La NASA contro il cancro al seno

La NASA contro il cancro al seno

Usare la tecnologia della NASA per prevenire i danni ai tessuti del seno nelle donne affette da tumore al seno e sottoposte a radioterapia.

Questo è l’obiettivo di una ricerca ancora in corso, opera del Rush University Medical Center e dell’Argonne National Laboratory, diretta dalla dottoressa Katherine Griem, oncologa, i
cui risultati preliminari sono stati presentati al meeting ASTRO (American Society for Radiation Oncology) in corso a Chicago dal 1 al 5 novembre 2009.

La squadra di studiosi è partita da un problema da risolvere: circa l’80% delle pazienti sottoposte a radioterapia sviluppa reazioni cutanee acute, capaci di evolvere causando maggiore
disagio e sofferenza, spingendo così la donna ad abbandonare il trattamento. Secondo la dottoressa Griem, la maggior parte di tali reazioni si verifica 10-14 giorni dopo l’inizio del
trattamento: quindi, “Se si potessero prevedere anticipatamente le reazioni cutanee potremmo essere in grado di offrire un trattamento preventivo per massimizzare l’efficacia e ridurre al
minimo l’interruzione del trattamento con le radiazioni”, spiega la donna.

Così, gli scienziati hanno deciso di trovare un modo per scovare in tempo i cambiamenti e la loro scelta e caduta sulla tomografia termica tridimensionale (3DTT), tecnica usata dalla
NASA per rilevare eventuali danni ai velivoli. Il 3DTT è un processo relativamente nuovo di immagini termiche che è attualmente utilizzato come un mezzo a distanza e non-invasivo
per rilevare difetti nei materiali compositi.

Secondo i medici, il tessuto danneggiato avrebbe una temperatura diversa da quello sano e tale differenza sarebbe così rilevato da una telecamera ad infrarossi. In questo modo, conclude
il team della dottoressa Griem, si potrebbero prevenire le irritazioni prima che queste costringano le donne ad abbandonare la radioterapia.

Matteo Clerici

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