Leonor Fini – L’Italienne de Paris

Leonor Fini – L’Italienne de Paris

La mostra che il Museo Revoltella dedica a Leonor Fini (Buenos Aires, 1907 – Parigi, 1996), pittrice che rappresenta un fenomeno decisamente singolare nel panorama del ‘900, si propone
innanzitutto di ripercorrere una lunga vicenda artistica e umana, iniziata nella Trieste degli anni venti e terminata a Parigi quasi a ridosso del terzo millennio, dopo una vita trascorsa da
protagonista nella capitale francese.

La Fini ha esposto pochissime volte in Italia e l’unica rassegna di una certa ampiezza a lei dedicata, risale al 1983, quando Franco Farina, direttore della Galleria d’arte moderna di Ferrara,
volle fare conoscere veramente al pubblico italiano questa misteriosa artista, nota soprattutto per le sue apparizioni mondane e la sua bizzarria, e pubblicò il primo, e per ora unico,
catalogo in italiano della sua opera.

Da allora sulla pittrice, morta nel 1996 a quasi novant’anni, e molto operosa anche in tarda età, è sceso il silenzio e vari tentativi di realizzare delle mostre si sono scontrati
con l’obiettiva difficoltà di trovare opere disponibili, perchè poco presenti nelle collezioni pubbliche o molto ben celate in riservatissime collezioni private.

Nel frattempo il mercato delle opere di Leonor Fini è rimasto molto vivace sia in Francia che in altri Paesi europei, con un costante incremento di valore delle sue opere che specialmente
dopo la sua scomparsa, hanno iniziato ad incontrare un particolare successo negli Stati Uniti, dove, anche in virtù dell’amore degli americani per il surrealismo, sono “emigrate” tele di
grande importanza per la storia dell’artista.

In occasione del centenario della nascita si è risvegliata di nuovo la curiosità verso Leonor Fini e in Francia è stata pubblicata un’importante monografia a cura di Peter
Webb, nella quale si ripercorrono le varie tappe della sua lunghissima vita e tutti i fatti e le relazioni che hanno caratterizzato la sua vicenda di artista, dall’infanzia vissuta a Trieste
nella cerchia di amicizie della famiglia di Italo Svevo all’approccio milanese con il ‘900 italiano, dall’incontro fatale con de Chirico, Savinio, de Pisis, Campigli e gli altri italiens de Paris
all’amore-odio verso i surrealisti, dagli anni quaranta vissuti a Roma al ritorno definitivo a Parigi, in un giro di amicizie intellettuali e mondane restituito in Italia per lo più dalle
riviste illustrate e dai resocont i di feste e balli in maschera.

Anche a Trieste si è iniziato a parlare allora di una grande mostra dell’opera della Fini, che – malgrado la sua nascita argentina – è sentita naturalmente come una delle più
alte espressioni della cultura artistica giuliana, ma il lavoro di preparazione, iniziato tra 2007 e 2008,, ha richiesto un impegno superiore al previsto proprio per la difficoltà di
reperire opere importanti e di impostare un lavoro critico che dia un contributo davvero significativo al posizionamento di questa figura nel ‘900, anche per quanto riguarda i suoi rapporti con
l’arte italiana.

Ugualmente importante appariva chiarire in quale misura la vicenda della Fini, svoltasi quasi per intero a Parigi, con lunghe parentesi a Milano e a Roma, sia debitrice dell’ambiente artistico
triestino degli anni Venti, dove è maturata la sua vocazione artistica in un clima di grande vivacità intellettuale, dominato dalle figure di Svevo e di Saba, di Bobi Bazlen e del
giovane Gillo Dorfles, un mondo diviso tra l’eredità della cultura tedesca e le suggestioni classiche, tra la metafisica e l’avanguardia futurista.

La mostra si è posta dunque due fondamentali obiettivi: ricostruire nel dettaglio le origini della vocazione artistica di Leonor Fini e indagare sui suoi difficili rapporti con la critica
italiana, su cui del resto la stessa artista ha espresso frequenti riserve senza risparmiare accenti polemici.

Le 250 opere presenti in mostra (un centinaio di dipinti, altrettanti fogli tra disegni e stampe, e una cinquantina di splendidi volumi illustrati) contribuiranno certamente a chiarire il valore
di questa grande personalità del ‘900, la sua originalità e la sua indipendenza, la sua coerenza e la professionalità, qualità che spesso sono state oscurate da altre
caratteristiche più immediatamente percepibili, la bellezza, l’ eleganza, la regalità, una “presenza” umana così forte, così teatrale, da concentrare su di sè
tutta l’attenzione.

Anche questo sarà valorizzato nella mostra attraverso centinaia di fotografie di altissima qualità: la Fini è stata fotografata dai grandi del XX secolo, da Man Ray, Henri
Cartier Bresson, Cecil Beaton,, Arturo Ghergo, André Ostier. E’ stata ripresa in film e video, irresistibile soggetto per registi rapiti dal suo fascino ma anche dalle sue parole sempre
profonde, sferzanti, anticonformiste.

Tra le opere degli anni venti ci saranno degli inediti scoperti in diverse collezioni private triestine, tra cui quelli di proprietà delle famiglie imparentate con la Fini (che conservano
ancora il San Giusto d’oro conferitole nel 1969) ma anche i dipinti giovanili che lei tenne per sé fino alla fine; una sezione particolare documenterà i suoi rapporti con Achille
Funi, i reciproci ritratti, i lavori fatti assieme per la Triennale di Milano, alcuni dipinti inediti fatti da Funi a Trieste; da Parigi giungeranno una serie di capolavori dei primi anni Trenta,
quando all’influsso della metafisica e del quattrocento ferrarese si sovrappongono nuove suggestioni picassiane; sempre agli anni trenta risale un nucleo prezioso di ritratti di André
Pieyre de Mandiargues, suo primo compagno a Parigi; e poi si vedranno i meravigliosi ritratti degli anni quaranta, la contessa Mitta Corti Colonna, Esmeralda Ruspoli, Margot Fonteyn, Stanislao
Lepri. Degli stessi anni saranno esposti alcuni capolavori della sua pittura “surrealista” con “La pastora delle sfingi” appartenente alla Collezione Guggenheim di Venezia, “L’ange de
l’anatomie”, “La bout du monde”,”La grande racine” e “Streghe Amauri”, per citarne solo alcuni.

Viene esposto per la prima volta anche il famoso “Ritratto di Anna Magnani” del 1952, così come ci saranno i ritratti di alt ri personaggi famosi, Valentina Cortese, Alida Valli e Fabrizio
Clerici. Gli anni Sessanta saranno documentati da una serie di dipinti di eccezionale bellezza, “Vesper express” e “La gardienne de sources”, assieme al famoso “Autoritratto col cappello rosso”.
Ma anche l’ultimo periodo della sua carriera, caratterizzato dal ritorno ai fantasmi del passato e ad accenti di forte erotismo, sarà documentato da dipinti di grande qualità come
“Rasch rasch rasch, meine Puppen warten!”, “Chambre d’echo”, “La luna”, “Les jumeaux ingrats”.

I prestiti giungono da musei, non solo la Guggenheim Collection già citata, ma anche la Galleria d’arte moderna di Ferrara, la Galleria Nazionale d’arte moderna e il Museo Praz di Roma. Un
ritratto di de Mandiargues viene dalla collezione della Camera dei Deputati. Dagli Stati Uniti provengono circa un centinaio di pezzi, tra dipinti e stampe, raccolti con la collaborazione della
Weinstein Gallery di San Francisco e della CFM Gallery di New York, di proprietà di un famoso collezionista e studioso di opere della Fini, Neil Zukerman.

L’Archivio Fini di Parigi, diretto da Richard Overstreet, presta una ventina di dipinti assieme a disegni, fotografie e documenti. “La bout du monde” proviene da una collezione svizzera e
“L’alcove” è ora di un proprietario del Lussemburgo.
Alcune delle opere passeranno dalla mostra del Revoltella a un’esposizione sulle donne surrealiste che sarà presentata in settembre alla Galleria d’arte moderna di Manchester.

Per quanto riguarda la grafica, l’abilità eccezionale della Fini come disegnatrice, maturata certamente negli anni della formazione a Trieste, sarà ampiamente documentata da
bozzetti e schizzi di varie epoche, tra cui quelli che si riferiscono all’attività di costumista e scenografa (conservati dal Teatro alla Scala) mentre una ricca selezione di litografie e
di volumi illustra ti (Juliette, Galere, Le concil d’amour, Histoire d’O, ecc. ) rappresenta nella mostra il gusto dell’artista per la stampa di qualità e l’editoria d’arte, campo nel
quale ha dato prove eccellenti. Una sezione particolare sarà destinata agli amici pittori della Fini viventi, coloro che l’hanno seguita e ammirata durante una lunga frequentazione: Enrico
Colombotto Rosso, Leonardo Cremonini, Michel Henricot, Eros Renzetti. Ma anche ad artisti del passato che le sono stati vicini: Stanislao Lepri, Dorotea Tanning, Jan Lebenstein, Pavel
Tchelitchew, Fabrizio Clerici.

In catalogo, un volume di 280 pagine edito dal Museo Revoltella con il progetto grafico di Francesco Messina, saranno pubblicate tutte le opere e le fotografie, accompagnate da saggi di numerosi
autori, alcuni dei quali profondi conoscitori della Fini: Jean-Claude Dedieu, Vanja Strukelj, Ernestina Pellegrini, Sibylle de Mandiargues, Wolfgang Sauré, Gerd Lindner, Nicoletta Colombo,
Maria Masau Dan, Susanna Gregorat, Isabella Reale, Laura Gavioli, Irene Mislej, Lucio Scardino.

La mostra verrà allestita negli spazi scarpiani della Galleria d’arte moderna, il quinto e il sesto piano di Palazzo Brunner.

LEONOR FINI. L’Italienne de Paris
Trieste, Museo Revoltella
Via Diaz, 27
dal 4 luglio al 4 ottobre 2009

Orari: 10 – 20, giovedì 10 – 23 (martedì chiuso)
Info: tel. 040 675 4350 / 4158
www.museorevoltella.it
revoltella@comune.trieste.it
Biglietti: intero € 7, ridotto € 5

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