L’influenza A ed il tesoro dell’industria: boom di vaccini e ricavi alle stelle

L’influenza A ed il tesoro dell’industria: boom di vaccini e ricavi alle stelle

Nel mondo, l’influenza A sta avendo un duplice effetto. Da un lato, la pandemia colpisce la salute dei cittadini (378.000 casi accertati e 4545 vittime) dall’altro migliora lo stato dei bilanci
per l’industria farmaceutica.

E le previsioni (almeno per i produttori di farmaci e vaccini contro il virus H1N1) sono più che rosee: l’OMS ha infatti annunciato come il bisogno di misure anti pandemia rimarrà
per almeno un paio di anni doppio rispetto alla capacità produttiva delle aziende di settore, per una torta totale di 20 miliardi di dollari. Non a caso gli Stati più ricchi si
sono mossi in anticipo, prenotando milioni di dosi (il costo è di circa 7,9 dollari l’una, lo stesso dell’anti-influenzale tradizionale) presso i fornitori, che stanno sviluppando i
nuovi prodotti.

Così la svizzera Novartis ha annunciato ieri che nel solo quarto trimestre le vendite del Focetria, uno dei tre farmaci anti-H1N1 approvati in Europa, aggiungeranno tra i 400 e i 700
milioni di dollari ai suoi ricavi. L’inglese Glaxo ha venduto a 22 nazioni 440 milioni di confezioni del suo Pandemrix, con un incasso già arrivato a 3,5 miliardi di dollari, annunciando
che sono in arrivo altri accordi da centinaia di milioni. Vendite da capogiro sono previste anche per il Celvapan della Baxter, per cui è arrivato il disco verde delle autorità
nelle ultime settimane. La francese Sanofi ha in portafoglio ordini per 250 milioni dagli Stati Uniti ancora prima dell’ok al suo vaccino, cifra simile a quella che si è già messa
in cassa l’australiana Csl.

Gli esperti spiegano come, data la situazione, siano le aziende ad avere il coltello dalla parte del manico. Un esempio, per tutti, il caso degli Stati Uniti.

I CDC USA aspettavano per fine ottobre circa 40 milioni di dosi di vaccino: nella migliore delle ipotesi, ne arriveranno 30. Così, per tamponare, le strutture sanitarie si sono buttate
su altri prodotti contro l’influenza A. Di conseguenza, le vendite di Tamiflu sono decuplicate, toccando i 994 milioni di franchi. Mentre la produzione di mascherine anti-virus della 3M
è completamente prenotata fino a metà 2010 e ha garantito al gruppo statunitense 80 milioni di ricavi.

Tutte le medaglie hanno però il loro rovescio ed gli sconfitti di tale situazione sono i Paesi poveri, spesso privi delle risorse necessarie per i farmaci anti pandemia.

Per evitare che da loro il virus H1N1 si trasformi in una catastrofe umanitaria, OMS e organizzazioni umanitarie hanno iniziato una campagna per raccogliere fondi e accessori da inviare nelle
zone più a rischio. Ma per ora, il successo è limitato.

Matteo Clerici

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