La musica online cresce del 116% a spese della discografia tradizionale

ROMA – La discografia tradizionale perde terreno in modo più che consistente rispetto alla musica online. Secondo il Rapporto 2007 sull’economia della musica del Centro Ask
Bocconi, infatti, le vendite del comparto discografico nel 2006 sono scese del 18,1 per cento, mentre i proventi di downloading, streaming e altri tipi di ‘online music’ sono in crescita del
116 per cento, «a conferma della vitalità di un segmento che continuerà a essere trainante anche nei prossimi anni».

Discografia -21% biennio 2004-2006. Poco importa dunque che al momento il valore delle vendite in termini assoluti sia molto diverso: infatti quello della discografia nel 2006 si
è attestato a 607 milioni di euro, mentre quello della online music è ancora a 6,9 milioni di euro. Ma è destinato ad aumentare, e di molto, guadagnando quote di mercato
che in passato erano riservate alla discografia tradizionale, secondo gli esperti citati dal Rapporto. La discografia è in declino da almeno tre anni: infatti tra il 2004 e il 2006 ha
perso il 21 per cento.

Arretra la vendita di suonerie. Mentre tra le nuove tecnologie legate alla musica sembra non avere un grande futuro quello delle suonerie da scaricare online: arretra infatti nel 2006 la
vendita di truetone, suonerie polifoniche soggette a diritti, risponderie, videosuonerie, tanto che l’intero settore digitale, considerando anche questi segmenti, cresce nel complesso solo
dell’1,5 per cento su base annua.

La tendenza. «La tendenza generale – precisa Andrea Ordanini, coordinatore del Rapporto 2007 – è di una progressiva riduzione degli spazi del prodotto fisico, che mantiene
comunque una certa rilevanza, a vantaggio di quello digitale. Settore digitale in cui sono i contenuti a maggiore valore aggiunto (le canzoni mp3, per esempio) a trainare la crescita. Prodotti
come le suonerie, invece, sono ormai un mercato in saturazione».

Stabile la musica dal vivo, cresce la lirica. Dal rapporto emerge una certa stabilità per i proventi degli spettacoli dal vivo, con una spesa al botteghino di 310 milioni di euro
e un volume d’affari di 421 (che comprende anche sponsorizzazioni e pubblicità). Leader del settore la musica leggera, che rappresenta un valore al botteghino pari al 43 per cento del
totale. Ma a crescere sono solo gli spettacoli teatrali (lirica, balletto, rivista e commedia musicale) che mettono a segno un 6,9%. La lirica rappresenta in valore il 23 per cento del
settore. In ripresa il ballo: la spesa al botteghino cresce su base annua del 2,1 per cento.

Aumenta la vendita di strumenti musicali. Il comparto degli strumenti musicali, rileva il rapporto, ha superato nel 2006 i 357 milioni di euro, con una crescita del 4,4 per cento
rispetto il 2005. Una tendenza affermata da anni: nel quinquennio 2001-2005 le vendite sono cresciute del 10,63 per cento. Sono invece in calo le esportazioni. L’aumento delle vendite di
strumenti musicali, spiega Antonio Monzino, presidente di Dismamusica, è frutto «della promozione della musica anche a livello amatoriale, a partire dalla scuola», e dal
miglioramento della produzione e della distribuzione, e si colloca nel solco di una tradizione che vanta radici antiche, rappresentate da distretti specializzati che producono strumenti
ricercati anche dall’estero, dalle fisarmoniche di Recanati-Castelfidardo alla liuteria di Cremona ai mandolini del Catanese.

(24 settembre 2007)

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