Internet ed advergames: così i bambini mangiano male

Internet ed advergames: così i bambini mangiano male

By Redazione

Sempre più spesso, aziende e locali usano Internet per fare pubblicità ai prodotti alimentari. E sempre più spesso, viene utilizzato il metodo degli advergames, mini-giochi
online, creati per intrattenere e “far passare” marchi o prodotti.

Tuttavia, tali spot sono quasi sempre dedicati a junk food ed, essendo dedicati prevalentemente a bambini, possono spingere verso un’alimentazione, poco sana e duratura.

E’ quanto sostiene una ricerca della Università della California, diretta dalla dottoressa Diana Cassady e publicata su “Journal of Nutrition Education and Behavior.

Il team della dottoressa Cassady ha preso in esame 19 siti di ristoranti, cibi e bevande pubblicizzati da due network televisivi per bambini. Sono state così visionate 290 pagine web, al
fine di sviscerare le tecniche utilizzate per prolungare il tempo passato nel sito, il tipo e la frequenza dei marchi presentati nei siti, il numero e le caratteristiche dei messaggi che
riguardavano da vicino dieta e attività fisica. Si è dedicata poi particolare attenzione agli advergames, presenti sul’84% dei portali.

La conclusione è stata i messaggi relativi a dieta sana e sport erano praticamente inesistenti. Ancora più scarse le informazioni sui contenuti nutrizionali del prodotto
reclamizzato o sulla piramide alimentare corretta.

Commenta una delle ricercatrici, Jennifer Culp: “Ci siamo stupiti della quantità di volte in cui i loghi o addirittura i cibi stessi fossero parte integrante dei giochi: in alcuni casi
è il cereale o la caramella che diventa un personaggio della partita, in altri per giocare o per passare a livelli superiori occorre inserire un codice che si trova solo sulle confezioni
del prodotto”. Per la Culp, gli advergames usano tecniche ambigue per far passare gli alimenti reclamizzati come sani e piacevoli.

Perciò, conclude la scienziata:”Messaggi come questi possono insegnare ai bimbi scelte alimentari sbagliate, che poi si porteranno dietro tutta la vita. Per questo crediamo che le
aziende alimentari dovrebbero dotarsi volontariamente di una sorta di “codice etico” nelle pubblicità rivolte ai più piccoli. E se non lo fanno in maniera spontanea, dovrebbero
pensarci i governi: non possiamo rischiare ancora di allevare nuove generazioni che saranno candidate a problemi di salute perché insegniamo loro a mangiar male fin dall’infanzia”

Fonte: Jennifer Culp, Robert A. Bell, Diana Cassady, “Characteristics of Food Industry Web Sites and “Advergames”
Targeting Children”
, Journal of Nutrition Education and Behavior 2010, doi:10.1016/j.jneb.2009.07.008

Matteo Clerici

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