Internet prima del Web

La Rete Internet esisteva anche prima del Web: certo, assai diversa dal colorato contenitore multimediale cui siamo abituati oggi, ma non meno preziosa per gli scienziati e ricercatori che le
si affidavano per comunicare.

Dell’Internet ‘delle origini’, della straordinaria esplosione che il sistema ha conosciuto fino ai giorni nostri e del suo futuro parleranno domani – giovedì 15 maggio – alle ore 18.00,
nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Roma Tre, via Ostiense 159 (ingresso libero), i principali pionieri della Rete italiana.

«Di certo non immaginavamo di scrivere un pezzo di storia», spiega Antonio Blasco Bonito dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione «A. Faedo» del Consiglio
Nazionale delle Ricerche di Pisa (Isti-Cnr), di fatto il primo italiano a collegarsi a Internet dall’allora Centro nazionale universitario di calcolo elettronico di Pisa (Cnuce-Cnr).
«Internet non si chiamava neppure così: noi usavamo la connessione alla rete Satnet, dopo un lungo preliminare burocratico, tra Telespazio, Italcable e Cnr, e tecnico. La
realizzazione e la preparazione della strumentazione avvenne importando l’apparecchiatura essenziale dagli Stati Uniti: del resto, sul lato terrestre ci collegavamo a una rete già pronta
proprio negli Usa, Arpanet, mentre sul fronte satellitare l’Italia si unì al gruppo europeo che già comprendeva Norvegia, Inghilterra e Germania. Insomma: gli apparati erano
già stati predisposti in larga misura e noi abbiamo preso ‘in prestito’ il sistema esistente».

L’incontro di domani su «Come eravamo. La rete c’era già? molto prima del ’95» (www.garr.it/come-eravamo, link
al quale sarà possibile seguire i lavori del convegno in streaming), organizzato dal Consortium GARR nell’ambito della manifestazione «Apriamo la mente. Lazio. Terra di scienza», vede raccolti ricercatori e tecnici che hanno contribuito
alle prime sperimentazioni, ai primi test sul Tcp/Ip (il Protocollo Internet propriamente detto), alla nascita del primo sito Web (1991) e alla diffusione di massa dell’ormai arcinoto prefisso
www.

«Usavamo apparecchiature grandi come frigoriferi», ricorda Bonito, oggi in forza al Wireless Networks Lab dell’Isti-Cnr, che nell’aprile del 1986 fece partire dal Cnuce-Cnr i primi
dati che raggiunsero via satellite la rete americana Arpanet. «I costi e le velocità non sono neppure paragonabili a quelli dei moderni apparati. Le attività di ricerca
erano finalizzate soprattutto a individuare un’alternativa rapida ed economica alle linee telefoniche: oggi come allora, la comunicazione e lo scambio di informazioni erano la base per
qualunque iniziativa scientifica. Ci fu presto chiaro che la posta elettronica sarebbe stata, in tal senso, la prima vera rivoluzione innescata da Internet».

Il cuore del primo collegamento era il butterfly gateway, un «antenato dei moderni router. La tecnologia, anche allora, mutava continuamente e ci fu di estremo aiuto la
rete di relazioni interpersonali che il gruppo del Cnuce seppe tessere con i colleghi delle università americane: metodi, apparati, tecnologie non erano certo disponibili comunemente sul
mercato e la costruzione di Internet di fatto avvenne soprattutto in virtù di questo ‘passaparola’ tra i ricercatori. Per molti anni, fin quando al Cern non è maturata l’idea del
World Wide Web, per inviare messaggi o file non si usavano personal computer ‘moderni’ ma ‘terminali a carattere’, privi di grafica, che si collegavano ai calcolatori centrali degli
istituti di ricerca», conclude Bonito. «Finché il protocollo Tcp/Ip, svincolato dalle ipoteche commerciali che tanti operatori avevano cercato di imporre, è stato
finalmente in grado di far parlare tra loro calcolatori di ogni tipo e dimensione sparsi in ogni angolo del mondo».

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