Inverno 2008 “a pelo d'acqua”

Bologna – Anche l’inizio del 2008 porta preoccupazione nelle campagne bolognesi, con alte temperature e livelli di precipitazioni appena accettabili, che mettono in difficoltà
tutte le principali coltivazioni provinciali.

«Non siamo ancora in una situazione di emergenza» afferma il Presidente di Coldiretti Bologna Gabriele Cristofori «ma con questi cambiamenti climatici è molto probabile
che molte colture tipiche del nostro territorio necessiteranno di irrigazione prima del solito. Nei prossimi giorni incontreremo i principali Consorzi di Bonifica che servono l’area bolognese,
per tentare di mettere a punto strategie e sistemi che permettano al patrimonio delle nostre produzioni tipiche di continuare a sopravvivere. La pianura Padana è tra le zone più
esposte agli effetti dei cambiamenti climatici causati da caldo e scarsità di precipitazioni, ed i riflessi che questo provoca sull’ambiente e sulla natura, mettendo a rischio il
patrimonio di biodiversità e le coltivazioni tradizionali, non possono essere trascurati» ha continuato Cristofori «Gli allarmi siccità che si ripetono negli anni sul
territorio provinciale rappresentano una difficile sfida per l’impresa agricola, che deve interpretare il cambiamento e i suoi effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e
sulla sicurezza del territorio. Le aziende bolognesi sono impegnate in campagne di informazione ed educazione sull’uso corretto dell’acqua, nella diffusione di sistemi di irrigazione a basso
consumo, ma anche nella ricerca ed innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico.»

Grazie alle azioni intraprese dagli agricoltori, supportati da Provincia e Regione, oggi il prelievo idrico destinato all’agricoltura, che nel bacino del Po è circa del 73%, nel
territorio bolognese si riduce al 55%: merito di un forte impegno, anche finanziario, degli imprenditori agricoli per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo. E sì che
nel bacino del Po – sottolinea Coldiretti Bologna – si coltiva il 70% delle pere italiane, il 50% dei kiwi e delle pesche, il 30% delle albicocche e dei meloni, il 20% delle ciliegie e il 30%
dell’insalata: un terzo del valore totale del made in Italy agroalimentare.

Nella provincia di Bologna l’acqua del «Grande Fiume» permette la sopravvivenza di settori come quello dello zucchero, il pomodoro, il granoturco e le foraggiere, destinate
all’alimentazione di oltre 14 mila mucche bolognesi che producono 800.000 quintali di latte, da bere, o da farci formaggi di qualità come il Parmigiano Reggiano. Un patrimonio di
produzioni – afferma Coldiretti Bologna – con riflessi determinanti per il nostro territorio in termini di valore, salute, turismo e attività produttive.

«E’ però necessario – prosegue il Presidente di Coldiretti Bologna – un piano concreto per aumentare gli invasi e migliorare l’efficienza della rete distributiva oltre che degli
impianti di irrigazione. Se non si interverrà concretamente in questo campo andremo inevitabilmente incontro a situazioni ingestibili: è evidente che alle prese con un’emergenza,
di fronte alla scelta tra uso potabile e uso irriguo si privilegia il primo, ma questo significa mettere tante aziende agricole nell’impossibilità di coltivare, con conseguente
scarsità di prodotto e aumento dei prezzi. Chiediamo inoltre alle istituzioni di continuare a prevedere, nei piani di gestione del territorio e nel Piano di Sviluppo Rurale, fondi a
sostegno degli imprenditori agricoli che investono in tecnologie per il risparmio idrico.»

Leggi Anche
Scrivi un commento