Il vizio del fumo è questione di DNA
26 Aprile 2010
Il rapporto con la nicotina è scritto nel DNA: alcune sue varianti, infatti, incidono pesantemente sull’apprezzamento delle sigarette, sul loro numero e sull’eventuale decisione di
smettere.
Lo afferma una ricerca del Tobacco and Genetics (TaG) Consortium, diretta dalla professoressa Helena Furberg della University of North Carolina e pubblicata da “Nature Genetics”.
Va notato come il lavoro del TaG Consortium (federazione di gruppi di ricerca di varie nazioni) sia stato confermato da 2 ricerche indipendenti, rispettivamente della deCode di Reykjavik
(Islanda), diretta da Kari Stefansson e della Oxford University (Gran Bretagna) diretta da Clyde Francks.
L’equipe del TaG Consortium ha preso in esame i geni di diversi volontari (fumatori e non) per identificare eventuali e significative differenze genetiche.
Spiega così Diego Ardissino, cardiologo dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e membro del Consortium: “In tutto il mondo ogni giorno si fumano più di 15 miliardi di
sigarette e i fumatori sono stimati in 1,2 miliardi. Abbiamo infatti arruolato una grossa coorte di pazienti italiani, assistiti presso 125 unità coronariche, per eseguire un’analisi
genetica completa”.
I test hanno evidenziato come gli amanti del fumo presentino modifiche genetiche in alcuni cromosomi.
Infatti, continua Ardissino,”E’ stato possibile individuare le varianti genetiche associate alla decisione di iniziare a fumare (nel cromosoma 11), smettere di fumare (cromosoma 9) e al numero
di sigarette fumate ogni giorno (cromosoma 15, 10, 9)”.
Attualmente, i ricercatori non hanno dati certi sul funzionamento di tali variabili né su come tocchino l’attitudine al fumo.
Conclude infatti Ardissino: “L’unico dato noto è che le varianti genetiche sul cromosoma 15 sono localizzate in una regione che contiene i geni dei recettori della nicotina
precedentemente associati alla dipendenza da questa sostanza e al cancro del polmone”.
Fonti: “Genome-wide meta-analyses identify multiple loci associated with smoking behavior”, The Tobacco and Genetics Consortium 2010, doi:10.1038/ng.571
Matteo Clerici
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