Vino italiano in Cina: siamo al 5° posto dopo la Francia, l’Australia, la Spagna e il Cile

Vino italiano in Cina: siamo al 5° posto dopo la Francia, l’Australia, la Spagna e il Cile

Piacenza,  14 marzo 2013 
sede O.V.S.E. – C.E.V.E.S. Osservatorio e Studi Economici Vini e Spumanti
 

Giuseppe Danielli:

Tra poche settimane, dal 7 al 10 di aprile, ci sarà Vinitaly 2013 con gli espositori in attesa di buyers e valuta straniera.

Il ridotto potere di acquisto delle famiglie italiane ha portato inevitabilmente ad una contrazione dei consumi e ad un aumento della sofferenza nei pagamenti del vino.

L’economia, e le imprese agricole italiane, stanno attraversando un momento molto difficile, la parola d’ordine è esportare. Anche i marchi importanti che solo in Italia realizzano
grandi fatturati, tendono a uscire dai confini per cercare mercati più redditizi e pagamenti più sicuri.

La Cina è un mercato immenso e molti la vedono come un Eldorado ma è anche un mercato difficile che andava coltivato, ma non è stato fatto ed ora ne paghiamo le
conseguenze.

Siamo i più grandi produttori ma il nostro vino rappresenta solo il 6% dell’importazione in Cina. Siamo al 5° posto, dopo Francia, Australia, Spagna e Cile!!!

Cerchiamo di approfondire l’argomento con Giampietro Comolli (Economista Distretti Produttivi AgroAlimentari – Esperto Consorzi Tutela
O.V.S.E. – C.E.V.E.S. Osservatorio e Studi Economici Vini e Spumanti)

Giampietro Comolli:
Ecco quanto ricavato dai dati in nostro possesso, relazioni, testi , OIV, Associazione China Drinks Alcol, Ministero Agricoltura Cina.  
 
 
MERCATO CINESE VINO ITALIANO
La riflessione base guardando tutti i dati, le dichiarazioni è quella, per il vino italiano: << non si vive di solo export>>. Il vino italiano ha bisogno di innalzare ancora di
più il livello di riconoscibilità, di forza, di compattezza, di diffusione e di credibilità in Patria, per essere un brand riconosciuto all’estero per alcune proprietà
fondamentali.

Il valore del brand << made in ITALY>> non è un punto di arrivo, ma di partenza, già molto importante e alto raggiunto nel 2012, cui deve fare seguito una procedura di
consenso unitario e sinergico per creare una  “sostanzialità di valori” che l’internazionalizzazione dei mercati richiede. Solo così il vino italiano, in Cina come in Brasile,
potrà acquisire quel valore aggiunto che oggi non è riconosciuto in termini di prezzo all’origine, mentre è ben sfruttato dall’intermediazione (pubblica e privata) sul
mercato retail e corporate del settore e del più ampio comparto riferito ai beni di consumo sia elitari che “popular”. 

I paesi emergenti – LEGGI CINA – sono + sensibili ma anche più globalizzati su questi temi, non vogliono crearsi problemi divisori o settoriali, ma ognuno con la sua cultura e filosofia
( più ci si sposta ad oriente più questi fattori di vita sono determinanti nelle scelte di vita quotidiana). Non si può andare in Cina con la convinzione di andare a vendere
del vino!!

E’ vero, i cinesi sono frenetici per la novità, identità, valore, riconoscibilità sia su prodotti di ” primo prezzo-mas market” che sul “top”.

La Francia 20 anni fa ha iniziato a investire, non commercializzare, in Cina, scegliendo canale per canale, attraendo, abbellendo, forgiando. Forse ad oggi non si può dire che sia
globalmente (aziende + pubblico) in pareggio.  
Continua la relazione di Giampietro Comolli in esclusiva per Newsfood.com+WebTV-
L’italia non è stata capace di creare una struttura-sistema-paese in grado di affrontare i mercati lontani. Di questo in Italia si parlava già negli anni 1990-1995. Io scrivevo e
sostenevo che : << un Paese di Pmi e di 1000 comuni a Doc non può fare un errore del genere>>.

Buonitalia e Simest sono errori; l’Ice ha svolto più funzioni di immagine istituzionale; le ambasciate non hanno mai avuto addetti commerciali creati come ha fatto la ” legge
Mitterand”.  Qualche illuminato imprenditore ( parlo di Zonin) nel 1996 crea una società privata mista con un grande marchio spagnolo e un grandissimo marchio francese per fare
sinergia trasversale ed oggi è il brand più diffuso, con il più ampio volume in Cina. Inoltre l’Italia non ha una politica attiva comune, come la Francia, a marchio
Italia.

La prima Gdo italiana fattura 11,0 mld di euro di cui il 3% all’estero; la prima Gdo francese Carrefour fattura 140,0 mld di euro di cui il 50% all’estero!!  
180.000.000 di cinesi sono acquirenti via e-shop, nel 2013 il vino sarà acquistato via web. in ogni caso il mercato Cinese per il vino ha accise alte, questo anche per il fatto che gli
industriali del vino cinese chiedono al governo della CPR di inserire dazi di importazione dall’Europa.
 
 
La Cina oggi produce il proprio vino, come lo ha sempre fatto ( fonte O.IV.) su 518.000 ettari coltivati, una produzione di 13 milioni di ettolitri. La produzione è molto popolare per
prezzo, tipologia e qualità. Lo sfuso più caro vale 7,40 yuan (1 Chinese yuan = 0.123769521 Euros)
al litro, mescolato da più province.  Per circa il 90% la produzione e il consumo è di vino rosso, con il vino bianco in continua e veloce espansione al consumo.

Per l’anno 2012 si presume che il consumo intero totale sarà 80% vino rosso ( prodotto e importato) e 20% vino bianco ( quasi totalmente importato fra cui Champagne, Prosecco, Spumanti
vari).  Circa 1 litro/anno/procapite è il consumo. Il vino bianco non deve essere acido; il vino rosso non deve essere troppo tannico perché non si sposa con la cucina locale e
abitudini, cultura, filosofia.
Meglio vini abboccati e morbidi.  

2011:  il vino TOTALE importato in Cina è di 3,656 milioni di ettolitri per 1,44 miliardi di valore in dollari
2012 : il vino TOTALE importato in Cina è pari a 3,940 milioni di ettolitri pari a circa 500 milioni di bottiglie ( se fossero tutte bottiglie, CALCOLO TEORICO ) per un valore alla dogana
di 1,51 miliardi di dollari americani ($) con un incremento sul 2011 del 7% in quantità e del  9% in valore globale.  Il mercato cinese globale (stima) nel 2012 è pari a
15,1 milioni di ettolitri di vino consumato.   
 
 
ITALIA :
2009 mercato: ha una quota del 7,1% del mercato cinese del vino importato, per un valore di 25 milioni di dollari, pari a 72.000 ettolitri globali e un prezzo ad ettolitro di vino pari a 345 $
(DOLLARI AMERICANI) .i vini spumanti italiani rappresentano il 25% del totale esportato.
2010 mercato: L’Italia tiene la quota di mercato interno intorno al 7%,  per un valore di 49 milioni di dollari, 208mila ettolitri di vini, ovvero ad un prezzo ad ettolitro di 236 dollari,
pari a circa 27.700.000 bottiglie se fossero tutte bottiglie , di cui 6,9 milioni di vini spumanti italiani diversi
2011 mercato: l’Italia è  il 3° paese per importazione sia come valore che come volumi.
2012 mercato: l’Italia è scesa al 5° posto dopo, in ordine, Francia, Australia, Spagna, Cile. FRA TUTTE LE BOTTIGLIE IMPORTATE SUL MERCATO CINESE (PARI A 100) il vino francese
rappresenta  55 bottiglie contro le 6 italiane, fra tutte le tipologie. Delle 6 bottiglie italiane, il 51% sono spumanti.   il vino italiano in Cina vale 100 milioni di dollari
circa, con un valore di 310 dollari per ettolitro, quindi un valore medio all’origine di 3,1 dollaro a bottiglia, una tipologia per l’altra. La stima di vino italiano in Cina è per l’82%
in bottiglia e per il 18% in contenitori più grandi e superiori a 50 litri cadauno. La stima quindi di bottiglie confezionate italiane in Cina nel 2012 sia tramite dogana che tramite
importatori privati ( TEMA MOLTO DELICATO MA REALE PERCHE’ NANCHINO E’ PORTO FRANCO, PER CUI SENZA IVA SE E’ SEMPRE LA STESSA AZIENDA CINESE A IMPORTARE E DISTRIBUIRE SUL MERCATO !!!) è di
25.000.000
 
SPUMANTI ITALIANI MERCATO 2012:
il valore a bottiglia è superiore alla media totale, rasenta i 4 dollari americani a bottiglia franco destinazione doganale. Su 100 bottiglie di bollicine esportate, le quote sono
così suddivide: 45% di vini spumanti comuni classificati come VS o VSQ; 27% come Dop e Igp ( fra cui Prosecco Doc e altri Docg e Doc ) ;  22% come varietali VSQ ; 6% come Asti
Docg.
In totale sono 13 milioni di bottiglie: 8 milioni di non Dop-Igp ; 4,5 milioni per sistema Prosecco Docg-Doc; 0,5 Asti docg
 
Giampietro Comolli
in esclusiva per Newsfood.com
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GIAMPIETRO COMOLLI
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Economista Distretti Produttivi AgroAlimentari – Esperto Consorzi Tutela
O.V.S.E. – C.E.V.E.S. Osservatorio e Studi Economici Vini e Spumanti
via Rinaldo Ancillotti nr 05,  29122 Piacenza – Italia
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Redazione Newsfood.com

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