origine e qualità
adulterato e venduto con etichette contraffatte, prodotti agroalimentari mal conservati che giungono al consumatore finale come regolari ‘made in Puglia’.

«Proprio al fine di eliminare le tentazioni dell’egoismo imprenditoriale nella corsa al finanziamento europeo – continua il Direttore della Coldiretti Puglia, Antonio de
Concilio
– è stato decisivo lo sforzo compiuto dalla Coldiretti per arrivare alla riforma della PAC (Politica Agricola Comunitaria) che ha finalmente sganciato gli aiuti, i
‘premi’, dagli ettari coltivati e dalla produzione tout cour, ovvero dalla rendita parassitaria, legandoli strettamente, invece, al merito di quelle imprese agricole che guardano al mercato,
producono qualità e rispetto ambientale e vogliono rispondere alle nuove domande di sicurezza alimentare e ambientale dei cittadini consumatori. Capitolo a parte merita il rischio di
frodi per cui occorre urgentemente attivare i controlli negli stabilimenti, proprio al fine di assicurare che sulle confezioni di tutti gli extravergini etichettati dopo il 17 gennaio 2008,
come previsto dalla nuova normativa, siano indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l’olio, mentre
se le olive sono state prodotte in più paesi, questi devono essere tutti indicati in ordine di quantità decrescente. Oggi più che mai – conclude De Concilio – bisogna
sventare il rischio che la Commissione Europea – intenzionata ad aprire la procedura di infrazione contro l’Italia – vanifichi gli sforzi compiuti dal mondo agricolo».

LA MAPPA DELLE TRAPPOLE NEL SETTORE AGROALIMENTARE

OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA

Uno dei settori più colpiti da frodi e sofisticazioni in Puglia è il comparto olivicolo-oleario, in cui, nonostante il riconoscimento comunitario per 5 oli DOP
(Denominazione d’Origine Protetta) al ‘Terra di Bari’, ‘Terra d’Otranto’, ‘Dauno’ e ‘Collina di Brindisi’ e ‘Terre Tarentine ed una produzione pari a 11 milioni di quintali di olive ed
oltre 2,2 milioni di quintali di olio, sono 160 i milioni di litri di olio di oliva importati ogni anno per essere miscelati con quello italiano ed in particolare con quello pugliese,
dato che l’incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale è pari al 36,6% e al 12% di quella mondiale.

CONSERVE DI POMODORO

I ‘falsari del Made in Italy’ colpiscono ogni anno anche il settore ortofrutticolo. La Puglia è leader, per esempio, nella produzione di pomodoro con i suoi 2,7 milioni di quintali
che incidono sulla produzione nazionale per il 35%. E’ evidente, dunque, il danno arrecato alle imprese agricole pugliesi e alle produzioni tipiche e di qualità regionali dalle
82.000 tonnellate di concentrato di pomodoro provenienti dalla Cina per produrre salse «italiane».

VINO

I casi di «agropirateria» nel settore vinicolo pugliese riguardano in particolare Negroamaro, Primitivo, Moscato, Aleatico e Malvasia. In America si producono Moscato,
Malvasia e Aleatico, venduti con «DOC» californiane Napa Valley o Sonoma County e riuniti, ironia della sorte, nel «Consorzio Cal-Italia», ma commercializzati con
nomi italiani. Il fenomeno sta colpendo, in maniera particolare, il primitivo pugliese. In America un vino, lo ‘Zinfandel’, viene venduto e si sta affermando sul mercato come ‘Primitivo’
ed i siti non si lasciano sfuggire l’occasione di chiamare in causa continuamente la Puglia, per accrescere il valore e l’immagine del prodotto americano.

PASTA

La Puglia è la regione leader in Italia per la produzione di frumento duro con una superficie investita di 409.950, una produzione di 6.697.413 quintali ed una Produzione Lorda
Vendibile di 234 miliardi di vecchie lire (dato 2001). La superficie investita a grano duro è la più estesa tra tutte le altre colture praticate e da sola rappresenta
¼ dell’intera Superficie Agricola Utilizzata (S.A.U.) regionale ed oltre il 60% della produzione regionale si concentra
nelle province di Foggia e Bari, specialmente, in zone agrarie quali il tavoliere di Foggia e la pianura della Capitanata meridionale, ed in provincia di Bari, la fossa premurgiana.
Nonostante ciò, gli industriali della pasta utilizzano solo il 20% di prodotto regionale, mentre sono 800.000 le tonnellate di grano duro che arrivano nel nostro Paese da Canada,
Bangladesh ?.per produrre pasta «Made in Italy» senza che sia indicato in etichetta.

MOZZARELLA

In Puglia la produzione di latte è pari a circa 3,2 milioni di quintali, rinveniente da 2.700 allevamenti con 82.000 capi bovini allevati per la produzione di latte vaccino e la
conseguente produzione di prodotti caseari di tutto prestigio come ‘il Fior di Latte’, la burrata, il cacioricotta, il caciocavallo ecc. per un valore complessivo della filiera pari a 440
milioni di euro.

Sempre più spesso, però, la famosa mozzarella pugliese è ‘costruita in laboratorio’ con materia prima proveniente da Paesi europei e non, con latte più volte
pastorizzato o con semilavorati, in genere cagliata, da parte di alcune imprese casearie che, irrispettose del territorio e dei consumatori, preferiscono, al latte pugliese, semilavorati
importati da Paesi UE ed extra UE, creando un mercato parallelo delle paste filate che ‘inquina’ quello del latte pugliese, inganna il consumatore e toglie all’economia zootecnica
regionale oltre 90 milioni di euro.

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