L’Ici sui fabbricati rurali non si deve pagare

 

Niente più Ici sui fabbricati rurali. Il voto di fiducia, ieri alla Camera, al decreto “Milleproroghe” pone la parola fine ad una delicata e controversa vicenda che
poteva avere pesanti conseguenze per gli agricoltori. E’ quanto afferma con soddisfazione la Cia-Confederazione italiana agricoltori, per la quale ora sono nulli tutti gli avvisi
di accertamento inviati agli agricoltori da parte dei Comuni per richiedere il pagamento dell’imposta degli ultimi cinque anni.

Il voto di fiducia di ieri dei deputati, che hanno licenziato il provvedimento nello stesso testo del Senato (il voto finale sul provvedimento è previsto per martedì
prossimo 24 febbraio) conferma così la non assoggettabilità dei fabbricati rurali all’Ici. Una posizione sempre sostenuta dalla Cia che si è battuta con fermezza
contro una tassa ingiusta che avrebbe generato forti contrasti fra gli enti locali ed i possessori dei fabbricati asserviti all’esercizio dell’attività agricola.

Insomma, un’imposizione arbitraria, un’imposta -sottolinea la Cia- che avrebbe colpito in modo indiscriminato tutti gli agricoltori possessori di fabbricati rurali che, in
questi anni, hanno provveduto al pagamento dell’Ici sui propri fabbricati mediante la tassazione del valore dei terreni agricoli che ricomprende anche quello dei fabbricati.

Per questo motivo, la Cia aveva sollecitato tutti i ministri competenti affinché intervenissero, attraverso un’interpretazione autentica della norma, in maniera da evitare
l’insorgere di un inutile e dannoso contenzioso, che non avrebbe alcun effetto se non quello di accentuare il senso di sfiducia del mondo agricolo nei confronti delle istituzioni
pubbliche e di mettere in seria difficoltà l’attività imprenditoriale di moltissime aziende agricole.

 

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