In Cina proibita anche frutta Made in Italy

La decisione delle autorità cinesi di sottoporre qualsiasi genere di formaggio prodotto in Italia a esame di laboratorio prima di entrare nel Paese si aggiunge al divieto di inviare nel
paese asiatico frutta Made in Italy mentre solo da pochi giorni è stato possibile esportare alcuni tipi di prosciutti italiani ma esclusivamente da specifici stabilimenti.

E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che la «quarantena» di ventuno giorni imposta dalla autorità doganali cinesi, che impedisce di fatto l’arrivo nel paese
asiatico di mozzarella di bufala campana Dop e di tutti i formaggi freschi a pasta filata, è solo uno degli esempi delle misure protezionistiche adottate dal gigante asiatico nel
confronti del Made in Italy che le ripetute missioni diplomatiche non sono riuscite a superare.

Le importazioni in Italia di prodotti agroalimentari dalla Cina – sottolinea la Coldiretti – superano di quasi sette volte in valore le esportazioni Made in Italy nel paese asiatico anche per
effetto dei numerosi vincoli di carattere burocratico, sanitario ed amministrativo, che hanno sino ad ora impedito le spedizioni dei prodotti alimentari nazionali noti e consumati in tutto il
mondo.

Dopo cinque anni di trattative, da pochi giorni sembra che i primi prosciutti italiani siano riusciti ad arrivare sul territorio cinese che risulta però ancora off limits per la frutta
italiana come mele e kiwi, per il presunto pericolo della diffusione di parassiti, mentre il grande paese asiatico non solo esporta quantità sempre crescenti di prodotti ortofrutticoli
verso l’Unione europea e l’Italia (mele, aglio, concentrato di pomodoro, castagne, funghi, semilavorati di ortofrutta), ma ha addirittura ha «regalato» negli ultimi anni almeno due
insetti dannosi come il Cinipide del castagno che ha distrutto i boschi e l’Anoplophora chinensis che colpisce una vasta gamma di piante ornamentali e non.

Il risultato – sostiene la Coldiretti – è un pesante deficit commerciale negli scambi tra Italia e Cina nell’agroalimentare, con la forbice tra il valore delle importazioni e quello
delle esportazioni che si è ulteriormente allargata. Nel 2007 – sottolinea la Coldiretti – sono quasi triplicate le importazioni di pomodoro concentrato dalla Cina ( 163 per cento) per
un quantitativo che di 160 milioni di chili che equivale a circa un quarto dell’intera produzione di pomodoro coltivata in Italia. E se il pomodoro in scatola rappresenta circa un terzo del
valore delle importazioni nazionali, dalla Cina – precisa la Coldiretti – arrivano anche aglio, mele e funghi in scatola.

Peraltro – continua la Coldiretti – viene dalla Cina l’86 per cento degli oltre 250 milioni di articoli contraffatti sequestrati alle frontiere nell’Unione Europea in un anno che oltre
all’abbigliamento, scarpe e i tecnologici di uso comune, riguardano in misura crescente falsificazioni pericolose, cioè quelle riguardanti generi alimentari, prodotti per la cura
personale e medicinali che sono aumentate del 400 per cento in Europa, sulla base delle statistiche doganali pubblicate dalla Commissione europea. Ad essere venduti come Made in Italy oltre ai
derivati del pomodoro sono anche i prodotti alimentari come fagioli e aglio che arrivati in Italia vengono spacciati come prodotti tipici nostrani: dal fagiolo di Lamon all’aglio bianco del
Polesine. A questo si aggiunge l’allarme mondiale nei confronti della sicurezza dei prodotti cinesi che ha riguardato ravioli, giochi per bambini, dentifrici, alimenti per cani e gatti,
anguille, pesce gatto e conserve vegetali, di fronte ai quali nessuna restrizione è stata imposta dall’Italia.

Ci sono dunque tutte le condizioni – conclude la Coldiretti – per una seria iniziativa diplomatica che possa contrastare le decisioni assunte e rivedere i rapporti commerciali tra i due Paesi
nel senso i un maggior equilibrio.

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