Inflazione: Coldiretti, per alimentari cresce più di 3 volte la media

Inflazione: Coldiretti, per alimentari cresce più di 3 volte la media

I prezzi degli alimentari sono aumentati senza alcuna giustificazione di un valore più di 3 volte superiore
all’inflazione media tendenziale, nonostante si sia verificata una drastica riduzione dei prezzi agricoli alla
produzione. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che i prezzi al consumo dei prodotti alimentari sono
aumentati dello 0,7 per cento rispetto alla media tendenziale dello 0,2 per cento a settembre 2009, rilevata
dall’Istat. Gli alimentari – sottolinea la Coldiretti – sono in controtendenza anche sul piano congiunturale e rimangono stabili rispetto al mese precedente nonostante la riduzione media dello
0,2 per cento.

Si tratta dell’effetto di distorsioni che rappresentano un grave ostacolo al contributo che può dare il Made in Italy alimentare ai primi segnali di ripresa economica evidenziati da
Bankitalia che saranno oggetto di approfondimento dell’indagine Coldiretti/Swg presentata del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato dalla Coldiretti con la
collaborazione dello studio Ambrosetti a Villa d’Este a Cernobbio fino al 17 ottobre.

I consumatori italiani non hanno potuto beneficiare della forte riduzione dei prezzi agricoli che rischia invece di
provocare l’abbandono delle campagne, con il crollo delle quotazioni alla produzione che nell’ultimo anno sono calate del 26 per cento per i cereali, del 22 per cento per la frutta, del 18 per
cento per il vino, del 13 per cento per gli ortaggi (-13 per cento) e del 12 per cento per la carne suina, a settembre secondo i dati Ismea.

Pochi centesimi pagati agli agricoltori nei campi diventano euro al consumo con il risultato di un aumento della forbice nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola durante il quale –
denuncia la Coldiretti – i prezzi degli alimenti moltiplicano oggi in media cinque volte.

Significativo è il caso del pane che aumenta dello 0,4 per cento su base annua con il prezzo del grano riconosciuto agli agricoltori che è oggi molto più basso di quello di
25 anni fa con le quotazioni che sono scese su un valore di poco superiore ai 14 centesimi al chilo, il 35 per cento in meno rispetto al 1985. Se nel 1985 – spiega la Coldiretti – il prezzo del
grano era di 23 centesimi al chilo e quello del pane di 52 centesimi, oggi un chilo di grano è venduto al prezzo di circa 14 centesimi mentre un chilo di pane è acquistato dai
cittadini a valori variabili attorno ai 2,65 euro al chilo, con un ricarico del 1793 per cento.

Gli italiani spendono 205 miliardi all’anno in alimenti e bevande (141 miliardi in famiglia e 64 fuori) che
rappresentano ben il 19 per cento della spesa familiare ed è quindi necessario – conclude la Coldiretti – interrompere un trend che impoverisce cittadini e imprese agricole in un difficile
momento di crisi economica.

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