Nucleare: gli italiani dicono sì alle centrali, ma solo se costruite oltre la propria provincia
12 Novembre 2008
Roma – Alcuni giornali hanno pubblicato la notizia che il 47% degli italiani sono favorevoli alla costruzione di centrali nucleari, mentre e’ contrario il 44%. La percentuale si
ribalta (contrario il 50% e favorevole il 41%) nel caso in cui la centrale fosse costruita nella propria provincia.
Insomma, la classica sindrome del Nimby (non nel mio cortile). Il sondaggio e’ stato effettuata da Demos, Istituto di ricerca politica e sociale.
Siamo alle solite: un impianto va bene solo se e’ lontano dal luogo dove si vive.
Evidentemente i cittadini sono coscienti del rischio che corrono ma sono altrettanto convinti che la dipendenza da fonti energetiche esterne, in particolare dal petrolio, non può
essere sostenuta dal nostro sistema.
Qualcuno ha ricordato che l’Italia non ha miniere di uranio e che comunque bisognerebbe importarlo dall’estero, cioè essere dipendenti come lo siamo dal petrolio?
Facciamo, comunque, un po’ di conti, visto che il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, dichiara che “Il nucleare dovra’ produrre un quarto dell’energia del Paese (25%)”.
La produzione elettrica rappresenta il 18% del nostro fabbisogno energetico complessivo, l’82% del fabbisogno energetico va essenzialmente ai trasporti.
Il che significa che per 4/5 di fabbisogno energetico dovremo ancora far riferimento al petrolio e derivati, il 25% del 18% fa 4,5%, che e’ la quota riservata alla produzione di energia
elettrica dal nucleare sul fabbisogno energetico complessivo.
Dunque il nucleare ci fornira’ una percentuale limitata di energia elettrica, il 4,5% appunto, che puo’ essere ottenuta ottimizzando la produzione e attuando politiche di sviluppo delle
energie rinnovabili.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc




