La Toscana dei mezzadri ha ancora molto da raccontare

10 Novembre 2007 – E’ partito da Borgo San Lorenzo un percorso per valorizzare gli elementi socio-culturali di una Toscana contadina che per più di sette secoli ha fatto uso di
uno strumento giuridico (il contratto di mezzadria) la cui eredità più visibile è iscritta anche nel paesaggio: elemento essenziale, la mezzadria, per comprendere la storia
remota e prossima dell’intera comunità regionale.

Organizzato dalla Regione Toscana in seguito a una risoluzione approvata nel maggio scorso in Consiglio Regionale, l’incontro – che si è svolto nell’intera giornata di sabato 10 novembre
presso la villa Pecori Giraldi – ha messo a confronto politici, intellettuali, dirigenti degli oltre 40 musei della civiltà contadina aperti in tutta la Toscana; musei a forte
specializzazione o semplici raccolt! e di oggetti di civiltà ormai tramontate: dalle miniere! alla pi etra serena, dalla vernaccia alla castagna, dai tanti musei del vino a quelli delle
genti di montagna, dai ferri taglienti alla paglia, dai carbonai alla carta, dal tartufo alla polvere di sparo. C’è anche, in Toscana, un museo del “contrabbando”. E’ a Chitignano, da
dove si contrabbandavano polveri piriche e tabacco.

“L’idea che nel mondo contadino ci siano le radici della Toscana – ha sostenuto aprendo i lavori l’assessore Paolo Cocchi – da un lato rilancia i temi dello sviluppo sostenibile e costringe a
fare i conti con le opportunità di ambiente e paesaggio, mentre dall’altro evidenzia nuove prospettive di un turismo della conoscenza che valorizzi anche la Toscana moderna e
democratica, nata dalle lotte dei contadini”.

Il progetto culturale (“Mezzadri: le radici della Toscana, la memoria dei contadini per un futuro sostenibile”) proseguirà fino al 2009 (“L&r! squo;anno della mezzadria”) e si
rivolge all’insieme dei musei etnografici toscani nonché alla rete dei centri e degli archivi operanti nella memoria e nelle tradizioni.

Fra le suggestioni affrontate una parte importante riguarda lo spettacolo: i “Maggi” e il “teatro povero”, i canti e le ottave, la poesia estemporanea. Ma si pensa anche a mettere in rete la
documentazione sulla mezzadria (interviste orali, filmati, fotografie, biografie) a programmare mostre (il paesaggio, la casa colonica, i mestieri ambulanti, le veglie, le sagre, le feste
religiose, le Case del Popolo). Ci sono poi il teatro – con spettacoli itineranti sulla mezzadria – e il cinema con circuiti sui film che dal dopoguerra hanno raccontato la civiltà dei
contadini (dal “Cristo proibito” di Curzio Malaparte nel 1950 alla “Gostanza da Libbiano” di Paolo Benvenuti nel 2000, passando per il Mauro Bolognini de “La Viac! cia”, il Giuseppe Ferrara
della “Brigata Partigian! a” il Giuseppe Bertolucci di “Berlinguer ti voglio bene” i fratelli Taviani con “La notte di San Lorenzo” e tante altre opere girate nella Toscana delle campagne).

“Come gli indiani americani hanno chiesto di essere chiamati “nativi americani” per distinguersi dai violenti immigrati che ne hanno travolto la civiltà, così i mezzadri –
è stato detto – devono ritrovare il riconoscimento di “nativi toscani” che più delle grandi famiglie nobiliari e borghesi, e come le popolazioni migranti delle montagne, sono
l’identità toscana del tempo della democrazia”.

Mauro Banchini

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