“Milleproroghe”: cresce il valore dei terreni agricoli

“Milleproroghe”: cresce il valore dei terreni agricoli

La Cia evidenzia la necessità che nel decreto in discussione in Parlamento venga introdotto un apposito emendamento. Il mercato fondiario ha bisogno di maggior equilibrio. Il fattore terra
è determinante per la crescita dell’agricoltura. Gli imprenditori devono essere messi nelle condizioni di operare senza gli attuali onerosi costi.
 
Il valore dei terreni agricoli è sempre più alto. Per un ettaro occorrono tra i 18 mila e i 20 mila euro. Quotazioni fra le più alte d’Europa e che rischiano soprattutto di
impedire ai giovani di intraprendere o di proseguire l’attività agricola. Occorre, quindi, trovare le soluzioni più opportune che riportino equilibrio in un mercato, quello
fondiario, sempre più convulso dove la speculazione può divenire un elemento determinante. La denuncia viene dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale sarebbe
quanto mai opportuno che nel decreto “milleproroghe”, in discussione in Parlamento, venga inserito un emendamento che reintroduca le agevolazioni di carattere fiscale per l’acquisto di questi
terreni.

La Cia sottolinea che oggi – come ha evidenziato di recente anche l’Inea – c’è una forte pressione urbanistica e i terreni fertili e pianeggianti sono poco più del 30 per cento
della superficie agricola utilizzata (Sau) in Italia. Questo fattore porta i prezzi, talvolta, a valori difficili da sostenere per le aziende agricole, specialmente se rapportati al loro reddito,
che nel 2009 ha subito un drastico “taglio”. Non solo. Si toccano punte vertiginose in alcune zone a forte caratterizzazione produttiva e territoriale. Un problema sul quale ha inciso
pesantemente l’effetto di investimenti immobiliari e finanziari e acquisti di puro carattere speculativo.

D’altra parte, lo stesso Inea mette in risalto che nel nostro Paese c’è un eccesso di patrimonializzazione del fattore terra e permane una oggettiva difficoltà anche a recepire
terre in affitto. In Italia solo il 28 per cento di terre coltivate è in affitto: il 16 per cento al Sud e il 30-50 per cento al Centro e al Nord. Da qui l’esigenza – avverte la Cia – di
norme e di provvedimenti che rimuovano gli ostacoli alla mobilità fondiaria agricola.
Per la Cia, quindi, sarebbe molto importante che nel “milleproroghe” vengano inserite misure capaci di agevolare l’acquisto da parte degli imprenditori agricoli e in particolar modo dei
giovani.

La Cia sottolinea che in Italia manca uno strumento fondiario di gestione dei terreni agricoli e questo sta provocando evidenti squilibri e, di fatto, facendo lievitare i prezzi sull’onda,
soprattutto, di operazioni speculative da parte di chi sceglie il terreno unicamente come bene rifugio, togliendo così spazio agli investimenti degli agricoltori.

E il danno maggiore è per i giovani che rischiano di rimanere tagliati fuori. Non a caso, la Cia, insieme alla sua associazione dei giovani imprenditori (Agia), ha messo a punto un
progetto che prevede la disponibilità del fattore terra: trasferimento di proprietà, affitto, integrità aziendale, riordino fondiario finalizzati all’incremento delle
dimensioni aziendali. Progetti e capitali “giovani”: progetti d’impresa per utilizzare al meglio le risorse finanziare disponibili per i giovani (Ismea, politiche nazionali, regionali e
comunitari). Strutture societarie innovative: favorire partnership tra “anziani proprietari” e “giovani gestori”. Impresa facile: mercato, semplificazione, supporto alla gestione.

Il decreto “milleproroghe” – conclude la Cia – può rappresentare, dunque, l’occasione per cercare di superare questo problema, sgombrando il campo dagli ostacoli all’ingresso di giovani
imprenditori agricoli. Il fattore terra è determinante per l’agricoltura, per la sua crescita, per il suo sviluppo, per la sua competitività.

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