Milano da grande: città metropolitana o polo regionale tipo Parigi e Londra?

Milano da grande: città metropolitana o polo regionale tipo Parigi e Londra?

By Redazione

Milano, 15 marzo 2013
Speranze o illusioni?

Se guardiamo con occhio critico la situazione attuale della nostra bella Italia, possiamo solo constatare che siamo bravi a sopravvivere nonostante i grandi scandali, la corruzione, l’edilizia
e il settore immobiliare in ginocchio, 
Equitalia/iniquitalia, l’economia allo sfascio, le aziende che chiudono, i suicidi, la famiglie che non riescono ad arrivare a fine
mese, i giovani (e non più giovani) senza lavoro, il governo di cartone, e l’inevitabile destino di tornare presto alle urne. Senza un Governo stabile (e onesto) non si può
pretendere di portare avanti la “baracca”. Tanto meno pensare di essere all’altezza del tenore di vita degli altri Paesi più virtuosi. Tra pochi mesi arriva Expo 2015 ma troppe sono ancora
le cose da fare, troppi gli interessi di parte. Achille Colombo Clerici sa che la sua Milano, e i milanesi, meritano ben di più, e si dà da fare per renderla migliore, ma la strada
da percorrere è veramente ardua.

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

—–Original Message—–
Date: Fri, 15 Mar 2013 07:44:12
Subject: Istituto Europa Asia IEA Gruppo di Studio “Citta’, Architettura, Ambiente” – Dibattito: “Sulla Citta’ oggi: il nodo del traffico”- Assoedilizia

Istituto Europa Asia
MILANO COSA VUOL ESSERE DA GRANDE:
CITTA’ METROPOLITANA O POLO REGIONALE?

Benito Sicchiero:
Cosa vuol essere Milano da grande: città metropolitana o polo regionale tipo Parigi e Londra?

Certo, ogni soluzione è migliore della situazione attuale: il Comune amministra solo 180 kmq e meno di 1.250.000 abitanti  (censimento 2011) quando sulla città gravitano, in
realtà, oltre 3 milioni di cittadini (600.000 gli ingressi quotidiani in auto) e oltre 100 comuni.

Ma le due soluzioni abbisognano di progettazioni totalmente diverse.  

Per quanto riguarda traffico e infrastrutture di trasporto, ad esempio, una cosa è far arrivare la metropolitana a Paullo; un’altra è programmare collegamenti interurbani con 7
capoluoghi di provincia lombardi.

Comunque, l’una e l’altra destinazione avranno tempi lunghi: non ci sono risorse per attuarle.

Già oggi le infrastrutture autostradali previste per Expo 2015 sono in crisi: la Pedemontana non verrà completata, gli investitori privati di Brebemi (Brescia-Bergamo-Milano) e Teem
(la nuova tangenziale est di Milano) si danno alla latitanza.

Sono due delle novità emerse dal dibattito “Sulla città oggi-Il nodo del traffico” organizzato in Assoedilizia dal Gruppo di studio su “Città, architettura, ambiente”
dell’Istituto Europa-Asia.

Dopo il saluto di Luigi Arborio Mella, Giunta esecutiva di Assoedilizia, in rappresentanza del presidente, Achille Colombo Clerici e di  Andrea Villani, Università Cattolica di
Milano, relazioni di (in ordine di intervento): Paola Pozzi, Centro Studi Pim Milano “Politiche urbanistiche e politiche della mobilità in Milano e nell’Area Metropolitana Milanese”;
Andrea Boitani, Università Cattolica di Milano “Trasporti individuali e trasporti collettivi. Metodo e strategia delle scelte”; Italo Piccoli, Università Cattolica di Milano “Nuova
mobilità e rapporti personali e sociali”; Gian Paolo Corda, Politecnico di Milano “Piani del traffico e azioni concrete nelle politiche comunali. Gli obiettivi della legislazione, i metodi
applicativi, gli esiti”.
Coordinatore dei lavori Gianni Verga, ingegnere, già assessore all’Urbanistica del Comune di Milano.

Da quando si parla di piani del traffico e delle relative  infrastrutture – e sono oltre cinquant’anni, allora in Italia circolavano 3.600.000 automobili oggi sono 36 milioni –  – si
è  
costantemente assistito a uno scollamento totale tra sviluppo urbanistico e mobilità: in parole povere, le amministrazioni comunali di Milano e delle città dell’hinterland hanno
consentito insediamenti a gogò che linee metropolitane, tramviarie e di autobus, pubbliche e private, autostrade, hanno inseguito con risultati parziali (il vecchio Pgt di Milano prevedeva
la costruzione di 11 linee metropolitane!), il contrario di quanto gli esperti predicavano: prima  le infrastrutture e poi gli insediamenti attorno ad esse (vedi Germania).

Negli anni più recenti si è giustamente inserito il problema dell’impatto paesaggistico-ambientale che, imponendo soluzioni di interramento di autostrade e ferrovie, ha fatto
lievitare enormemente i costi.

Uno dei motivi per cui si splafona dal preventivo, le opere si bloccano per anni o del tutto (altri motivi sono, diciamo così, competenza dei magistrati).

E comunque in Italia i costi dei trasporti locali sono superiori del 20% a quelli medi europei.

Dall’estero giungono interessanti esempi. In Francia, per citare, il costruttore predispone il progetto che viene discusso pubblicamente.

Le osservazioni vengono consegnate al costruttore che: o può accogliere, e accollarsi, le modifiche, oppure rinunciare  all’opera.

Foto:
Laura Perego di Cremnago, Luigi Arborio Mella, Vice Console Cina, Console Generale di Cina Signora Liang Hui, Achille Colombo Clerici

Benito Sicchiero
per Newsfood.com

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