Movimprese artigiani terzo trimestre 2007

Ancora un trimestre positivo all’ombra del “mattone”, è così che si può descrivere il bilancio giugno-settembre del comparto artigiano guardando all’anagrafe delle imprese
gestito dalle Camere di Commercio, il saldo tra le imprese nate e quelle cessate nei tre mesi estivi è stato di 6003 unità (nel 2006 era stato di oltre 7.000 unità), pari
ad una crescita nel trimestre dello 0,4% (era stato l’0,5% il trimestre precedente).

Senza il contributo del settore delle costruzioni, però, la differenza tra nuove imprese e imprese cancellate sarebbe stato di segno contrario: la crescita, infatti, è determinata
praticamente dal solo settore edile, cresciuto in tre mesi dell’1,05% ( 6.024 imprese). Non è dunque bastato a ridare smalto al comparto il record di iscrizioni degli ultimi 8 anni messo
a segno nel periodo (29.896, oltre 3.600 in più rispetto allo stesso trimestre del 2006), visto che le cessazioni hanno anch’esse accelerato il passo (23.893 nel trimestre), superando di
oltre 4.800 unità quelle registrate tra giugno e settembre 2006. Abruzzo ( 0,79%) e Campania ( 0,76%, come la piccola Valle d’Aosta) le regioni che mettono a segno la crescita più
consistente in termini relativi, seguite dal Lazio ( 0,71%). In valore assoluto, l’aumento maggiore si è registrato in Piemonte ( 890 imprese), Veneto ( 752) e Lazio ( 708). Con la sola
esclusione del Friuli Venezia Giulia (71 imprese in meno nel trimestre), tutte le altre regioni chiudono con un bilancio positivo. La capitale degli artigiani resta saldamente Reggio Emilia,
dove quasi il 40% delle imprese è artigiano (38,5%). Seguono Bergamo, Verbania, Lecco e Como tutte con oltre il 35% di imprese a carattere artigiano. A livello provinciale, il bilancio
più positivo in termini assoluti si è registrato Torino ( 927 imprese), seguita da Roma ( 487), Padova ( 349) e Napoli ( 347). A Bari (-186 imprese), Venezia (-168) e Modena (-82)
i valori peggiori. In termini relativi, la provincia più dinamica nel trimestre è stata Caltanissetta (1,96% la crescita), seguita da Benevento, Imperia e Taranto, tutte cresciute
di oltre l’1.4%. Gli arretramenti più sensibili a Venezia (-0,76%), Gorizia (-0,74%) e Ragusa (-0,66%). Questi i dati più significativi che emergono dall’indagine resa nota oggi
da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione periodica sulla natimortalità delle imprese artigiane condotta da InfoCamere (la società consortile di informatica delle
Camere di Commercio). Tutti i dati sono disponibili sul sito www.infocamere.it.

IL QUADRO GENERALE – L’andamento del comparto artigiano nell’ultimo trimestre conferma gli effetti della forte ristrutturazione selettiva che sta attraversando il sistema produttivo del
Paese, in particolare nei settori tradizionali quali i trasporti, l’industria manifatturiera e il commercio in cui le imprese artigiane sono largamente presenti.
In termini quantitativi, il flusso delle iscrizioni indica che la vitalità del sistema artigiano resta comunque alta: le 29.896 iscrizioni del trimestre scorso rappresentano infatti il
valore record degli ultimi otto anni (il 14,1% in più rispetto allo stesso periodo del 2006). A fronte di questo dato positivo, tuttavia, si registra un aumento ancora più marcato
delle chiusure (23.893 unità, il 25,4% in più rispetto al 2006). Il saldo derivante dai due flussi (positivo per 6.003 unità) ha pertanto attestato lo stock complessivo di
imprese artigiane a fine settembre al valore di 1.492.468 unità.

GLI ANDAMENTI TERRITORIALI – Guardando alle grandi ripartizioni territoriali, l’artigianato compie progressi al Centro e al Sud ( 0,51% in entrambe le aree), mentre segna il passo nelle
circoscrizioni settentrionali dove è maggiormente diffuso, più decisamente al Nord-Est (solo 0,27%) che al Nord-Ovest ( 0,35%). In termini assoluti, la Lombardia resta la regione
con il maggior numero di imprese artigiane residenti (oltre 271mila), seguita da Emilia Romagna (149mila) e Veneto (148mila). Se si concentra l’attenzione sulle 25 province a maggior
concentrazione di imprese artigiane (con una quota superiore al 30% del totale delle imprese residenti), al netto di Monza neo-costituita, ne registriamo 14 nel Nord-Ovest, 6 nel Nord-Est e 5
nel Centro. Osservando le loro dinamiche nel trimestre, si nota come solo 13 si siano collocate sopra la media nazionale in termini di tasso di crescita e che 8 di esse (praticamente un terzo:
Novara, Belluno, Mantova, Prato, Biella, Vercelli, Modena e Sondrio, tutte province a grande concentrazione di industrie della filiera tessile-abbigliamento), abbiano addirittura chiuso in
rosso il trimestre estivo. Da notare, infine, che tra le 25 province più artigiane soltanto 5 (Pistoia, Vicenza, Lodi, Cremona e Verbania) si collocano tra le 25 più dinamiche.

LE FORME GIURIDICHE – Continua a ritmi elevati la trasformazione in senso più moderno delle attività artigiane che, in numero crescente, nascono utilizzando la forma di
società di capitali. Sebbene soltanto il 14,9% dell’intero saldo trimestrale sia stato determinato da queste forme giuridiche (sostanzialmente si tratta di società a
responsabilità limitata), la loro velocità di crescita è quasi 6 volte superiore rispetto a quella media del comparto ( 2,33% contro 0,4%).

I SETTORI ECONOMICI – La crisi dei mutui che ha segnato in parte anche in Italia l’estate 2007 non sembra avere avuto effetti sensibili sulle attività artigiane del comparto
edile. Il buon andamento del mercato immobiliare è stato infatti determinante per la tenuta dell’anagrafe artigiana: solo il consistente saldo fatto registrare dal settore delle
costruzioni tra giugno e settembre (6.024 imprese in più) ha consentito all’intero comparto artigiano di chiudere il trimestre con il segno positivo. Chiude in campo positivo ( 113
unità) anche il settore manifatturiero (dopo le costruzioni, il più grande serbatoio dell’artigianato), ma solamente grazie al buon risultato dell’agroalimentare ( 615 imprese). A
riprova delle trasformazioni che il mondo artigiano sta conoscendo da alcuni anni a questa parte, gli altri contributi positivi al saldo del trimestre vengono principalmente dal settore
terziario: 519 imprese in più nei servizi pubblici, sociali e personali, 440 nei servizi alle imprese (attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca). Il bilancio negativo
più consistente in termini assoluti è quello dei trasporti e comunicazioni (-868 unità), seguito a ruota dal commercio (-418 unità).

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