OGM: l’unica speranza per le sfide del futuro

OGM: l’unica speranza per le sfide del futuro

By Redazione

Gli organismi geneticamente modificati sono l’unica speranza (o quantomeno, l’alternativa di gran lunga migliore) per vincere le sfide dell’alimentazione nel prossimo futuro.

E’ il verdetto espresso da una ricerca, diretta da Nina Federoff (consulente per la scienza e la tecnologia del Segretario di Stato americano Hillary Clinton) e pubblicata da “Science”.

La Federoff e compagni sono chiari: gli Stati devono superare paure e pregiudizi, iniziando ad impiegare biotecnologie nell’agricoltura. Ed i motivi sono due, uno certo (per quanto possibile)
ed uno probabile.

Motivo certo: l’aumento della popolazione, che secondo stime credibili nel 2050 toccherà quota 9 miliardi, 3 in più di oggi. Tra le altre cose, questo farà diminuire il
terreno a disposizione (destinato ad aree urbane).

Motivo probabile: i drastici cambiamenti climatici.
Gli esperti, innanzitutto, ricordano come il rendimento delle colture più diffuse cali al di sopra dei 30°C. Essi sostengono poi come la fine del secolo vedrà le temperature
stagionali superare tale soglia, specie nelle aree tropicali e subtropicali.

Tale fenomeno provocherà una reazione a catena sfavorevole.
Lo scioglimento dei ghiacciai renderà più frequenti piene ed esondazioni dei fiumi, riducendo e danneggiano i terreni agricoli. Il clima caldo farà diminuire le piogge ed
aumenterà parassiti ed agenti patogeni.
In conclusione, la resa dei raccolti calerà, e bruscamente: meno 20-30%, minimo.

Allora, il team della Federoff propone un’unica soluzione: coltivare OGM in grado di sopravvivere e prosperare nel “nuovo” pianeta Terra.

Le piante OGM dovranno così saper resistere alle temperature in crescita, sopravvivere con pochissima acqua in alcune zone e a troppa (inondazioni) in altre, non essere vulnerabili ai
patogeni e riuscire ad assorbire molto azoto (perché i residui azotati dei fertilizzanti contribuiscono all’eutrofizzazione delle acque e alle emissioni di gas serra).

Inoltre, la dottoressa Fedoroff spinge anche per soluzioni complementari, forme innovative per far fronte al problema-agricoltura. Ad esempio, incentivare l’acquacoltura (allevamento di pesci),
in grado di offrire molto con un impatto ambientale ridotto.

Ma, conclude la ricercatrice, il tempo e poco è le autorità pubbliche sono lente: “Non è stato ancora compreso quel che sarà necessario fare per sfamare una
popolazione crescente in un mondo sempre più caldo”.

N. V. Fedoroff, D. S. Battisti, R. N. Beachy, P. J. M. Cooper, D. A. Fischhoff, C. N. Hodges, V. C. Knauf, D. Lobell, B. J. Mazur, D. Molden, M. P. Reynolds, P. C. Ronald, M. W. Rosegrant, P.
A. Sanchez, A. Vonshak, J.-K. Zhu, “Radically Rethinking Agriculture for the 21st Century”, Science 2010, doi:10.1126/science.1186834

Matteo Clerici

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