Namibia: ambientalisti contro la caccia alle foche

Namibia: ambientalisti contro la caccia alle foche

Da ieri, la Namibia è teatro di una battaglia relativamente incruenta, con 2 avversari dagli obiettivi opposti ma con un unico bersaglio: le locali colonie di foche.

Mentre il governo (e la società australiana che opera sul campo) caccia tali mammiferi marini per le pelliccie, gli attivisti di Seal Alert, del Sudafrica, sono impegnati a raccogliere i
milioni di dollari necessari per fermare, almeno in parte, la mattanza.

Il presidente e fondatore di Seal Alert, Francois Hugo, ha iniziato una campagna per la raccolta di 14,2 milioni di dollari entro la metà di luglio, con lo scopo di rilevare la
società di pellicceria ‘Hatem Yavuz’.

Afferma l’ecologista: “Ho lanciato un appello sul web questo fine settimana, tramite You Tube e Facebook, dove chiedevo un contributo di 15 dollari”, ha spiegato Hugo, precisando inoltre
di avere “ricevuto parecchie adesioni”.

Il Governo della Namibia fissa di stagione in stagione il numero di esemplari da abbattere, ufficialmente per contenere una popolazione troppo numerosa: quest’ anno degli 850.000 esemplari di
foca stabilitisi nella costa atlantica dei Paesi dell’Africa australe 85.000, tutti in tenera età, saranno uccisi.

Particolarmente cruento è anche il metodo di caccia, che consiste nell’ avventarsi tra gli animali e colpire i piccoli a morte con mazze e bastoni, al fine di non rovinarne le pellicce.

A maggio, l’Unione Europea, ha stabilito il divieto di importazione per le pelli di foca e i suoi derivati. Un regolamento che, però, non è ancora entrato in vigore.

ATTENZIONE: i video seguenti contengono immagini che possono turbare la sensibilità degli spettatori

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Matteo Clerici

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