Olio d’oliva, perchè produrlo è sempre più difficile

Olio d’oliva, perchè produrlo è sempre più difficile

Un 2009 difficile per l’industria olearia. Questa la previsione di ASSITOL, che ieri, a Roma, presentando il nuovo Monitoraggio degli oli d’oliva e di sansa, ha illustrato i risultati dello
studio relativi ai primi quattro mesi dell’anno.

I dati descrivono un comparto pesantemente colpito dalla crisi economica. In particolare, l’Associazione Italiana dell’Industria Olearia stigmatizza alcuni fattori contingenti, come il costante
ribasso dei prezzi della materia prima che si è tradotto in una forte riduzione del prezzo al consumo, ed una delicata congiuntura internazionale, che ha messo in difficoltà il
nostro export.

Un’occhiata alle cifre conferma la valutazione degli industriali di settore. In aprile si nota una nuova forte contrazione delle vendite degli oli d’oliva da parte delle nostre imprese,
soprattutto dell’olio extravergine, prodotto da sempre trainante per l’intero comparto, che cala del 19,2%. Molto bene, invece, il biologico, ( 25,6), mentre le DOP e IGP, pur vivendo un buon
momento ( 16,7%), si riconfermano prodotti di nicchia. Per l’olio d’oliva, la riduzione è pari al 5,3%. Non a caso, si assiste ad una ripresa dell’olio di sansa ( 26%). Se poi si prende
in esame il periodo relativo a gennaio-aprile 2009, si vede che è l’olio extravergine a soffrire più di altri segmenti, con un calo del 15% delle vendite, seguito dall’olio
d’oliva (-14,3).

Anche le esportazioni, da sempre fiore all’occhiello del mercato dell’olio d’oliva, appaiono in affanno. In aprile la diminuzione dell’intero comparto è davvero pesante (-31,9%). Nel
periodo gennaio-aprile 2009 si hanno buone notizie solo per l’olio biologico, che registra una performance formidabile del 33,5%, a fronte del calo dell’extravergine (-12%), con l’olio DOP/IGP
che diminuisce di oltre il 50%, e dell’olio d’oliva (-8,9%).

La crisi è però anche la conseguenza di vecchi problemi irrisolti. Il comparto oleario soffre di alcuni fattori negativi, che ASSITOL denuncia da tempo. Tra questi la costante
carenza di investimenti nel settore produttivo in Italia, soprattutto se confrontata con il rilancio della produzione spagnola, e da una filiera agricola che fatica a comprendere le logiche di
mercato. Inoltre, la competizione con alcuni Paesi che hanno avviato di recente la produzione (Australia, Nuova Zelanda, Argentina, Cile) si è fatta più serrata. Ecco
perché, accanto all’attuale calo dei consumi, l’Associazione guarda con preoccupazione al decreto di attuazione del nuovo regolamento, che rischia di non apportare alcun vantaggio al
settore, poiché impone una serie di registrazioni contabili che andrebbero a sovrapporsi a quelle già previste per la tracciabilità e per motivi fiscali, aumentando
così costi e oneri burocratici.

Per uscire dalla crisi, ASSITOL chiede alle istituzioni competenti un’attenzione più consapevole ai problemi di tutto il comparto. In tal senso, l’Associazione propone maggiori
investimenti nel settore, in particolare nella promozione all’estero.

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