Olio, Fedagri: occorre una politica di filiera per rilanciare il settore
11 Febbraio 2009
Orvieto – “In uno scenario competitivo sempre più allargato le aziende di trasformazione olearie italiane sono penalizzate da una forte frammentazione
dell’offerta produttiva e da una scarsa capacità di attuare politiche di aggregazione con le fasi a monte e a valle della filiera”.
Lo ha detto Giovanni Rizzo, presidente del settore Agricolo e servizi di Fedagri-Confcooperative nel suo intervento conclusivo nell’ambito di un seminario organizzato da Fedagri
Umbria al quale hanno partecipato oltre 50 cooperative olearie umbre e delle regioni limitrofe.
Secondo gli ultimi dati Ismea-Istat, in Italia ci sono oltre 775 mila aziende produttrici di olio, con una superficie media aziendale di 1,4 ettari. I consumi interni sono più
elevati della produzione nazionale: il nostro Paese, che non è autosufficiente importa, prevalentemente da Spagna e Grecia, un quantitativo complessivo di oltre 500.000
tonnellate.
“Il rischio che l’Italia possa perdere quote di mercato – prosegue Rizzo – è alto, per via della forte competizione internazionale sui costi di produzione
e sulla qualità. In particolare sull’export, il primato è in mano alla Spagna, che sta puntando su una forte aggregazione dell’offerta e su una capacità
di perseguire una politica di contenimento dei costi di produzione e dei prezzi al consumo”.
“Ampi sono però i margini di crescita dei consumi di olio in tutta Europa – ha proseguito Santo Ingrosso, Coordinatore della Consulta olivicola-olearia
– e ciò offre importanti opportunità che il settore oleario dovrà provare a cogliere. Come? In primo luogo basando la propria competitività sulla
qualità delle produzioni e sulla sua valorizzazione attraverso una appropriata politica di filiera”.





