Il vulcano: forza, mito e leggenda all’origine di grandi vini
21 Maggio 2009
Sarà il vulcano, inteso come sintesi estrema e perfetta tra natura e simbolismo, il tema dominante di Vulcania 2009, il forum internazionale del vini bianchi da suolo vulcanico, curato
dal Consorzio di Soave, che prenderà il via, in forma itinerante, venerdì 5 giugno, a partire dal centro storico della cittadina medievale ad est di Verona.
Forte la connotazione storico culturale che verrà riservata al vulcano tra passato e presente, in una sorta di viaggio che ne leggerà tra i secoli le interpretazioni e la
simbologia ad esso attribuita nelle differenti civiltà in tutto il mondo. Sarà un vero e proprio itinerario che dalla cultura classica giungerà a quella moderna, e che
dall’Emisfero Boreale si spingerà fino a quello Australe.
Tutto questo e molto di più sarà affrontato venerdì 5 giugno a «Quei vulcanici vini bianchi», il convegno d’apertura di Vulcania 2009 che avrà luogo a
partire dalle 10.30 in Sala Garriba (Piazza Antenna) a Soave.
Oggi, come nel secoli addietro, il vulcano rimane un luogo misterioso, magico, in grado di suscitare curiosità ed incutere terrore. E’ la forza della natura che piega la volontà
dell’uomo, ai giorni nostri così come migliaia di anni fa.
Attilio Scienza, docente di Viticoltura all’Università di Milano e Vicente Sotes Ruiz, docente di Viticoltura all’Università di Madrid saranno dei «Virgilio
d’eccezione» all’interno di questo originale percorso, dalle viscere delle terra fino all’alto dei crateri vulcanici. In mezzo fertilissime vallate, pendici e piane nate dalla lava
eruttata nei secoli, su cui oggi sorgono vigneti rigogliosi e da cui derivano vini inconfondibili.
«Nel mondo classico ed in tempi più moderni secondo i dettami del simbolismo – spiega Attilio Scienza – il vulcano aveva per gli uomini un carattere sacro. Era il luogo degli dei,
della trascendenza e del mito, un luogo dove si mescolavano paura ed ammirazione. Era il mito del mistero che si manifestava nel fuoco, nel rumore e nel fumo. Per questo gli antichi collocavano
nei vulcani, o vicino a fenomeni di vulcanesimo meno evidenti quali le solfatare, sempre avvolte da vapori spesso tossici, eventi dove l’uomo incontrava il soprannaturale».
Molte le affascinanti testimonianze racchiuse nella cultura greca e latina, dai Pascoli del Sole alle soglie dell’Etna dove Ulisse profanò buoi sacri o ai piedi del Vesuvio, nei Campi
Flegrei, dove invece erano collocate le porte dell’Ade.
«Le civiltà più antiche del Mediterraneo – prosegue Scienza – si sono sviluppate attorno ai vulcani: i primi Emporion Euboici di Nasso ed Ischia e la civiltà minoica
a Santorini sono solo alcuni, e forse i più famosi, esempi di queste frequentazioni. La vicinanza dell’uomo antico ai vulcani non aveva il significato di esorcizzare le proprie paure
perché si sentiva protetto dalla divinità, ma era dovuta alla fertilità dei suoi suoli e dalla qualità e ricchezza delle acque che scaturivano dalle
profondità. I vini dei vulcani godono di una fama che ogni periodo storico ha testimoniato con citazioni importanti e sono stati oggetto di commercio per la loro ricchezza alcol e
serbevolezza».
Non solo mito, ma anche geologia e raffronto scientifico.
«Spesso i vulcani – conclude il Professor Scienza – sono vicini a faglie tettoniche importanti, e sui bordi delle faglie di norma i terreni sono molto complessi nella loro
composizione chimica. Analogamente vi sono suoli che si sono formati da eruzioni vulcaniche sottomarine e che sono il risultato della mescolanza di matrici vulcaniche con depositi marini,
oppure suoli formati dai ghiacciai dove sono presenti molte componenti più fini di origine vulcanica. Le pendici vulcaniche sono molto spesso difficili da coltivare per la durezza delle
rocce o per la loro pendenza, e proprio per questo la viticoltura che ospitano è il risultato di un lavoro secolare di modellamento delle superfici attraverso opere imponenti di
terrazzamento che rendono questi paesaggi vere opere d’arte».





