Il trend degli aumenti non accenna a diminuire

L’inflazione continua a salire. L’indice Istat dei prezzi al consumo per l’intera collettività di dicembre registra una variazione dello 0,3 percento rispetto al mese precedente, e una
variazione del 2,6 percento rispetto al dicembre 2006, ancora più pesanti le rilevazioni dell’Ocse (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi) che,
nel loro aggiornamento mensile di novembre, stimano l’inflazione al 3,3 percento: lo 0,5 percento in più rispetto al mese precedente.

A trainare la corsa al rialzo, sia in Italia che in Europa, i prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia.

Nel Belpaese la situazione non è cambiata molto rispetto ai primi giorni di settembre riguardo la polemica sul caro-pane. I dati dell’Istituto superiore di statistica parlano di aumento
del prezzo del pane del 12,3 percento su base annua. Dati che però, come si evince guardando le rilevazioni dell’Osservatorio dei prezzi del ministero dello Sviluppo Economico,
presentano differenze più che significative da regione a regione: in molti casi il prezzo minimo del pane è rimasto praticamente invariato. Rincari che, oltretutto, sono
perfettamente in linea con il trend mondiale: sono negli Stati Uniti (si veda il numero scorso di Arte Bianca) il prezzo del pane è quasi raddoppiato nell’ultimo anno. Ma i rincari, in
buona sostanza, riguardano tutti i generi alimentari.

L’aumento del prezzo tendenziale in Italia, sia per i prodotti lavorati che per i non lavorati, ha registrato un più 4 percento, secondo i dati Istat. Mentre, in Europa, stando alle
rilevazioni Ocse, si è passati dal 4,1 percento del mese di ottobre al 4,6 percento di novembre con l’Italia che vede l’inflazione salire al 2,4 percento, al pari della Francia,
nettamente sotto al 3,1 percento della Germania.

La situazione, invece, appare peggiore per quello che riguarda il costo dell’energia. Le stime dell’istituto parigino parlano si un balzo all’in su notevole: dall’8,5 di ottobre il prezzo
dell’energia nel mese di novembre è arrivato al 13,3 percento. Stesso discorso in Italia dove solo il gasolio ha registrato un amento annuo del 15,4 percento. Dati preoccupanti
perché, inevitabilmente, avranno conseguenze su tutte le tasche e spingeranno al rialzo sia il costo della vita che i costi aziendali di gestione. In un periodo che, per quanto riguarda
le vendite al dettaglio, non è certo fra i più rosei.

Le ultime rilevazioni dell’Istat riguardanti il mese di ottobre 2007, infatti, parlano di un aumento delle vendite al dettaglio del 2,3 percento, che scende all’1,9 percento per le piccole
imprese alimentari. Ma considerando il tasso d’inflazione del 2,1 registrato nello stesso mese il risultato delle vendite appare in negativo. In Italia come in Europa.

L’indice dell’Eurostat, l’ufficio statistico europeo, parla di un calo delle vendite al dettaglio nel mese di novembre dello 0,5 percento. U risultato non brillante considerando l’ulteriore
flessione dello 0,7 percento registrata ad Ottobre. Per quello che riguarda gli alimentari il calo è stato dello 0.4 percento.

Per tutti questi motivi non è facile prevedere se il prezzo del pane potrà o meno subire ulteriori aumenti. Il presidente della Federazione Italiana Panificatori Edvino Jerian,
intervistato dall’Ansa, su questo punto è stato chiaro. «Non ci piace di sicuro aumentare il prezzo del pane né lo facciamo a cuor leggero», ha spiegato Jerian,
«ma ancor più ci preoccupa ciò che potrebbe succedere a gennaio, quando si sentiranno gli effetti del caro energia e degli aumenti del rinnovo del contratto dei nostri
dipendenti».
«L’aumento del pane a due cifre preoccupa – ha proseguito il presidente – tanto più che i consumatori diminuiscono: speriamo in un rallentamento della crescita dei prezzi delle
farine, ma di fatto non sappiamo cosa succederà nei prossimi mesi. Del resto dell’andamento dei prezzi nel mercato del pane i panificatori non sono certo gli unici a doverne rispondere:
ci sono anche le industrie che, pur potendo meglio di noi assorbire i costi, hanno comunque dovuto aumentare i prezzi».

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