Internet, chiude, videoteche

By Redazione

Altro che crisi, quello delle videoteche è un vero e proprio tracollo, a Roma così come nel resto d’Italia, un settore talmente sofferente che ha costretto la multinazionale
Blockbuster ad abbassare le saracinesche già in due sedi, in via Monte Cervialto e in via del Vignola (in franchising), e sono prossime alla chiusura altre dieci entro maggio, fino al
probabile ritiro nel giro di qualche anno dal mercato italiano, come già sta avvenendo in altri paesi d’Europa.

Ma quello di Blockbuster è solo la punta dell’iceberg di una piaga che, da alcuni anni, sta lacerando tante videoteche indipendenti, da quando, affermano unanimemente, si è
diffusa nel mercato l’anti-cultura di scaricare film da Internet.

«Non c’è alcun dubbio che la nostra crisi dipenda dall’avvento e dalla proliferazione dell’Adsl e della banda larga – spiega Roberto Giamminuti, proprietario della storica Video
Elite sulla Nomentana e vicepresidente provinciale della Anvi – in questo modo si è favorito il trend, ormai dilagato tra i giovani, di scaricare di tutto dalla rete. Prima hanno
attaccato la musica e hanno messo in ginocchio il settore discografico, da qualche anno invece hanno preso di mira il cinema e scaricano film di ogni tipo, tutto materiale coperto da diritto
d’autore». Il famoso «peer to peer» insomma, due o più computer in cui tutti gli elaboratori occupano la stessa posizione gerarchica e permettono il
«libero» scambio tra di loro. «Ma quale libero scambio! È un reato: scaricare film coperti da copyright sulla rete è perseguibile penalmente.

C’è gente che sta pagando multe salatissime, ma i controlli in Italia sono pressoché inesistenti».
I numeri della crisi. Le persone coinvolte nella crisi che rischia di mettere in ginocchio, nei prossimi mesi, intere famiglie romane si aggirano sulle 100.000 unità, considerando tutta
la filiera, dai proprietari e dipendenti dei negozi, ai grossisti, duplicatori, trasportatori, magazzinieri.
Fino ai primissimi anni del 2000, a Roma, si contavano circa 500 videoteche sparse per la città, compresi tanti punti costituiti da soli «slot» esterni. Oggi non ne sono
rimaste più di 300, con la chiusura di sedi importanti come Primafila e Fantasy Video, due catene che avevano filiali sparse in tutta la città, così come hanno chiuso uno
dopo l’altro punti storici sulla Tiburtina, a via Tripolitania, fino a Colleverde.
In termini economici la perdita sui ricavi si aggira tra il 30 e il 50% all’anno. «Sono tre anni che faccio difficoltà ad arrivare alla fine del mese – spiega Andrea Valentini,
proprietario di Movie Games al Casilino – prima che mi riempia di debiti lascio, ma questo è il mio lavoro e la mia vita, come faccio?». Altri dati allarmanti: il rapporto 2007,
che verrà resa noto a giugno, si parla di un incremento di almeno dieci punti e un calo non inferiore al 25% di noleggi in Italia. «E che qualcuno ci spieghi perché la
nostra Iva è al 20 e quella per gli «abbinamenti editoriali» è al 4 – chiede di Alessandro Percassi proprietario di Happy Video a Monte Mario e presidente dell’Anvi di
Roma – così lo stesso dvd in edicola costerà sempre meno che dentro un negozio».
Ma chi sono i «pirati del web» e cosa centrano con la crisi delle videoteche? «Sono anni che nei nostri negozi non entrano più ragazzi dai 13 ai 25 anni – raccontano i
videonoleggiatori – una generazione che vive su Internet e che scarica di tutto, compresi i film di prima visione e quelli del passato». Ma chi e perché si mette un film nuovo di
zecca sulla rete? «Ci sono stati casi di proiezionisti che durante spettacoli semideserti hanno ripreso il film e messo poi sulla rete o personaggi interni alle distribuzioni che lo
fanno. Perché? Spesso le major hanno interessi e sono legate direttamente ai gestori telefonici. Chi più scarica ha più bisogno di una connessione veloce, e le partnership
tra colossi sono redditizie. È anche per questo che il metodo Sarkozy non viene visto di buon occhio da molti».

Il metodo Sarkozy. «Quello che auspichiamo è il cosiddetto «metodo Sarkozy» o quanto meno un sistema che filtri l’accesso a certi siti e rallenti la procedura»,
chiedono a nome della categoria Giamminuti e Percassi. «L’azione che il presidente francese sta compiendo sta risollevando l’intero settore dell’audiovisivo in Francia: viene bloccato
l’accesso a chi infrange le regole, a chi scarica materiale coperto da diritti d’autore». Prima arriva una mail di avviso, poi una sospensione e ancora dopo il blocco della connessione.
È un metodo «duro» già adottato da Inghilterra e Giappone che ha ridotto del 30% la pirateria on-line. «Ma da noi – continuano – esce fuori, di tanto in tanto,
il politico di turno che per accaparrarsi voti dall’elettorato giovanile parla di «democrazia della rete» spendendo improbabili messaggi di solidarietà a favore di chi
scarica e condivide materiale su Internet».
A nulla, al momento, è servito il sit-in sotto Montecitorio dei videonoggiatori romani lo scorso dicembre, uniti dal blog http://www.videotecheforum.it e http://www.anviconfesercenti.it. «Siamo
pronti a resistere ad oltranza: è il nostro lavoro, ci sono di mezzo le nostre famiglie. Cosa dovremmo fare?».

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