Lombardia / Filippine. Formigoni incontra responsabile PIME

Manila – «Ho avuto paura che volessero eliminarlo ma mi sono sempre rifiutato di trattare con chi mi chiamava dicendo di sapere dove si trovava, è evidente che per la sua
liberazione qualcosa è stato fatto ma il mio Istituto non ha utilizzato denaro; se mi chiede perché tutto ciò sia avvenuto la mia risposta è: non lo so».

Lo ha detto sorridendo Padre Gianni Sandalo, responsabile del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) delle Filippine, incontrando oggi il presidente della Regione Lombardia Roberto
Formigoni, in visita a Manila mentre sta guidando una missione istituzionale nel Sud Est asiatico.

Nella grande area di Mindanao fu rapito e tenuto sotto sequestro per 40 giorni padre Giancarlo Bossi, il sacerdote originario di Abbiategrasso la cui vicenda ha tenuto l’Italia con il fiato
sospeso fino a quando, il 18 luglio, tornò in libertà.
«Siamo nelle Filippine da 40 anni – ha ricordato Padre Sandalo – e già in passato la nostra comunità ha subito il dramma di due sequestri: uno durato sei mesi, l’altro due.
Questa tempistica mi aveva indotto a pensare che il rilascio di Padre Bossi avrebbe richiesto tempi molto più lunghi. Un grosso contributo per la risoluzione della vicenda è
arrivata dall’ambasciata italiana e in particolare dall’ambasciatore Rubens Fedele che ha condiviso con me quei lunghi giorni«.

Il sacerdote ha ringraziato il presidente della Regione Lombardia per l’esposizione della foto del padre missionario rapito davanti al grattacielo Pirelli che, insieme all’analoga iniziativa
fatta in Campidoglio a Roma, ha seguito via internet.
Molte le attestazioni di solidarietà ricevute sul sito del Pime, segno che l’intera opinione pubblica italiana si è mobilitata.
Formigoni ha preannunciato che tra poche settimane a Padre Bossi sarà consegnato il Premio per la Pace e questa notizia è stata accolta con soddisfazione da Padre Sandalo che, con
molta semplicità, ha commentato: «Se dovessi ascoltare le voci dall’esterno, i pericoli che corriamo ogni giorno lavorando qui, il rischio che episodi analoghi si ripetano, dovrei
decidere di lasciare subito la missione; se non lo facessi sarei un pazzo.
Ma essere pazzi d’amore per Dio, per me, dà senso alla nostra vita«.

Padre Sandalo, conversando con il presidente Formigoni e i giornalisti al seguito della delegazione lombarda ha raccontato cosa fanno i 21 confratelli, di cui 17 italiani, che operano presso il
Pime nelle Filippine: si occupano di piccole cooperative rurali, promuovono scambi culturali e interreligiosi con i musulmani, gestiscono progetti di formazione nel mondo tribale e aiutano i
100 mila baraccati con cui lavorano affinché sentano meno il peso della grande povertà che accompagna il loro vivere quotidiano. Tra le attività che svolgono anche le
adozioni a distanza: «Adesso sono di moda – ha sottolineato il missionario italiano – ma noi le facciamo dal 1986 e abbiamo accompagnato oltre 2000 bambini dalla scuola elementare al
college. Se poi hanno voglia di proseguire gli studi devono farcela da soli«.

In mattinata il presidente Formigoni ha avuto un lungo scambio di opinioni con il Cardinale arcivescovo di Manila, Rosales.
Durante l’incontro il cardinale ha tracciato un dettagliato profilo della comunità cristiana presente nelle Filippine illustrando l’iniziativa cui ha dato vita attraverso la Fondazione
che raccoglie le «briciole«, ossia un terzo di un centesimo di euro per aiutare i poveri e chi vive in situazione di estrema indigenza. «Il miracolo di questa Fondazione – ha
detto il cardinale – è che possono dare un contributo anche coloro che poi ricevono un sostegno: il ricavato fornisce risorse economiche per la cura dei bimbi denutriti al fine di
prevenire deficienze mentali«.

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