L’impatto del Piano Casa sull’occupazione delle piccole imprese: 100.000 posti in più

L’impatto del Piano Casa sull’occupazione delle piccole imprese: 100.000 posti in più

Il Piano casa prevede di interessare potenzialmente 9.193.666 edifici interessati, di cui 6.910.565 monofamiliari e 2.283.101 bifamiliari. Gli interventi stimati sono 300.114 e determinano un
impatto sul settore delle Costruzioni di 10.804 milioni di euro di maggiore fatturato; se questo maggiore fatturato venisse interamente intercettato dalle piccole imprese – che sono il 99,7%
del totale –  la crescita stimata di occupazione, sulla base della produttività del lavoro di imprese fino a 50 addetti, arriverebbe a  97.965 addetti, con un aumento del 5,3%
dell’occupazione del settore.

La stima dell’impatto del piano casa prende in considerazione i dati sugli edifici interessati, costituiti da 1 o 2 abitazioni (mono e bifamiliari), sommando quelli desunti dal Censimento del
2001 e quelli autorizzati da permesso di costruzione tra il 2002 e il 2006. Abbiamo poi considerato il numero di interventi pari alla media degli interventi di ristrutturazione agevolata
effettuati (c.d. incentivi del 36%) nel triennio 2006-2008, in quota proporzionale al numero degli edifici interessati dagli interventi. Per ciascun intervento è stato stimato un
ampliamento del 20% della superficie, con un costo medio di intervento di 1500 euro/mq, regionalizzato mediante gli indici del costo di costruzione di un fabbricato residenziale per capoluogo
di regione pubblicati da Istat.

La domanda di lavoro aggiuntiva potrebbe rivolgersi con maggiore intensità sul segmento del mercato del lavoro straniero. Se in media nel 2005 il 9,6% dell’occupazione era costituita da
stranieri nel 2008 questo rapporto sale al 14,5%. Questa variazione è spiegata dal flusso del mercato del lavoro delle costruzioni che, nel periodo considerato, i 57.000 maggiori posti
sono stati determinati da una maggiore occupazione straniera di 102.000 addetti e una diminuzione di occupazione di italiani di 45.000 posti (che in parte escono dalla forza lavoro, come i
pensionati, e in parte entrano in condizione di disoccupazione).

Le politiche di incentivazione della spesa privata sul mercato edilizio assumono una maggiore rilevanza in un contesto che vede storicamente nel nostro Paese una bassa attivazione del mercato
immobiliare da parte della domanda pubblica. La spesa pubblica per lo sviluppo abitativo in Italia è, infatti, pari allo 0,1% del PIL, inferiore a quella di gran parte dei paesi europei
monitorati da Eurostat. La spesa per abitazioni è particolarmente elevata in Repubblica Ceca e Polonia, dove arriva allo 0,7% del PIL. Tra i principali paesi europei la spesa per lo
sviluppo abitativo sempre superiore a quella dell’Italia: è pari allo 0,5% nel Regno Unito, allo 0,4% in Germania e allo 0,2% in Spagna.

 

La struttura del settore: 2 imprese su 3 sono artigiane; 8 imprese su 10 sono microimprese

Le imprese del comparto Costruzioni sono 877.892, di cui 582.185 sono imprese artigiane. L’incidenza delle imprese artigiane è del 67,5%.

La regione con la più alta incidenza dell’artigianato nel settore è in Piemonte, con l’82,1%. In altre 9 regioni oltre 3 imprese su 4 sono artigiane: Trentino A.A., Emilia
Romagna, Valle d’Aosta, Veneto, Friuli V.G., Liguria, Marche, Lombardia e Toscana.

Va ricordato che settore delle Costruzioni (Ateco 2002 F) è dato dalla somma delle aziende relative al codice 451, Preparazione del cantiere edile, codice 452, Edilizia e genio civile,
codice 453 Installazione dei servizi in un fabbricato (in cui sono ricompresi l’installazione di impianti elettrici ed elettronici, di impianti di sollevamento in edifici, di impianti termici,
idraulico-sanitari e per il trasporto del gas), codice 454 Lavori di completamento degli edifici, codice 455 Noleggio di macchine e attrezzature per la costruzione o la demolizione, con
manovratore.

Nelle imprese del comparto Costruzioni sono occupati 1.845.000 addetti, di cui il 26,7% nell’Installazione di Impianti.

Negli anni Duemila le Costruzioni hanno trainato la crescita dell’occupazione dell’economia italiana, con un incremento di 406.000 posti di lavoro tra il III trim. 2000 e lo stesso periodo del
2008, con una variazione percentuale cumulata del 25,7%, un tasso triplo dell’occupazione nel resto dell’economia,  cresciuta nello stesso periodo dell’8,4%.

Concludiamo questo paragrafo con una valutazione sul lavoro irregolare. Nelle Costruzioni il tasso di irregolarità del lavoro (unità di lavoro irregolari sul totale unità
lavoro) è pari all’11%, leggermente inferiore alla media nazionale del 12,0%. Il tasso di irregolarità è in netta discesa rispetto al 2000 (15,2%): tale discesa è
stata determinata prevalentemente dal processo di regolarizzazione dei lavoratori stranieri conclusosi a fine 2003. Il tasso di lavoro irregolare nelle Costruzioni è inferiore a quello
dei Servizi (13,7%) e a quello dell’Agricoltura (22,7%). Rimane superiore a quello, molto ridotto, registrato nel Manifatturiero (3,7%).

Rapporto di Confartigianato e Anaepa, L’impatto del ‘Piano Casa’ e il settore delle costruzioni

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