Punto e virgola di Comolli: Focus su: Vino, enoturismo, latte e Olimpiadi Cortina-Milano
11 Febbraio 2026
By Giuseppe
Pacchetto Vino ed Enoturismo, l’Europa prevede contributi –Latte Italia, cresce la produzione – Olimpiadi 2026 Milano Cortina
Newsfood.com, 27 febbraio 2026
Il Punto e Virgola di Comolli: Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.
– PacchettoVino ed Enoturismo
– Latte Italia, cresce la produzione
– Olimpiadi 2026 Milano Cortina,
#PacchettoVino e #Enoturismo, l’Europa prevede contributi per il suo sviluppo. L’Italia è stata prima…
Il PacchettoVino UE non mi entusiasma, come già detto e come sostenuto da molti. Sembra quasi che essere alla “canna del gas” ogni soffio di venticello caldo possa spegnare una situazione che è molto complessa. Certo i contenuti e le assegnazioni previste dall’UE per il vino europeo è un ottimo passo avanti, ma come al solito dalla teoria scritta su carta bisogna scendere a terra, in vigna e soprattutto senza che la vittoria sia solo della burocrazia e dei pezzi di carta “ben compilati”. Ovvio che le carte devono essere a posto…… Un tema che mi solletica molto è il “capitolo enoturismo“. Per la prima volta la UE ne parla in modo diretto e completo. L’enoturismo europeo entra a tutti gli effetti nel Pacchetto Vino 2026. L’Italia è stata pioniera già nel 1999 con la legge nr 268 che istituiva le strade del vino e sapori, ma era una forma diretta e concreta di come allestire e gestire un progetto “enoturistico” in tutte le province italiane con vitivinicoltura. Come direttore del Consorzio Franciacorta (dal1992 al 1999), come ex responsabile di Terranostra-Agriturismo-Coldiretti Emilia Romagna e consigliere nazionale (1983-1988), come membro Consiglio Enoteca Dozza dell’Emilia Romagna fui contattato dal direttore generale del Mipa-Mipaf Giuseppe Ambrosio e da Vincenzo Pilo perchè portassi la mia esperienza (sul campo e in vigna) nella stesura della legge. Il comitato diede le indicazioni precise: puntare su itinerari tabellati rientranti dentro le aree Do-Ig del vino, stampare depliant e carte, collegare il paesaggio viticolo a borghi, cantine, agriturismi, hotel, camping, organizzare degustazioni collettive e in cantina a date stabilite, coesione e integrazione con movimenti turismo vino e cantine aperte (nate nel 1993 in Toscana grazie a Donatella Cinelli Colombini), abbinare i prodotti e il cibo tipico locale, predisporre vetrine espositive collettive e confezioni pluriprodotto ma soprattutto puntare su imprese che garantissero “standard di qualità di ottimo livello”. Furono formate anche guide aziendali e provinciali. Fu anche stabilito dal Mipa (soprattutto dal ministro Pecoraro Scanio) un sostegno di avviamento-inizio di ogni singola associazione di Strada per 10 anni, poi però occorreva che le Strade camminassero da sole. Le singole Regioni vollero farsi la propria legge e le proprie regole, così dopo 5-10 anni non c’erano più incentivi, finanziamenti e controlli.
Enoturismo 2026-2035. E ora cosa fare per non ripetere gli errori del passato?
Che l’esperienza (e errori tanti) di 25 anni fa sia di monito. La UE parla di progetti coesi condivisi e di finanziamento pubblico di circa il 60% delle spese previste in singoli progetto. ottimo incentivo, soprattutto previsto – nei migliori e più positivi casi di esercizio – per massimo 9 anni. Ottimo, ma senza un responsabile, controlli pubblici, sanzioni a chi non sta alle regole tutto diventa molto aleatorio. Cosa faranno le Regioni? Dimentiche del passato, faranno lo stesso errore di accaparrarsi soldi e norme per poi non guidare e non controllare il percorso? OGGI 2026, occorre che sin parta con certezze solide nel modello e nel sistema operativo. Auguriamo-speriamo che nascano piani tematici territoriali coordinati e organizzati, è non dispersioni di fondi e tempi per favorire tizio o caio e mettere in piedi iniziative formative aziendali che risultano marginali e non visibili. Il Piano Nazionale di Sviluppo in agricoltura deve dare un indirizzi chiaro e preciso. I vari Piani di sviluppo agrario regionale non devono fare la fine dei “capponi del Renzo manzoniano” ma dovranno essere anch’essi coordinati: per esempio Piacenza non deve avere un progetto diverso da Pavia altrimenti sarebbe vano ogni sforzo pubblico e privato. Le Regioni – fuori dal blocco degli aiuti di Stato – dovranno metterci del proprio per almeno 5 anni continui. Ogni “Progetto Enoturistioco Locale” (PEL) deve obbligatoriamente puntare su aggregazione, comunicazione digitale, prenotazioni online, vendite dirette ma incrociate di aziende differenti, avvisi e gprs hot spot automatici, pagamenti wallet, aperture continue non occasionali. I piani presentati devono avere minimo una durata di 9 anni, indipendentemente dal sostegno enti pubblici, senza dimenticare che anche i fondi UE di coesione possono essere utilizzati con finalità più territoriali, ambientali, forestali climatiche, viabili e di servizi alle imprese per integrare altri prodotti attrattivi (arte e cucina). Quindi è importante che ai fondi UE si aggiungano anche aiuti minoritari di Stato, ma solo a organismi sovra provinciali per dare coerenza e uniformità e forza comunicativa, per un periodo breve, purchè multilaterali, purchè tutte le misure e azioni siano controllaste periodicamente.
Reputazione turistica e #enoturismo, strategia collettiva e consortile pubblico-privato per non fallire
Demoskopica ha sottolineato un tema fondamentale per il turismo – soprattutto per l’Italia – nel recente rapporto sullo stato dell’arte nelle regioni italiane: la reputazione turistica. L’Italia non è il primo paese al Mondo (5° o 6°) per arrivi e presenze turistiche, ma è prima per numeri e volumi di borghi storici, luoghi culturali, siti di arte, archeologia, posti sulle coste marine e balneazione, 1200 km di alpi invernali, di reperti visitabili e esposti in musei e mostre…anche come numero assoluto di opere d’arte pittoriche e scultoree esposte e anche non esposte e visibili da parte del pubblico. Cosa stride fra essere primi “nei numeri” e non primi nel numero (e qualità) dei visitatori-turisti? Si direbbe la reputazione turistica e i servizi connessi e programmati per singolo turista. La “reputazione” è fondamentale per l’enoturismo. Abbiamo già visto nel passato quanto sia difficile e labile qualunque progetto che punti alla globalizzazione di una proposta variegata in un territorio piccolo dove troppo diverse sono le offerte private da iun punto di vista di accesso, visibilità, conoscenza. Viene scritto che la reputazione è leva strategica per saper integrare una offerta turistica che deve guardare alla domanda, che è sempre più segmentata e diversificata. La multilateralità è fondamentale ma in un territorio piccolo senza logistica e senza tecnologia innovativa ha costi fissi di gestione elevata (personale e addetti specifici per esempio). Da qui l’obbligo di puntare tutto su visibilità online, popolarità sul web, novità continue, servizi sempre aggiornati e capacità di diversificare la proposta turistica ” nello stesso luogo” a prezzi differenti ma con la stessa qualità. il pacchetto turistico deve essere uno strumento, ma non il solo strumento. L’enoturismo non è vendita/proposta di una camera d’albergo, o una cena, o l’acquisti di una bottiglia di olio evo! Demoskopika scrive che per il turismo generale, la Toscana è avanti a tutte le altre regioni per una “sua” popolarità diffusa, oltre 50.000 strutture ricettive da 10.000 euro a 100 euro al giorno, nelle stesse località o dintorni. A seguire il Trentino Alto Adige. Tutte le altre regioni italiane staccate di quasi 20 punti, compreso Romagna e Marche. Quindi nella creazione di un progetto enoturistico occorre puntare su organizzazione, logistica, servizi, strumenti diretti e indiretti offerti dal web e online, fuggendo qualsiasi immagine o proposta “fake” che può essere molto-molto dannosa. Contano meno le recensioni singole, conta di più la continuità delle informazione che rientrano nella sostanza e diffusione di una reputazione reale. Immagini di benessere e di coinvolgimento di più offerte è il primo passo. Attenzione imprenditori e dirigenti di enti locali pubblici. La responsabilità è solo vostra!
Latte Italia, cresce la produzione nelle stalle italiane
FederAgri e Confcooperative lanciano un messaggio importante sulla filiera del latte italiano. Nel 2025 (e 2026) si registra un calo del consumo di latte. Crescono invece i volumi di formaggi freschi, quelli spalmati ricchi di proteine e a basso o zero tenore di lattosio, idem per lo yogurt in ogni sua forma composizione ricchezza solida cremosa e liquida (kefir). La situazione necessita non interventi spot o assistenzialismo temporaneo – il mondo della produzione agroindustriale non lo chiede – ma azioni che garantiscano un presente e un futuro competitivo per il latte nazionale e per i formaggi italiani sia Dop che Stg o senza denominazione. Oggi il mondo-filiera del latte rappresenta un motore nazionale economico in grado di dare sviluppo e impulso se può produrre e commercializzare con sicurezza in modo sostenibile nel rispetto delle tante regionali identità culturali-produttive. Il prezzo attuale (2026) alle stalle italiane si mantiene ancora stabile tra 0,49 e 0,52 centesimi di euro (€ 0,52) al litro. Il consumatore finale oggi paga mediamente più di 2 euro ( € 2,00 ) un litro di latte allo scaffale. Confcooperative con il cofinanziamento della commissione europea sta già lavorando da anni una valorizzazione della intera filiera dal latte fresco a quello trasformato, dalle Dop Leader come Grana Padano e Parmiggiano Reggiano ai formaggi simili come il Bianco d’Italia www.biancoditalia.com che rappresenta una novità assoluta sul mercato dei formaggi stagionati a pasta dura finemente granosa in quanto ottenuto dalla lavorazione per il 100% di latte Dop delle stalle italiane (in pianura padana soprattutto) in supero rispetto alle quote. Inoltre il Bianco d’Italia www.agripclatte.it è ottenuto con caglio vegetale microbico e non animale per il rispetto anche del comparto, senza lattosio, senza lisozima (conservante), stagionato 9 mesi da mangiare fresco a scaglie, con meno sale. Ricordo che il “formaggio stagionato” rientra in molte diete alimentari per il controllo delle calorie, digeribilità e ricchezza di proteine. Occorre – dicono i tecnici – una azione coordinata nazionale sia tecnico-produttiva che di promo-commercializzazione per “informare&consigliare” il consumatore italiano e europeo sulle qualità delle diverse produzioni. Oggi il “latte di montagna” può essere un ulteriore elemento qualitativo e salubre per la dieta: oggi molti caseificio delle nostre Alpi producono yogurt e derivati ricchi di proteine. A fronte di un calo dei volumi mediamente fra il 7% ( latte fresco) e il 1,2% per l’UHT si riscontra un aumento del 3% della produzione nazionale. Fanno peggio Germania e Francia con un aumento della produzione di circa + 7% nel 2025 rispetto al 2024, tradizionalmente esportatori di latte conservato e in polvere. Gli USA stanno mettendo in piedi una strategia di aiuti all’intera filiera. Anche l’Italia deve programmare la filiera per i prossimi 20 anni.
Olimpiadi 2026 Milano Cortina, due riflessioni non scontate su cui riflettere
Lo sport si sa, può essere mezzo di pace, di conoscenza, reciprocità, amore, passione, gioia e delusione, ricchezza (troppa a volte), salute, ambiente ecc…ecc… Anche quegli invernali sono molto propizi, ma a volte incidono troppo sul territorio, il paesaggio e l’ambiente perchè i luoghi dove si svolgono non sono sempre pronti ad accogliere milioni di spettatori (compreso strutture dove si svolgono gli sport) e atleti che provengono da 140 paesi , ognuno con le proprie regole, passioni, ambizioni, tradizioni, età….Una buona olimpiadi è anche quando non solo si contano solo le medaglie (ottimo segno di successo), ma anche che cosa resta sul territorio “dopo” senza sprechi e senza spese pazze, che cosa ogni singolo atleta si è portato “a casa” del pese ospitante, che cosa può aver “insegnato” un evento concentrato in 3 settimane catalizzante miliardi spettatori. Certo l’immagine e il successo del paese ospitante è importante…ma cosa esce fuori dalla ordinaria amministrazione di un evento che si ripete ogni 4 anni e che è estremamente legato al “territorio” per svolgere le proprie gare. Ecco TRE punti interessanti. Lascio per ultimo il più importante. Innanzitutto il fatto di aver coinvolto una città metropolitana che “dopo” può mettere a frutto, riutilizzare, valorizzare, far crescere e migliorare il proprio status e occasioni di sport tutte le strutture nuove e vecchie utilizzate. Il secondo è dato dalla dichiarazione unanime , forse era scontato, di tutti gli atleti, anche di quelli più esigenti e quelli più esperti, di grande successo per la pasta italiana e la pizza, a rigor di logica alimenti da dosare bene per degli atleti ma necessari per l’energia-forza sprigionata dai carboidrati, quelli buoni. Non c’è stato pranzo, cena, mensa, ristorante che non abbia registrato la forte richiesta. Dosi ovviamente controllate e misurate, dai tortelli ripieni ai gnocchetti di pane lenti, dagli spaghetti al pomodoro e basilico, alle trofie al pesto, ai pizzoccheri e idem per la pizza con solo pomodoro e mozzarella….una semplicità che nel mondo non si riscontra mai perchè la pizza è sempre stracolma di altre pietanze, piatti, carne, pasta scotta. L’amico Graziano Prest del Tivoli di Cortina https://www.ristorantetivolicortina.it ha dovuto rinunciare al suo meraviglioso stufato, agnello d’Alpago, fegatini al basilico… come l’altro amico Carlo Cracco di Milano https://www.ristorantecracco.it ha dovuto sostituire la grande cotoletta milanese per risotti e tagliatelle al tartufo, spaghetti all’astice, carbonara classica…richiesti da tanti personaggi che gremivano le gradinate dei palazzetti. La terza è un grande insegnamento per tutti noi italiani: il paese con più medaglie è stata la Norvegia (solo 5,5 milioni di abitanti) ma anche il paese più disponibile, sostenibile e attento alla cucina italiana. Ci ha insegnato che per fare sport vero i giovani norvegesi – in tutti gli sport – fino a 13 anni non sono premiati, non esistono medaglie, non ci sono classifiche. Oltre il 50% di tutti gli atleti in tutti gli sport sono dilettanti e non professionisti. In Norvegia chi fa sport sa di non avere stipendi stellari. Non è una questione di spazi, di maestri, di associazioni o Comitati che pretendono. Lo sport è pubblico sotto tutti i punti di vista. due leggi proteggono i giovani sportivi che uniscono sempre didattica e sport. Non hanno genitori che premono e insegnano presunzione arrivismo e maleducazione. I genitori non si insultano e accapigliano sugli spalti. Non ci sono risse fra ragazzini….Chi è più indietro è aspettato: questi fanno i maestri. Gli allenatori anche di calcio o di tennis non sono pagati più di altri manager. Vogliamo prendere nota? C’è un partito politico italiano o un governo che vuole agire in questo campo?
Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre
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