Crisi, Cia: imprese agricole sempre più alle strette

 

“Negli ultimi dieci anni circa 500 mila imprese agricole, in particolare quelle che operavano in zone di montagne e svantaggiate, hanno chiuso i battenti. Solo nel 2008 più
di 20 mila sono andate fuori mercato. Il rischio è che nei prossimi tre-quattro anni, altre 250 mila aziende rischiano di cessare l’attività. I motivi sono noti e da
noi più volte denunciati: costi produttivi sempre più pesanti; oneri contributivi e burocratici opprimenti; la proroga per la fiscalizzazione degli oneri sociali è
ferma ancora al 31 marzo 2009; redditi falcidiati; prezzi sui campi in continua discesa; mancanza di finanziamenti per il Fondo nazionale di solidarietà per le calamità
naturali; Ici sui fabbricati rurali che resta una mina vagante; un decreto sulle quote latte inaccettabile; scarsissima attenzione da parte del governo; pochi e fragili sostegni
pubblici; una politica di sviluppo che si allontana in maniera inesorabile; un’agguerrita competitività a livello internazionale. Senza interventi mirati e straordinari
sarebbe il tracollo dell’intero settore”. A rilanciare l’allarme è il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi per il quale
“il silenzio dell’esecutivo nei confronti dei gravi problemi del mondo agricolo è disarmante”.

“E’ una situazione non più tollerabile. In questi giorni più volte abbiamo sostenuto la necessità di misure incisive. Nessuna risposta è venuta
dal governo. Per questo -avverte Politi- diciamo basta. La nostra mobilitazione è ripresa e abbiamo chiesto alle organizzazioni agricole e cooperative di fare fronte comune e
avviare iniziative unitarie. Da parte nostra ci stiamo attivando e siamo pronti a scendere in piazza per far sentire, in modo vibrante, la voce della protesta degli agricoltori
italiani, che sono stanchi di restare inascoltati, anche quando le questioni assumono contorni drammatici, come quelli attuali”.

“Le nostre richieste -sottolinea il presidente della Cia- sono finora cadute nel vuoto. E intanto le imprese agricole sono sempre più ‘in rosso’. Nei confronti
del settore c’è un totale disinteresse. A noi si dice che le risorse non ci sono. Poi, invece, vengono varati interventi importanti per il settore dell’auto, per gli
elettrodomestici, per i mobili. Ci sentiamo presi in giro. E questo non possiamo sopportarlo oltre. Ci mobiliteremo in tutto il Paese, con iniziative di ferma protesta. Non solo.
Chiederemo incontri con tutte le forze politiche presenti in Parlamento per far sì che vengano predisposte misure in grado di ridare fiato agli imprenditori agricoli. Lo stesso
faremo con regioni ed enti locali”.

“Bisogna capire che una nazione senza una valida agricoltura non ha futuro. In altri paesi europei i problemi agricoli vengono affrontati in maniera diversa e certamente
più incisiva. Non si può continuare ad ignorare una realtà grave che è sotto l’occhio di tutti. Ecco perché la nostra protesta -conclude Politi-
sarà ferma e determinata. Ci battiamo con energia affinché un grande patrimonio, qual è quello agricolo e rurale dell’Italia, non vada disperso e si frammenti
ulteriormente. Le conseguenze sarebbero devastanti non solo per il settore ma anche per l’intera economia”.

 

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