La rivoluzione di Slow Food arriva troppo tardi (Parte seconda)
16 Maggio 2010
Da: “AttilioScotti”
Data: 16 maggio 2010 8:28:19 GMT+02:00
Oggetto: Slow Food parte seconda
La mia lettera della settimana spedita ieri a 74.228 indirizzi email mirati, non solo è stata ripresa da molte testate web e cartacee, (tra cui quella di una testata svizzera molto letta)
ma ha anche scatenato una vivace reazione di moltissimi lettori, giornalisti e semplici appassionati di enogastronomia che hanno voluto consegnarmi, con centinaia di email, la loro totale
adesione a quanto in questa lettera esprimevo e che trascrivo nella sua interezza
Abano Terme ospita il suo VII Congresso Nazionale. 653 delegati provenienti da tutta Italia, 150 ospiti del mondo della politica,cultura e società civile, 40.000 soci,300 condotte, 177
presidi. Certamente un forza se si guarda ai pochi che con Carlin Petrini, fondarono, in un clima quasi carbonaro, ventiquattro anni fa, a Serralunga d’Alba, l’Arcigola.
Il tema del congresso di Abano è rovente: lotta spietata per difendere l‘agroalimentare dalle multinazionali.
SLOW FOOD E’ ARRIVATA TARDI, oggi le multinazionali dell’agroalimentare hanno vinto la loro guerra, ed hanno addomesticato le papille di milioni e milioni di persone e marciano vittoriose
verso l’omologazione del gusto (o se volete del non gusto). Bastava essere presenti al CIBUS di Parma per rendersene conto.
Perché caro Carlin Petrini, oggi Slow Food è diventata anch’essa una multinazionale, con le sue lobby, le sue sedi, i suoi giornali, le sue cattedrali didattiche e scuole a costi
riservati solo ai Vip, i suoi dirigenti, le sue adunate: ha lasciato per strada le persone semplici, preparate, intelligenti e che non condividevano la sua politica, persone che per prime, in
assoluto disinteresse, avevano urlato che la lotta alle multinazionali era la priorità assoluta.
Noi, che da decenni scriviamo e denunciamo questo, siano rimasti inascoltati, quasi derisi, voci del deserto, tacciati d’essere sovversivi: da destra e da sinistra.
E adesso avanti: con il pangasio e le crocchette o bastoncini di pollo, il salmone in batteria ed il branzino di super allevamento intensivo e con i maiali alimentati a mais
transgenico.
Facendo seguito al mio scrivere di ieri, credo ci sia nell’aria un senso di delusione tra i tanti che hanno seguito Slow Food che, mentre all’estero (Svizzera, Stati Uniti, Giappone, Germania )
fa proseliti, in Italia segna il passo e quotidianamente si perdono le colonne storiche dell’Associazione. Quelli che hanno dedicato l’intera vita, DISINTERESSATAMENTE all’ideale
dell’alimentazione sana e sostenibile, oltre che la difesa del territorio.
E’ sparita gente come Giacomo Mojoli -lecchese valtellinese- nonché Vice Presidente o Nanni Ricci toscano ed anche lui Vice Presidente, Vito Puglia (che ha costruito l’associazione a sud
di Roma facendo migliaia di chilometri di paese in paese alla ricerca di prodotti e di persone) e ancora Carlo Macchi, Leonardo Romanelli, Ernesto Gentili, Gianni Fabrizio (grandi esperti di vino
e ristorazione) oggi tutti fuori da Slow Food Italia e ancora decine si fiduciari locali che avevano di fatto costruito l’associazione con il loro LAVORO GRATUITO, fortemente
radicati, in modo volontaristico ed appassionato, nelle loro città.
Oggi Slow Food è in mano a Eataly/Farinetti, industriale della GDO? …che dicono decida le politiche associative in funzione del suo marketing e dei sempre più numerosi punti di
vendita e quando avrà aperto una cinquantina di piattaforme di vendita, VENDERA’ la sua catena di grande distribuzione, oggi già in parte meno qualitativa, ad una multinazionale, e
così il cerchio si chiuderà e nel frattempo i soci di Slow Food avranno perso definitivamente i loro valori ed i loro ideali.
Attilio Scotti
Pubblichiamo questo secondo scritto di Attilio Scotti e con l’occasione ci dimostriamo disponibili a pubblicare integralmente un eventuale intervento di Carlo Petrini e di Oscar Farinetti
chiamato in causa, anche se indirettamente.
Ma pubblicheremo altresì i commenti di tutti coloro che volessero intervenire sull’argomento.
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