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Roma: L’etichettatura metterà al riparo i Consumatori da eventuali errori circa origine e provenienza dei prodotti

By Redazione

Roma – Il ddl sulla competitività agroalimentare varato oggi dal Cdm che prevede l’obbligo generalizzato di etichettatura sui prodotti alimentari “guarda al consumatore, evitando
la possibilità di cadere in errore circa l’origine o la provenienza del suo acquisto”.

Lo spiega il ministro delle politiche agricole Luca Zaia, nel sottolineare la ‘filosofia’ con cui si è introdotta l’indicazione obbligatoria dell’origine dei prodotti alimentari
nell’etichettatura. Il comma uno dell’articolo 6 del ddl sulla competitività agroalimentare sancisce infatti che “al fine di assicurare un elevato livello di tutela dei consumatori
finali, in tutti i prodotti commercializzati in Italia, l’etichettatura dei prodotti alimentari, nei casi in cui l’omissione di tale indicazione possa indurre in errore il consumatore circa
l’origine o la provenienza del prodotto alimentare, deve riportare l’indicazione del luogo di origine o provenienza”.

“La prevista etichettatura, e questo è anche il discorso che sosteniamo in ambito comunitario – aggiunge Zaia – non è dunque per dire che noi siamo più bravi ma proprio a
tutela dei consumatori. E’ in definitiva una pari condizione per i competitors internazionali che vogliono venire sui nostri mercati”. Il ddl competitività passerà ora al vaglio
della Camera mentre anche nella versione definitiva sarà sottoposto all’esame di Bruxelles dopo che il primo schema varato il 31 ottobre scorso non ha ricevuto osservazioni da parte
degli organismi europei.

I prodotti alimentari soggetti a vincolo di indicazione di origine saranno determinati, relativamente a ciascuna filiera, con decreti dei Ministeri delle politiche agricole e dello Sviluppo
economico, “tenuto conto – recita il comma 2 dell’articolo 6 – delle valutazioni delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative della filiera”. Per i prodotti alimentari non
trasformati l’indicazione del luogo di origine o provenienza riguarda il Paese di origine ed eventualmente la zona di produzione del prodotto. Per i prodotti trasformati l’indicazione riguarda
il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale ovvero il luogo di origine o provenienza della materia prima agricola utilizzata nella preparazione o produzione dei
prodotti”. Sono anche previste sanzioni dai mille ai diecimila euro per chi non rispetta le indicazioni obbligatorie. Il ddl competitività prevede inoltre all’articolo 1 l’estensione dei
contratti di filiera e distretto, già circoscritti alle sole aree sottoutilizzate, a tutto il territorio nazionale e all’articolo 3 la promozione della produzione diffusa di energia
elettrica da biomasse (con una tariffa di 0,28 cent/kWh). “Da parte nostra c’é la massima volontà di collaborare con le filiere – osserva Zaia -, intendiamo infatti tutelare i
produttori, così come i trasformatori e i cittadini”. “Con questo ddl – conclude il ministro – proseguiamo il nostro impegno di difesa della sicurezza alimentare, nonché di quel
Made in Italy alimentare apprezzato nel mondo che ci vede leader rispetto alla tipicità delle produzioni”.

AGRICOLTURA: RUVOLO (UDC), SCARSA ATTENZIONE A IDROELETTRICO
”L’energia idroelettrica è un’occasione d’oro che questo esecutivo continua ad ignorare: il rilancio del settore agroalimentare sarebbe ancor più completo se il governo
predisponesse incentivi per l’utilizzo di fonti energetiche alternative”. Lo ha detto Giusepe Ruvolo, capogruppo dell’Udc in Commissione Agricoltura della Camera, commentando il disegno di
legge proposto dal ministro Luca Zaia e approvato oggi dal Consiglio dei Ministri sulla competitività del settore agroalimentare. Per il capogruppo, “se il governo cogliesse le
potenzialità dell’energia idroelettrica – ha spiegato in una nota – dando la possibilità agli enti di bonifica ed irrigui di produrre energia elettrica, con semplici turbine da
installare nelle reti dei canali, darebbe un impulso notevole al settore agricolo e all’indotto”. L’impatto ambientale sarebbe “pressoché nullo – ha aggiunto – e comunque non
paragonabile ai danni irreversibili causati dagli impianti fotovoltaici nocivi e costosi”. Grazie a questo sistema, secondo Ruvolo, si realizzerebbe anche il meccanismo di uso plurimo
dell’acqua, con impianti gestibili direttamente dalle comunità locali.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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