Legambiente: “Il mercato non può più essere l’unico parametro di sviluppo. La giustizia sociale passa dalla giustizia climatica”

By Redazione

 

“Questo forum rappresenta un’opportunità eccezionale d’incontro e condivisione d’esperienze per creare alleanze e proporre soluzioni concrete per
governare la globalizzazione ed eliminare gli squilibri internazionali che causano ingiustizia sociale, soprattutto in vista dell’appuntamento del prossimo dicembre a Copenaghen
dove i paesi del mondo sono chiamati a raggiungere un nuovo accordo di riduzione dei gas serra in grado di contrastare i mutamenti climatici”.

Così Maurizio Gubbiotti, responsabile del dipartimento internazionale di Legambiente, saluta l’apertura della 9a edizione del Forum Sociale Mondiale che fino al 1 febbraio,
in concomitanza con il “rivale” World Economic Forum di Davos, raduna oltre 4000 organizzazioni provenienti da 150 diversi Paesi, a Belem, capitale dello Stato del
Parà in Amazzonia.

Il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, che partecipa all’appuntamento ha voluto sottolineare come la giustizia ambientale sia profondamente
intrecciata a quella sociale: “Intervenire per contrastare e mitigare il clima che cambia significa infatti fare gli interessi di tutte le popolazioni del Nord e del Sud del mondo
– ha dichiarato – ma è certo che per le seconde si tratta di un urgenza molto più concreta che le prime non possono continuare a ignorare. Il numero dei
fenomeni meteorologici estremi è aumentato su scala planetaria, e, parallelamente sono cresciuti gli spostamenti di persone costrette ad abbandonare le loro terre a causa di
eventi siccitosi che, nel caso dell’Africa, hanno e avranno un sempre più rilevante impatto sull’ambiente e sull’economia. È il segno più evidente
del pericoloso intreccio – conclude il presidente di Legambiente – tra povertà e cambiamenti climatici”.

Legambiente parteciperà già da oggi all’appuntamento organizzato da Cliamate Justice Now! l’alleanza globale di più di 160 organizzazioni che dopo
Poznan portano anche a Belem l’appello per un nuovo piano radicale per la giustizia climatica. “Non si potranno contenere i cambiamenti climatici senza modificare
l’economia neo-liberista e dominata da multinazionali – recita la prima parte dell’appello – e che impedisce il raggiungimento di una società sostenibile.
Questa globalizzazione va fermata” e conclude “siamo ad un punto cruciale, e chiediamo un urgente cambio di direzione al fine di porre al centro dei negoziati la giustizia
climatica e i diritti dei popoli”.

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