Adiconsum: «La PEC non è compatibile con le norme europee»

Adiconsum, l’Associazione «Cittadini di Internet» ed ANORC, ha predisposto una denuncia volta all’apertura di una procedura d’infrazione contro lo Stato Italiano per inadempimento
delle norme comunitarie in materia di firme elettroniche e posta elettronica certificata, la denuncia sarà formalmente presentata agli Uffici competenti dell’Unione Europea.

Tale iniziativa nasce dalla constatazione che la vigente normativa italiana in materia di firme elettroniche – e la corposa produzione legislativa sviluppata nel corso degli ultimi anni – si
pone in contrasto con la legislazione comunitaria e, pertanto, con le realtà esistenti negli altri Stati membri. In Italia, infatti, si annoverano la firma elettronica, la firma digitale
e quella elettronica qualificata, mentre in Europa esistono soltanto la firma elettronica e quella elettronica avanzata. Ciò disorienta tutti sia nei rapporti con la Pubblica
Amministrazione sia in quelli con soggetti appartenenti ad altri Stati membri.

La posta elettronica certificata (P.E.C.) è una realtà tutta italiana.

In nessun altro Paese al mondo è conosciuta la posta elettronica certificata. Si tratta, quindi, di uno strumento che non è assolutamente interoperabile. L’iniziativa proposta
dalle Associazioni firmatarie della denuncia si è resa necessaria per sensibilizzare le Istituzioni alla esigenza di una migliore e più razionale disciplina con cui regolamentare
il sistema delle nuove tecnologie rendendolo uniforme, e concretamente fruibile, in tutto il contesto europeo ed internazionale.
L’obiettivo è anche quello di impegnare il nuovo Governo ad assumere il protocollo europeo ed uscire dall’isolamento della PEC.
«Anche con la firma digitale – dichiara Paolo Landi, segretario generale Adiconsum – la burocrazia è stata capace di portare l’Italia in un vicolo cieco, dopo che con Frattini
eravamo partiti in anticipo e bene».

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