Mappato il DNA dell’orzo: da oggi birra migliore
25 Ottobre 2012
La scienza ha risolto un altro mistero: si conosce interamente il genoma dell’orzo; grazie a questo, si potranno ottenere varietà nuove e migliori, che porteranno a birre di
qualità superiore.
Tale scoperta arriva alla fine di una ricerca dell’James Hutton Institute, insieme al Centro di analisi del genoma (Norwich), all’International Barley Genome Sequencing Consortium (IBSC),
dell’Istituto di genomica applicata e dell’Università di Udine, diretta dal professor Robbie Waugh e pubblicata su “Nature”.
Fin da subito, il team di lavoro si è trovata davanti un problema complesso, per dimensioni e qualità. Il genoma dell’orzo è il doppio di quello umano, dotato di sequenze
di geni correlate tra loro e difficilmente posizionabili in ordine lineare.
Così, gli scienziati hanno dovuto agire in maniera creativa. Spiega il dottor Michele Morgante, che ha collaborato al progetto: “Il consorzio ha deciso di seguire una scorciatoia, mirata
a definire solo la sequenza dei geni utili per la produzione di proteine, lasciando così in disparte tutte quelle sequenze ripetute che costituiscono il cosiddetto DNA spazzatura”.
Infine, i ricercatori hanno avuto successo, tracciando una mappa dei 32.00 geni, completa di indicazioni su come e quando questi influenzano sviluppo e caratteristiche della pianta. Ad esempio,
alche parti del genoma aumentano la resistenza delle malattie, mentre altre fanno la differenza tra le varietà della pianta.
Non a caso, infatti, dietro al lavoro svolto vi sono precisi interessi economici. L’orzo è il quarto cereale per importanza, sia per dimensioni dei raccolti che per usi: oltre
all’impiego nella fabbricazione di birra è whisky, agisce come surrogato del caffè e come componente di mangimi.
Allora, come spiega Waugh, le nuove informazioni permetteranno “La coltivazione di varietà che meglio resistono a parassiti, malattie e condizioni ambientali avverse, quali lo stress da
siccità e calore. E verrà accelerata la ricerca anche sullo stretto parente dell’orzo, il frumento”.
Matteo Clerici
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