Non è il caldo ma la Coldiretti a sconvolgere fattorie, galline, api…

Non è il caldo ma la Coldiretti a sconvolgere fattorie, galline, api…

E’ la Coldiretti stessa ad ammetterlo nel comunicato stampa qui allegato che riportiamo integralmente. Ovviamente ci permettiamo di fare questo appunto, con tutto il rispetto per  il lavoro dell’ufficio stampa di Coldiretti ma senza alcuna intenzione di fare i sapientoni. Anche a noi di Newsfood.com capita di scrivere qualche strafalcione, a causa del caldo, o dei troppi impegni.

Al di là del titolo “sconvolgente”, è importante sottolineare quanti danni sono costretti a subire gli agricoltori e gli allevatori per lo stress che il caldo sta procurando agli animali.

Redazione
Newsfood.com

Inizio messaggio inoltrato:

Da: Coldiretti – Relazioni Esterne <relazioniesterne@coldiretti.it>
Oggetto: CALDO: COLDIRETTI, SCONVOLGE FATTORIE DA GALLINE AD API
Data: 03 agosto 2015 10:41:34 CEST
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N.549 – 3 Agosto 2015

CALDO: COLDIRETTI, SCONVOLGE FATTORIE DA GALLINE AD API

Il caldo anomalo ha sconvolto la natura e messo in difficoltà gli animali che vivono sia nella terraferma che nell’acqua. E’ quanto sostiene la Coldiretti che ha effettuato un monitoraggio sugli effetti dell’afa sulla “fattoria italiana”. Una situazione che ha reso necessari importanti interventi da parte dell’uomo per garantire il benessere degli animali che – sottolinea la Coldiretti –  determinano un aumento dei costi nelle stalla per i maggiori consumi di acqua ed energia che gli allevatori devono sostenere per aiutare gli animali a resistere all’assedio del caldo ma anche perché spesso sono necessari integratori alimenti.
Le api sono considerate un indicatore dello stato di salute della natura ed in questo momento per il caldo volano meno e tendono a rimanere a terra senza riuscire piu’ a prendere il polline e a svolgere il prezioso lavoro di trasporto del polline ma a rischio è anche la produzione di miele secondo la Coldiretti.
Con il caldo anche le pecore soffrono con cali produttivi e occorre garantire al pascolo quantità di acqua sufficiente e un luogo di riparo.
Le mucche nelle stalle stressate dalle alte temperature, producono fino al 15 per cento di latte in meno, rispetto ai circa 30 litri al giorno che vengono munti in periodi normali, secondo la Coldiretti nell’evidenziare una emergenza aggravata notevolmente dall’umidità che, come per le persone, aumenta la sensazione di caldo anche per le mucche.  La Coldiretti stima che nel mese di luglio si sia ridotta la produzione nazionale di latte di almeno 100 milioni di litri. Per le mucche – riferisce la Coldiretti – la temperatura ideale è fra i 22 e i 24 gradi, quando invece arriva l’afa e il termometro schizza verso l’alto, gli animali soffrono, mangiano poco, bevono molto e producono meno latte. In soccorso nelle stalle sono state allestite – riferisce la Coldiretti – doccette, ventole e condizionatori ed utilizzati integratori specifici a base di sali di potassio nell’alimentazione preparata dagli allevatori.
In difficoltà è in realtà l’intera fattoria Italia e anche nei pollai si è sta registrando – precisa la Coldiretti – un calo fra il 5 al 10 per cento nella deposizione delle uova mentre per i maiali sono stati accesi i condizionatori per evitare che le temperature sfondino la soglia dei 28 gradi oltre la quale gli animali cominciano a soffrire e a mangiare fino al 40 per cento in meno della razione giornaliera di 3,5 kg di mangime, e in questo modo non crescono.
Il caldo africano non risparmia la pesca con una vera e propria strage di vongole, cozze, orate, anguille, cefali e saraghi causata dalle alte temperature dell’acqua che sta mettendo in ginocchio interi settori produttivi chiave lungo tutta la Penisola. L’afa eccezionale ha determinato un innalzamento delle temperature dei mari fino a valori che nelle acque vicino alla costa hanno raggiunto i 35 gradi portando alla fermentazione delle alghe che priva l’acqua di ossigeno portando alla moria di pesci e molluschi, con perdite fino al 40 per cento del prodotto presente negli impianti. Un problema che si avverte in particolare nelle aree lagunari, dall’Emilia Romagna al Veneto e del Friuli Venezia Giulia fino alla Toscana, dove si sviluppano le attività di pesca e acquacoltura – spiega Coldiretti Impresapesca – e che sta mettendo a rischio la sopravvivenza di centinaia di imprese con migliaia di addetti, tanto che è stato chiesto lo stato di calamità.

COLDIRETTI – 335 8245417 – 06 4682487 – relazioniesterne@coldiretti.it – www.coldiretti.it

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