Nuova influenza, il Codacons: la carne di maiale va cotta a 70 gradi per uccidere il virus
7 Maggio 2009
Altro che tranquilli! Altro che stabilizzata! Capiamo l’esigenza di non diffondere allarmismi da parte del sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio, ma non si possono dire cose contrarie a
quanto sostenuto dall’OMS. Anche ieri – spiega il Codacons – il sottosegretario ha avuto modo di dichiarare che “la situazione dell’influenza A H1N1 si è stabilizzata, gli italiani
hanno capito che non è un pericolo imminente particolarmente grave”. Peccato che per l’OMS la portata dell’influenza per l’uomo è ancora sconosciuta. Inoltre la carne di maiale
non è affatto sicura: va cotta almeno a 70° per uccidere il virus. A dirlo è sempre l’OMS.
Ecco cosa è scritto nella scheda dall’UNRIC (United Nations Regional Information Centre for Western Europe), il Centro Informativo Regionale dell’ONU per l’Europa Occidentale, su dati
prodotti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS. La fonte è, quindi, autorevole ed in tal senso riteniamo trattarsi di notizie aggiornate assai utili, specie di fronte ai
vari organi d’informazione che spesso rischiano di creare confusione tra i cittadini:
“Dato che i sintomi tipici si presentano sottoforma di influenza stagionale o di infezione acuta delle vie respiratorie, la maggior parte dei casi di influenza suina è stata
individuata casualmente tramite controlli medici di routine. I casi lievi o asintomatici possono non essere riconosciuti; quindi la reale portata della malattia fra gli esseri umani è
ancora sconosciuta.
Va detto poi che l’influenza suina non può essere contratta mangiando carne di maiale o altri prodotti derivati se questi vengono adeguatamente trattati e preparati. Il virus, infatti,
viene debellato a temperature di cottura di 70 gradi, che corrispondono all’incirca alle temperature standard di cottura del maiale e delle altre carni.
Se un virus suino si trasmette da uomo a uomo, può causare una pandemia influenzale. L’effetto di una pandemia generata da un tale virus è difficile da prevedere: dipende
dall’aggressività del virus, dal livello di immunità delle persone, dalla protezione garantita dagli anticorpi sviluppati con l’influenza stagionale e da altri fattori ancora.





