Milano – Cultura. A Palazzo Reale apre la mostra Samurai

By Redazione

 

«Ci sono armature che non servono per offendere ma per difendere e nel caso dei Samurai, si tratta di una tradizione secolare, un progetto etico. Il bello dei Samurai si esprime
in quattro parole: armonia, rispetto, tranquillità, purezza. Valori in cui Milano crede e di cui ha bisogno». Lo ha affermato oggi a Palazzo Reale l’assessore alla
Cultura Massimiliano Finazzer Flory alla presentazione di «Samurai», la prima grande mostra in Italia dedicata al complesso mondo dei guerrieri giapponesi, alla loro storia,
e al loro mito. L’esposizione, promossa dall’Assessorato alla Cultura, sotto l’Alto patronato della Presidenza della Repubblica, è prodotta da Palazzo Reale e
dalla Fondazione Antonio Mazzotta. La mostra si avvale inoltre del contributo della Regione Lombardia e della collaborazione di Vodafone, oltre al patrocinio del consolato giapponese di
Milano.

Attraverso l’eccezionale nucleo di armature, elmi e accessori della collezione Koelliker, oltre a una serie di opere provenienti dalle Civiche Raccolte d’Arte Applicata ed
Incisioni – Raccolte Extraeuropee di Milano, verrà ripercorsa la storia sociale, politica ed economica del Giappone e della classe sociale che lo governò per quasi
settecento anni.

La mostra è allestita presso l’appartamento della Reggia di Palazzo Reale. Particolare cura è stata dedicata ai percorsi didattici che accompagnano la mostra.
Numerosi eventi collaterali coinvolgeranno la città di Milano nell’esplorazione dell’immaginario samurai che in Occidente suscita da sempre un grande fascino e
curiosità e che ancora sopravvive quale modello strutturale per aspetti importanti della società giapponese contemporanea come alcune grandi aziende che dalla tradizione
samuraica provengono. L’ultima sala della mostra, allestita in collaborazione con Yamato Video, è dedicata al mondo dell’animazione e dei manga giapponesi, per
sottolineare la straordinaria epopea dei robot della Goldrake generation che altro non sono che una trasposizione futuribile delle armature e del mondo dei samurai.

«Il progetto Samurai si inserisce in Milano-Mondo e dà inizio a una collaborazione sempre più stretta con il Giappone per la promozione delle culture extraeuropee in
città, anche in prospettiva del nuovo museo delle culture extraeuropee che sorgerà all’ex Ansaldo – ha aggiunto l’assessore Finazzer Flory. Come nel caso del
futurismo, questa mostra interagisce con i costumi e i consumi della città tesa a una sempre più costante partecipazione».

Contenuti

Per sette secoli il Giappone è stato governato da una casta militare – i bushi ovvero la classe dei samurai – che ha lasciato di fatto all’imperatore una sovranità
di tipo sacerdotale. L’abbigliamento da guerra dei samurai è quindi sempre stato considerato, anche in periodo di pace, come un importante segno di comando e di condizione
sociale. La necessità di distinzione della casta di potere ha talvolta, a seconda dei periodi storici, prevalso sulla funzione protettiva dell’armatura, portando alla
realizzazione di armature dalla bellezza stupefacente, impreziosite da ornamenti di pregevole fattura.

La Collezione Koelliker di armature giapponesi costituisce una raccolta pressoché unica in Europa per numero e qualità dei pezzi, certamente una delle più
importanti al di fuori del Giappone. Gli esemplari sono tutti in ottimo stato di conservazione e provengono esclusivamente da samurai di alto rango, se non da daimyo (signori feudali).
Completano la rassegna alcuni oggetti provenienti dalle Civiche Raccolte d’Arte Applicata ed Incisioni, tra cui una bardatura da cavallo completa di armatura e maschera da guerra.
L’esposizione presenta una selezione di circa novanta pezzi tra armature complete, elmi, forniture per spada e altri accessori per samurai, realizzati tra il periodo Azuchi
Momoyama (1575 – 1603) e il periodo Edo (1603 – 1867).

In questo secondo periodo vissero samurai leggendari come Miyamoto Musashi, il più grande maestro dell’arte della spada e protagonista del famoso romanzo di Yoshikawa Eiji,
venduto in oltre centoventimilioni di copie e ispiratore di almeno quindici versioni cinematografiche. I samurai avevano il privilegio di portare due spade, il cognome e avevano il
diritto di «uccidere e andarsene» (kiritsuke gomen). In seguito alla diffusione in Giappone del buddismo zen i samurai si dedicarono alle tecniche di meditazione per
acquisire maggiori poteri intuitivi e conoscitivi, ma anche per cancellare paure ed esitazioni, per raggiungere un totale autocontrollo, accettando il flusso degli avvenimenti non
opponendosi a essi con violenza.

La mostra consentirà di ammirare straordinari esempi di tosei gusoku («armatura moderna») e di conoscerne la storia, le tecniche costruttive, le principali scuole di
armaioli e infine scoprirne gli elementi da cui sono formate (dô, menpô, kote, haidate ecc). La tosei gusoku sostituisce la ô-yoroi (letteralmente «grande
armatura») del periodo medioevale, in quanto più agevole in battaglia, ma anche più resistente e confortevole. Concepita per far fronte a una situazione di guerra
civile, paradossalmente rimase in voga anche per il successivo periodo di pace, diventando un importante simbolo di status sociale e non più un mezzo di difesa. Lo sfarzo di
lacche e legature colorate, l’impiego di bordure e ornamenti cesellati e dorati e la continua ricerca di decori insoliti sono la vera caratteristica delle armature tosei gusoku.

L’elmo giapponese, il kabuto, costituisce una sezione a parte della mostra per la sua particolare qualità. Il kabuto è l’elemento dell’armatura che da
sempre ha suscitato maggiore ammirazione, non solo per l’elevato potere di espressività delle sue forme, ma anche per le raffinate soluzioni tecniche adottate nella sua
realizzazione. Il Kabuto è tra gli elementi più importanti del corredo armato, il primo che istintivamente si nota, e il primo che tradizionalmente viene indicato nello
studio critico del corredo. In mostra si potranno ammirare alcuni esempi di kawari kabuto («elmi straordinari») dalle forme e dagli ornamenti eccentrici e spettacolari
generalmente ispirati a oggetti sacri o a elementi della natura (draghi, animali, frutti). Completano il percorso alcuni accessori di straordinaria qualità (spesso lavorati a
sbalzo), come maedate (ornamenti per elmi), montature per spade e alcune lame di katana, l’arma per eccellenza dei samurai.

Il catalogo

Il catalogo della mostra, edito da Mazzotta, punta a divenire uno dei testi di riferimento nella letteratura internazionale e a togliere un velo su quegli aspetti sociali e culturali
che ruotano intorno alle figure mitiche dei Samurai. Il volume, a cura di Giuseppe Piva, prevede un saggio tecnico descrittivo delle armature giapponesi e una storia di questa parte
della Collezione Koelliker, con la riproduzione a colori di tutti gli oggetti esposti, nel loro assemblaggio completo e nei dettagli. Altri studiosi sono stati chiamati a partecipare al
progetto: Francesco Civita, curatore della sezione giapponese del Museo Stibbert di Firenze, per una storia del collezionismo europeo in questo settore, e Gianni Fodella, per
un’inquadratura storico – economica della società giapponese del periodo Edo.

 

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