Inflazione, Coldiretti: attendiamo lumi da Confcommercio

 

Se i consumatori pagano 1,2 euro al chilo le carote che dai produttori agricoli vengono acquistate il giorno prima a 0,16 euro ci spieghi l’attento ufficio studi di Confcommercio
dove finisce la differenza. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che un aiuto può comunque venire dal sito www.smsconsumatori.it del Ministero delle Politiche Agricole dove sono indicati per numerosi prodotti i prezzi alla produzione, all’ingrosso e
al dettaglio che confermano l’insostenibile moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola, che danneggia imprese agricole e consumatori.

Dagli studiosi di Confcommercio – continua la Coldiretti – attendiamo lumi anche per scoprire dove finiscono gli 1,4 euro al chilo spesi dai consumatori in media per la pasta se ai
produttori agricoli arrivano solo 22 centesimi per ogni chilo di grano duro, ma anche di capire perchè il prezzo della pasta rimane pressoché lo stesso mentre quello del
grano duro è quasi dimezzato in un anno, su valori pari a quelli di venti anni fa.

Certo è che – continua la Coldiretti – la stessa Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in un recente indagine ha evidenziato che i prezzi dell’ortofrutta
a causa delle inefficienze di filiera registrano in media un aumento del 200 per cento dal campo alla tavola, che può però arrivare anche al 294 per cento. E la situazione
è ancora piu’ grave nel caso di prodotti trasformati.

E infine – precisa la Coldiretti – restiamo in fiduciosa attesa di conoscere dall’ufficio studi di Confcommercio come mai a gennaio gli alimentari fanno registrare un
aumento dei prezzi tendenziale del 3,8 per cento che è piu’ del doppio del valore medio dell’inflazione ( 1,6 per cento), nonostante i prezzi alla produzione agricola
abbiano fatto segnare un crollo del 14 per cento a dicembre secondo i dati Ismea.

La realtà, che tutti hanno verificato, è che i prezzi dei prodotti alimentari per i consumatori non scendono anche quando crollano i redditi dei produttori agricoli
perché nella filiera – conclude la Coldiretti – ci sono sacche di inefficienza e rendite che Confcommercio farebbe bene a combattere nell’interesse di tutti.

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