Le 12 sorelle GDA al 50° Vinitaly 2016… OK, Very Good !

Le 12 sorelle GDA al 50° Vinitaly 2016… OK, Very Good !

Verrebbe da pensare…Come mai solo ora si svegliano, nel 2016?
Alberto Manzi diceva che “non è mai troppo tardi”.
Abbiamo chiesto a Giampietro Comolli cosa ne pensa di questo “summit” di distribuzione commerciale del vino al 50° Vinitaly e quale futuro si prospetta.
Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

LE PROPOSTE DELLE 12 CATENE DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE PRESENTI A VERONA

LA GDA ITALIANA PUO’ ESSERE UN TASSELLO GARANTE PER IL CONSUMATORE.
L’INSEGNA ALL’ESTERO PUO’ RIDURRE L’ITALIAN SOUNDING… COME STA FACENDO EATALY.

Giampietro Comolli:

La GDA a Vinitaly o GDA e Vinitaly.
Noi propendiamo subito per la seconda ipotesi o tesi. Ovvero il binomio fra promocommercializzazione e commercializzazione.
Nel senso che l’Italia arriva ben ultima dopo Francia, Spagna, Australia, Sudafrica nella accettazione che la grande distribuzione è, e sarà, il futuro del commercio anche quello di alta gamma.

La concentrazione, le economie di scala, i piccoli centri storici nazionali, le difficoltà di parcheggio, le multe, le ampie ztl, la perdita di competitività, gli affitti cari, la riduzione dei clienti … sono tutti fattori che incidono da almeno 20 anni sulla discesa dei numeri, fatturati, vendite e commercio dei piccoli negozi al dettaglio di vicinato e prossimali.

Se a questo si aggiunge anche che la GDA è il primo fattore determinante l’accorciamento della filiera, per i prodotti confezionati e imballati il futuro è fra le grandi catene, le insegne, i grandi spazi, le vendite promozionali, le raccolte a punti, i carrelli comodi per il bagagliaio capiente.

Se a questo abbiniamo – lo ripetiamo ancora una volta – la svolta intelligente, e di vera internazionalizzazione di Vinitaly, il binomio è di quelli che potrebbero far tremare i polsi alla potente SOPEXA francese, in auge dai ben lontani anni ’80 ( 1980 per chi non lo sapesse) quando alla Sma o alla Rinascente o alla Standa (vecchie insegne dei primi GD italiani insieme alla Coop) si allestivano per 3-4 settimane di file gli scaffali o le barchesse o i frontoni dedicati ai soli prodotti francesi con gadget turistici interessanti: visite in cantine e caseifici Oltrealpe.

Parliamo di 35 anni fa. in quegli stessi anni ’70 e ’80 le grandi insegne francesi ( Uper, Auchan, Giant…) aprivano superfici piccole o grandi a Hong Kong, a Canton, a Tokio, a New York, a Londra, a Monaco… in modo tale che la “ filiera” francese fosse compatta, unica, diretta. Il mondo produttivo francese già in quegli anni, compreso i grandi marchi privati dell’eccellenza, vendevano i propri prodotti alla GDO francese che li esportava.

Personalmente mi capitò di acquistare,  nel 1986, una bottiglia di Dom Perignon (molto buono e di millesimo importante) in un supermercato Carrefour a Monaco al prezzo giusto, alto, corretto, non in promozione. Ma acquistabile in un punto vendita GD!

Nello stesso anno acquistai i noti formaggi freschi francesi Epoissess de Bourgogne e il Pont l’Eveque  nell’insegna Intermarchè a Mosca. In più  quello vero nelle confezioni, e con le etichette esclusive riconoscibilissime, non piratato, non imitato.

A Singapore, qualche anno dopo, acquistai una bottiglia di Champagne in un banco temporaneo di Sopexa al Dempsey e al Suntec, due nascenti centri commerciali. Ecco una altra grande funzione preventiva della GD francese già 30 anni fa: prevenire e bloccare i falsi prodotti francesi perché già presenti e venduti al pubblico direttamente con tanto di etichetta originale.

Parliamo degli anni ’80! Trovare facilmente il prodotto vero ad un prezzo giusto, è sicuramente una componente importante che ha evitato il nascere del France souding. Ben venga quindi il binomio Vinitaly-Gda con l’aiuto della tecnologia, con le etichette e scontrini parlanti, con assaggi fra gli scaffali e le barchesse, con promozioni integrate fra prodotto e turismo.

Bisognerebbe avere anche il coraggio imprenditoriale di esportare fisicamente qualche insegna-brand tricolore all’estero. Penso a Coop e a Esselunga, ma ben vengano tutte le aperture in grandi città diciamo che Eataly ha fatto anche questo, molto bene.

Non ho dati certi in mano, solo sondaggi a campione e sensazioni raccolte fra consumatori e importatori ma la presenza di un grande negozio-marchio del made in Italy sul posto può avere l’effetto di ridurre i falsi marchi.

Il dato raccolto ci dice che dove c’è un grande Eataly, anche i ristoratori locali italiani e non, acquistano etichette italiane vere e le ricette dei piatti acquisiscono un vero know how tricolore. Inoltre anche il fatturato dell’Italian sounding cala. Ancora poco, forse più nei sentiment che nel portafoglio, ma i tempi di formazione sono lunghi.

Partiamo in ritardo, ma insieme, come squadra, si può fare molto.  E’ avvilente pensare che il primo produttore al mondo, il paese noto al mondo per il made in Italy, non abbia una catena di insegne-supermercato che distribuisca i nostri grandi prodotti, quelli veri!

Giampietro Comolli

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Nota: Giampietro Comolli è Editorialista di Newsfood.com,
Curatore della Rubrica di economia,  food&beverage e Gusturismo e della rubrica

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Cum grano salis, a cura di Giampietro Comolli


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