Parma: “No alla centrale idroelettrica abusiva di Selvanizza”

Legambiente e WWF unitamente al “Comitato per la tutela dei fiumi”, che rappresenta anche Arci Pesca e Fipsas, prendono posizione contro l’intervento. Sarebbe un
errore – continuano gli ambientalisti – pensare che quanto accaduto sia il frutto di un semplice disguido nell’interpretazione delle norme, o di un vizio di comunicazione
tra gli enti coinvolti.

Da mesi stiamo assistendo in tutta la Regione ad una proliferazione di progetti di derivazione d’acqua a fini idroelettrici, come di impianti a biomasse, che in troppi casi
rappresentano una vera e propria aggressione all’ ambiente fluviale ed al territorio, grazie al contesto ambiguo che la liberalizzazione del mercato dell’energia ha
prodotto, e ad un uso spregiudicato degli incentivi per le fonti rinnovabili.
E’ un copione già visto nel nostro Paese, dove ogni sforzo in direzione di Kyoto e di una maggiore sostenibilità delle politiche energetiche, rischia di essere
svilito da meccanismi perversi che ne inficiano il significato.

Poiché concordiamo sull’obiettivo di produrre energia elettrica da fonti rinnovabili, e quindi anche dall’acqua, ci chiediamo perché questo debba sempre
avvenire a scapito dei corsi d’acqua, imbrigliati, alterati nella loro morfologia e privati del deflusso minimo vitale, ossia la quantità d’acqua necessaria a
garantire la sopravvivenza della vita acquatica. Ci chiediamo inoltre perché si agisca in palese contraddizione con i piani di settore (PTA) che pongono obiettivi di
miglioramento dei fiumi e della loro qualità ambientale, in mancanza di procedimenti istruttori adeguati e di accurate valutazioni di impatto ambientale.

Per fare questo è necessario un chiaro orientamento della Pubblica Amministrazione, che non si limiti a valutare gli aspetti formali e procedurali di un progetto, ma ne consideri
la sostenibilità economica ed ambientale: il dimensionamento degli impianti, il loro utilizzo in funzione del territorio e della comunità, la partecipazione ed il consenso
dei cittadini, il rispetto delle vocazioni territoriali e delle loro potenzialità energetiche. Nel caso dell’idroelettrico, in attesa che la Regione vari le proprie linee
guida (grazie all’impegno della campagna No Tube), ci limitiamo ad indicare alcuni criteri qualificanti in termini di sostenibilità:

• privilegiare il recupero delle strutture obsolete o delle infrastrutture esistenti che non hanno produzione elettrica;

• non prevedere alcuna derivazione sulle aste principali dei fiumi;

• per il mini-idroelettrico interessare solo localizzazioni nei tratti di corsi d’acqua già compromessi sul piano ambientale;

• intervenire prioritariamente a valle delle reti acquedottistiche.

Chiediamo quindi alla Regione ER e alla Provincia di Parma, alla quale va riconosciuto il merito di essersi attivata per bloccare i lavori del cantiere abusivo, di definire al
più presto un quadro di regole per affrontare correttamente il problema, sulla base della delibera approvata dal Consiglio regionale dell’Emilia Romagna.

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