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Mercosur e vino: Europa divisa, Champagne in calo e anche le Guide
15 Febbraio 2026
By Giuseppe
Il Punto e Virgola di Comolli: Mercosur Stop sub Judice – Francia Champagne in crisi – U.S.A. vino 2026, import, export, dazi – Guide Vini Italia: calo vendite editoriali
Newsfood.com, 9 febbraio 2026
Il Punto e Virgola di Comolli
Analisi, riflessioni e domande aperte su vino, agricoltura, mercati e politiche europee. Il “Punto e Virgola” non mette un punto fermo: osserva, collega e invita a capire cosa sta cambiando nel sistema agroalimentare italiano e internazionale.
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Mercosur Stop sub Judice, ma non tutti sono d’accordo fra agricoltori europei
Le proteste degli agricoltori, soprattutto francesi, italiani, polacchi e olandesi, hanno vinto al Parlamento Europeo, addirittura mettendo in minoranza “politica” e non tecnica la maggioranza PPE-SPD che sostiene von der Leyen e l’attuale Commissione UE.
Un rimando o una bocciatura? Fatto sta che, dopo 20 anni di tira e molla e di attese, la UE non è ancora riuscita né a prendere una decisione – se dentro o fuori – né a stendere una bozza di trattato che risponda appieno ai propri elettori-cittadini.
Qualcuno dice a Bruxelles e a Strasburgo: l’ennesimo disastro di un’Europa che fatica molto sulle cose importanti e decisive. Un’Europa che costa più di 1 miliardo l’anno e funziona solo sui colori di un semaforo, sui caratteri stampa da usare, su cosa scrivere in etichetta, su come andare in auto, su quali multe dare o non dare, su come governare i soldi (euro) degli altri.
L’Europarlamento non ha ratificato – solo 10 voti di differenza su 670 votanti – l’accordo che era già stato siglato da Ursula in Paraguay. Che figura. E poi ci lamentiamo se qualcuno ci scavalca, non ci invita, non ci chiama?
La motivazione ufficiale è il parere legale della Corte UE. Ma sui temi importanti la UE è divisa, bloccata. Italia e Francia la pensano spesso allo stesso modo, ma poi, per interessi elettorali nazionali, si dividono. Prevalgono gli Stati sulla UE. E allora?
Come avevamo già scritto, c’era attesa da parte del mondo del vino italiano; ora c’è rammarico e indecisione. Gli agricoltori esultano e “metà” del PE esulta anche per motivi politici. Ma tutto in silenzio. Nessuno chiede la testa di nessuno. Nessuno pone la questione di una maggioranza di governo UE troppo spesso in crisi di voti.
Le organizzazioni agricole Coldiretti e Copa-Cogeca esultano per il risultato ottenuto. La motivazione tecnica è logica, giusta e plausibile. Ma allora perché non inserirla prima nel trattato? Cui prodest aver portato una bozza che non piace a una parte importante? È utile ai grandi gruppi cerealicoli, zootecnici e caseari?
I produttori di vino si aspettavano un risultato diverso, per poter esportare in un’area dove il vino è ancora molto consumato. Un’occasione mancata per un settore importante.
Francia Champagne: in tre anni perse nel rating 60 milioni di bottiglie
Le bottiglie di Champagne spedite complessivamente in tutti i mercati (forse vendute, forse consumate?) nel 2022 erano state 326 milioni. Nel 2025, come scrive il Comité Champagne di Épernay, saranno 266 milioni fra mercato francese, europeo e mondiale.
In tre anni i consumi sono arretrati, in volume, di 60 milioni di bottiglie.
Il modello di calcolo utilizzato dal Comitato riguarda la somma delle bolle di spedizione: dato certo, registrato in ogni singola cantina e dal centro di controllo nazionale. Altri numeri su vendite e consumi possono essere solo stimati.
Un calo regolare anno su anno, dopo il boom durante la pandemia e successivamente.
Attenzione: meno 60 milioni di bottiglie vendute all’anno nel 2025.
A fronte di questo, il “nostro” Prosecco DOCG e DOC si avvicina – ma non arriva ancora – a 800 milioni di bottiglie fra mercato nazionale, europeo e mondiale.
Il mercato dello Champagne è consolidato da decenni. Per anni le vendite si erano stabilizzate intorno a 300-310 milioni di bottiglie annue. Il calo recente ha motivazioni contingenti, fuori dalla qualità tecnica del vino, che resta fra i più grandi al mondo.
I cambi di volume dipendono da fattori economici: in passato lo Champagne aveva già sofferto per IVA al 36% e dazi elevati. Oggi il calo si concentra soprattutto sulle etichette base, la fascia più esposta agli aumenti generalizzati dei costi e ai dazi.
La differenza media di prezzo al consumo fra una bottiglia di Prosecco e una di Champagne si sente: 5-7 euro contro 10-14 euro.
Il calo maggiore si registra sul mercato nazionale francese: da circa 140 milioni a 114 milioni di bottiglie nel 2025.
Diversi produttori sottolineano: “Lo Champagne è un biglietto di accoglienza del turismo in Francia, non possiamo deludere chi viene in vacanza”.
Il governo francese si è attivato con iniziative per favorire la presenza dello Champagne in alberghi, ristoranti, B&B e residence, con offerte dedicate a turisti e visitatori.
U.S.A. vino 2026: fra import, export, dazi e richieste dei consumatori
Notizie altalenanti sul mercato americano del vino.
Inizio d’anno positivo per il vino italiano: diversi importatori continuano a ordinare etichette tricolori, richieste dal consumatore finale e dalla ristorazione.
Negli ultimi anni le etichette italiane sugli scaffali e nelle enoteche sono triplicate. Fra 2024 e 2025 si è toccato il record di consumo domestico.
Nel 2026, invece, calano gli ordini di vino americano, come riportato dal NYT e dal Los Angeles Times. L’osservatorio Silicon Valley Bank segnala giacenze elevate in cantina e nei depositi.
C’è anche un cambio di tipologia di consumo non recepito in tempo, soprattutto dalle piccole aziende familiari. Nessun riflesso per le grandi cantine, che, non essendo vincolate a DOCG o DOC, possono modificare l’offerta più rapidamente.
Il consumatore americano ha maturato preferenze precise: in alternativa non compra, soprattutto con prezzi fra 50 e 100 dollari a scaffale e 250-300 al ristorante.
Si punta sempre più sul contatto diretto con il consumatore: wine club, vendita diretta, rapporto casa-cantina. Il canale grossista tradizionale è entrato in crisi.
Fra 2024 e 2026 è previsto un calo di fatturato superiore a un miliardo di dollari, con conseguente calo dei volumi. Le vendite 2023-2024 si attestavano su circa 335 milioni di casse. Solo una cantina su quattro dichiara bilanci stabili o in miglioramento, spesso grazie a riduzione costi, margini più bassi o diversificazione export.
Guide Vini Italia: sempre meno vendite editoriali e ognuna con il proprio campione
Da oltre 20 anni diverse testate enologiche e quotidiani confrontano le guide per verificare quali vini siano più premiati e quanto siano seguite da consumatori e ristoratori.
La riduzione delle vendite editoriali è evidente. La guida è diventata uno “sfizio” per pochi. Alcune tengono all’estero grazie a eventi o inclusioni nelle quote associative.
Molti blogger si propongono come assaggiatori ed esperti. Modello ridimensionato.
È difficile trovare convergenze fra guide autorevoli. Spesso le stesse cantine e le stesse etichette vengono premiate per anni.
È giusto che un produttore scelga a quali guide inviare campioni? Quanto pesa l’inserimento in guida in termini di consulenze, eventi, visibilità?
Il consumatore si fida? Ha certezze quando sfoglia una guida?
Forse sarebbe più utile per i produttori incontrare direttamente il consumatore, attraverso mercati, degustazioni diffuse, gruppi di acquisto, canali commerciali concreti.
Come si può premiare per 14 o 15 anni la stessa etichetta, quando nel frattempo sono cambiati strumenti, tecniche, strutture?
Chi scrive ha frequentato corsi con Veronelli, Onav, Arcigola, Fisar negli anni ’80 e firmato guide per 10 anni. Difficile che la stessa etichetta mantenga standard identici nel lungo periodo.
Alcune icone restano ai vertici da anni: Sassicaia, Torgiano Rubesco, Grattamacco.
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