Legambiente: “Una settimana per la Via è un ricatto per l’ok al carbone”

 

“Una settimana per esprimere un parere su un impianto come la centrale di Porto Tolle suona come un ultimatum che il governo usa per deliberare comunque a favore e senza alcun
interesse al merito della vicenda. Non è in questo modo che si può procedere nel 2009 rispetto a una decisione di tale rilevanza. Stiamo parlando della riconversione di
una delle centrali più grandi d’Europa – e per di più a carbone la fonte fossile a maggiori emissioni di CO2 – nell’area del Delta del Po, senza una vera
Valutazione d’Impatto Ambientale e al di fuori di qualsiasi Valutazione Ambientale Strategica (VAS) che permetta di capire in che modo questa scelta influenzerà il peso
delle emissioni di gas serra in Italia. E’ preoccupante poi come l’esecutivo continui a procedere in materia di energia senza tener conto in alcun modo del cambiamento
climatico e degli impegni di riduzione ratificati solo poche settimane fa dal Parlamento Europeo con impegni vincolanti al 2020”.

Così il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, commenta la decisione del governo di concedere una settimana di tempo alla commissione Via per esprimere un parere
sull’ipotesi di riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle (RO).

“Siamo tra i paesi europei più in ritardo nel taglio delle emissioni – prosegue Cogliati Dezza – ed è assolutamente incoerente e anacronistico
considerare il carbone la chiave di volta della politica energetica italiana. Il carbone – aggiunge il presidente di Legambiente – resta in assoluto il combustibile fossile con le
più elevate emissioni di anidride carbonica per kilowattora prodotto e dopo la riconversione della centrale di Torrevaldaliga Nord, che riverserà ogni anno ben 10 milioni
di tonnellate di CO2 in atmosfera, è sbagliato che si faccia altrettanto a Porto Tolle. Se si sommeranno anche i 10 milioni di tonnellate di CO2 della centrale di Porto Tolle il
ritardo dell’Italia dagli impegni internazionali di Kyoto e del Pacchetto Energia e Clima al 2020 diventerà praticamente irrecuperabile. Il governo ci dica poi a quali
settori industriali imporrà un drastico taglio delle emissioni di CO2 per compensare questo aumento. Mancare questi obiettivi vincolanti – conclude Cogliati Dezza- ci
costringerà a pagare pesanti sanzioni che ricadranno sulla bolletta dei cittadini”.

Legambiente ricorda che le 12 centrali italiane che utilizzano il carbone contribuiscono solo per il 14% alla produzione elettrica nazionale a fronte di una emissione di anidride
carbonica pari al 30% del totale del settore elettrico, con un trend in continua crescita. E’ inoltre evidente che la crescita del carbone non ha avuto e non avrà alcun
effetto in termini di riduzione delle bollette elettriche dei cittadini per una liberalizzazione del mercato inefficace che sta producendo solo vantaggi per le casse delle aziende.

 

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