Mutamenti climatici, ecco come l'agricoltura può mitigarli

L’agricoltura delle multinazionali, delle grandi industrie, delle monocolture Ogm incide negativamente sul clima del nostro pianeta, aggravando la situazione di surriscaldamento e di
diminuzione delle risorse idriche, l’effetto contrario, e quindi una mitigazione dei cambiamenti in atto può essere invece prodotto da un’agricoltura sostenibile, rispettosa delle
biodiversità, legata al territorio. E’ questo l’assunto di fondo su cui si basa il Manifesto sui sistemi alimentari e sui cambiamenti climatici che è stato redatto a Firenze della
Commissione internazionale sul futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura e che oggi è stato presentato alla stampa dalla presidente della Commissione Vandana Shiva e dall’assessore
regionale all’agricoltura Susanna Cenni.

La Commissione, nata nel 2003 su proposta della Regione Toscana, e composta da personalità del mondo della ricerca e da rappresentanti dei principali movimenti che lavorano a livello
mondiale alla realizzazione di sistemi alimentari alternativi, ha lavorato in questi giorni a Palazzo Bastogi sul tema del rapporto fra i mutamenti climatici che interessano il nostro pianeta e
i sistemi alimentari individuando i nove punti di quello che diventerà il terzo ‘Manifesto’ della Commissione, dopo quelli sul futuro del cibo e dei semi.

Tra i motivi che gli esperti della Commissione, provenienti da tutto il mondo, attribuiscono al sistema agricolo industrializzato ritenendolo corresponsabile della sempre maggiore
vulnerabilità del clima il ‘Manifesto’ ne individua almeno quattro: la presenza di monocolture, l’uniformità genetica (con il largo utilizzo di Ogm), i trasporti a lunga distanza
(con il relativo inquinamento) dovuti allo stile di consumo occidentale, l’utilizzo intensivo dell’acqua.

Viceversa un’agricoltura più attenta ai territori, alla biodiversità e alla sostenibilità ambientale può attenuare fortemente l’impatto dei cambiamenti climatici,
perché, per esempio, contribuisce a ridurre le emissioni derivanti da carburanti fossili e di gas serra e incrementa l’assorbimento di carbonio da parte delle piante e del suolo. Inoltre
la diversità genetica, presente laddove si salvaguarda la biodiversità, permette di per sé maggiori possibilità di resistenza prima e di adattamento poi ai
cambiamenti climatici. Questa agricoltura ha effetti positivi sul clima anche perché, destinando gran parte dei suoi prodotti al territorio, riduce i consumi energetici per trasporti
(è infatti privilegiato l’utilizzo di prodotti locali), e anche il consumo di acqua (l’agricoltura ecologica e biologica, per esempio, riduce la richiesta di irrigazione
intensiva).
Il documento illustrato oggi comincerà ora a essere divulgato nel mondo: nella primavera del 2008 sarà organizzata una prima presentazione ufficiale presso il Parlamento europeo.

Massimo Orlandi

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