Lingua veneta, Zaia: “Sui valori fondamentali siamo al fianco della Chiesa cattolica”
20 Maggio 2009
“Noi difendiamo e difenderemo la nostra radice profonda, nazionale-veneta e cristiana, che ci fa essere e lavorare e immaginare il futuro in un modo piuttosto che in un altro. E la difesa della
nostra identità attraverso il viatico espressivo per eccellenza, la lingua, è una battaglia che ci trova al fianco della Chiesa cattolica, che del patrimonio storico e
culturale è insieme custode e radice”.
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, intervenuto in risposta al ‘no’ del ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini alla
proposta di inserire il dialetto tra le materie scolastiche.
“Le centinaia di sacerdoti – ha continuato Zaia – che da sempre vivono in mezzo alle loro comunità, interpretandone i pensieri e vivendo gli stessi comuni valori, quelli cristiani
e universali, possono farlo perché parlano nella loro stessa lingua, un idioma che si fa strumento non di mera comunicazione ma di espressione e condivisione di emozioni e percezioni
altrimenti intraducibili”.
“Tenere vivi i nostri valori religiosi, identitari e culturali – ha detto il Ministro – è un nostro dovere, come lo è mantenere fertile la terra che nutre le nostre famiglie.
Compassione e solidarietà, due dei principi su cui si fonda l’agire cristiano, si imparano lavorando nei campi. Come i veneti hanno sempre fatto, cementando la loro comunità
attorno a questi principi, tanto più importanti oggi, che siamo chiamati a riscrivere il nostro futuro su basi nuove”.
E ancora: “Nel dialetto, veneto come di qualsiasi altra regione, si incarna il sistema religioso, valoriale e culturale dei nostri territori, che vivono in modo unico il rapporto con la
comunità e con la fede, trovando nelle parole della propria terra e della propria tradizione agricola i veicoli privilegiati di questo scambio costante. E i dialetti arricchiscono, non
depauperano, il bacino linguistico nazionale”.
“Sette veneti su dieci – conclude Zaia – si riconoscono in quello che sto dicendo: perché non dare loro gli strumenti culturali più avanzati e moderni per studiare la loro storia,
perché non dare un supporto scolastico al patrimonio umano di questo popolo? Su questi temi si gioca l’identità di questo territorio e del Paese intero”.




