La Mascotte dell’EXPO 2015 dimentica il vino: ancora da battezzare ma è già polemica (giusta)

La Mascotte dell’EXPO 2015 dimentica il vino: ancora da battezzare ma è già polemica (giusta)

Milano, 18 dicembre 2013

Giuseppe Danielli:
Riceviamo una segnalazione, anzi è una bella protesta  e un appello a una maggiore attenzione.
Condividiamo. E’ troppo importante comunicare in modo corretto un evento così importante. Non sono solo due acini che mancano… (vi ricordate lo spot “…ma è solo un
puntino…” del Parmigiano Reggiano?), è come se nella cartina di Milano, che sarà a disposizione dei milioni di turisti che ci aspettiamo di accogliere, mancassero i
Navigli!

Ecco la protesta e, a seguire, il commento di Giampietro Comolli, enogastronomo ed esperto economista del vino.

Da: “MG Logos – Info”  
Oggetto: da MG Logos: Federdoc: – presentata la mascotte dell’EXPO 2015: uva e vino grandi assenti…
Data: 18 dicembre 2013 13:48:16 CET

 
L’UVA E IL VINO “valgono” quasi 14 miliardi di euro l’anno, 3,5 miliardi di euro di valore per la sola produzione di vini a denominazione…
La Mascotte non potrebbe avere due acini d’uva come occhi per guardare avanti?
 
Ieri è stata presentata la mascotte dell’EXPO 2015: 11 tra frutti e verdure (aglio, anguria, arancia, banana, fico, mais blu, mango, mela, melograno, pera e ravanelli) per rappresentare il
nostro progetto di Expo soprattutto ai bambini che dovranno dare anche un nome alla mascotte.
“Ritengo scandalosa l’assenza dell’uva, ci si è nuovamente dimenticati che siamo il primo Paese produttore di vino al mondo, senza contare la produzione di uva da tavola che pure immagino
considerevole” – questo il commento del Presidente di Federdoc Riccardo Ricci Curbastro che continua – “Ancora una volta EXPO dimentica di essere una realtà che si svolgerà in
Italia, Giuseppe Sala, Commissario Unico – Delegato del Governo per Expo Milano 2015 ci lascia basiti per la scarsa attenzione verso uno dei più convincenti elementi di successo del Made
in Italy: il vigneto ed il vino italiano. Siamo quindi ad invitare il Ministro dell’Agricoltura On.le Nunzia De Girolamo ad essere più attenta alle tematiche fondamentali dei prodotti
certificati e del Made in Italy in generale e a formulare un netto dissenso rispetto alle scelte operate dai vertici dell’EXPO.
Questa operazione per i suoi risvolti culturali non poteva non coinvolgere anche i bambini ai quali la vite, l’uva e il vino andrebbero presentati come elementi fondamentali della cultura del
nostro Paese. I Consorzi di Tutela e dei produttori di vini a Denominazione d’Origine Italiana pertanto esprimo tutta la loro disapprovazione.”

Ed ecco il commento di Giampietro Comolli

 
Piacenza, 18 dicembre
“Non si può che condividere – afferma Giampietro Comolli, chairman di UnPOxExPO2015, unico progetto sistema Paese attivato fuori dal sito fiera Expo-Rho e dedicato a tutte le filiere
dell’agroalimentare italiano che ha come spina dorsale o come bandiera mondiale l’asta del Fiume Po – la  presa di posizione del presidente Federdoc Riccardo Ricci Curbastro.

Si può e si deve andare anche oltre la posizione dura e netta assunta  che – al momento – mi sembra sia l’unica presa di posizione ufficiale proveniente da una categoria-comparto
della produzione agroalimentare italiana e espressione di quel  “vero” made in Italy proveniente dalla terra coltivata,  dell’uva e del vino, senza dimenticare che i grandi aceti
italiani e ancor più l’aceto balsamico vengono da madri antiche di mosti e di vini.

Il mondo dell’uva è  un comparto indispensabile per la bilancia dei pagamenti dello Stato Italiano, quando dal 30 al 60% della produzione nazionale va all’estero, e circa 60 mld di
euro l’anno vale il mercato della pirateria, del falso italiano nel Mondo. Quello che mi sembra ancora peggio – continua Comolli per Newsfood.com- è ipotizzare un Expo in Italia orientato
in immagine, comunicazione, visibilità, cluster, padiglioni, ambiti formativi, contatti con il mondo della scuola solo rivolto e inquadrato nell’ambito dei prodotti vegetali, freschi,
verdi, naturali.

Non voglio sostenere che le proteine animali, o altre sostanze di origine alimentari e nutritivi provenienti da allevamenti di bovini, caprini, ovini, suini, pollame.. siano indispensabili o
abbiano una priorità o una valenza superiore nella nutrizione e nella salute alimentare o nella sicurezza umana, ma la cultura e la civiltà a tavola, la istruzione e formazione in
cucina, la scelta di una dieta alimentare piuttosto che una altra, la forza del gusto e dei sapori che qualunque bocca è in gradi di recepire deriva dai prodotti cotti, da una
biodiversità di origine e di trasformazione, da una variabilità e un miscuglio di operazioni e di elaborazioni – con misura e gusto – che permettono di ottenere cibi non
replicabili, non fattibili all’infinito, non replicabili ovunque con delle peculiarità che non tutti gli alimenti sono coltivati in natura esprimono.

Nella mascotte poi – affonda Comolli – senza voler contare i prodotti rappresentati ma oltre all’uva non vedo disegnato il melone e il kiwi che hanno nell’ Italia il primo produttore al Mondo.
 Come si spiegherebbe la creatività, il mood, l’estetica, la ricerca e la sperimentazione praticata da anni e da secoli dai cuochi italiani o maestri di cucina invidiati nel mondo e
che hanno fatto scuola ovunque insieme ai cuochi francesi, austriaci, spagnoli, danesi, norvegesi e giapponesi oggi addirittura nei primi posti nelle classifiche mondiali.

Perché l’arte culinaria, la passione in cucina  e la cottura di un cibo, vegetale o animale, sono espressione concreta della attenzione al valore aggiunto della dieta alimentare
italiana e del made in Italy, ma – suggerisce Comolli anche in risposta a recenti dibattiti sul tema – aggiungerei anche l’Italian style che può essere confezionato o creato in qualunque
parte del mondo, ma ha sempre una matrice più o meno preponderante del tricolore.

Per questo ogni giorno che passa sono sempre più convinto che è necessario per l’Italia creare un “fuori-salone” forte prima, durante e dopo expo-Rho che sia partecipe, ma che possa
dare un contributo di chiarezza, di reale produzione, di verità d’origine.  Solo così si potrà far toccare con mano a milioni di visitatori i territori dell’uva,
dell’aceto, dei vini, dei formaggi, dei salumi, delle carni, dei sughi, delle conserve, della pasta ripiena, delle lasagne, del miele, delle creme di cioccolato, delle torte, del pesce, dei
molluschi.

Dove saranno rappresentati e visibili in Expo-Rho tutte queste eccellenze della tavola italiana? Non credo che un padiglione del vino e olio, un cluster con altri 100 paesi che producono anche
loro, possa essere una vetrina che spiega il valore aggiunto italiano, la storia, la cultura antica e la modernità e innovazione di certe scelte senza perdere di vista la terra d’origine e
l’uomo trasformatore.

I cluster e i vivai multi specie e multi Paese sono una bellissima idea progetto innovativa e globale, ma in un contesto  dentro-fiera come si riesce  a spiegare l’origine, i Doc, i
Dop, la provenienza delle materie prime, il valore di un norcino da generazioni o di un casaro che si alza tutte le mattine alle 4 per far cagliare il latte fresco altrimenti il Grana Padano non
c’è più.

Attenzione:
non ci sarebbe più, ma questo vuol dire perdere altri must alimentari ….. e come si sentirebbero i nostri grandi industriali della pasta italiana, della dieta mediterranea e italiana,
delle conserve e dei sughi, i grandi produttori di Prosciutto di Parma o San Daniele, della Bresaola, del Culatello di Zibello, della Coppa Piacentina, del salame di Varzi, dell’Asti Spumante,
del Brachetto d’Acqui, del Franciacorta e del Prosecco….tutti grandi vini prodotti in Pianura Padana sulle rive del Grande Fiume PO.

Ecco perché è importante avere un fuori-salone forte – conclude Comolli – ma molto vicino a Expo-Rho e collegato per facilitare visite, incoming, accessi e trasporti”.
 

Giampietro Comolli
per Newsfood.com
 

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