Il territorio cremasco e cremonese in Regione contro la mega-cava

Cremona – I sindaci del Cremasco, gli amministratori provinciali e numerosi imprenditori agricoli di Coldiretti Cremona si sono trovati uniti, stamattina, davanti al Pirellone per
ribadire il proprio no alla realizzazione della mega-cava di Caravaggio.

Nel giorno in cui l’argomento veniva posto alla discussione – e al voto – del Consiglio Regionale, il territorio si è presentato, compatto e determinato, con l’obiettivo di contrastare
un’opera che investirebbe una superficie di 850.000 metri quadrati (con un volume di escavazione di tre milioni di metricubi) e che determinerebbe l’irreversibile distruzione dei fontanili
dell’Alto Cremasco, con gravissimo danno per l’ambiente e l’agricoltura.

Proprio per far sentire la voce dell’agricoltura cremasca e cremonese, nella prima mattinata dall’Ufficio Zona Coldiretti di Crema è partito un pullman di imprenditori agricoli,
provvisti di volantini e bandiere, decisi a difendere la ‘terra dei fontanili’.
La presenza della folta delegazione degli agricoltori (guidati dal presidente Roberto De Angeli, dal direttore Assuero Zampini, dal presidente della Zona di Crema Oreste Casorati), dei sindaci
del territorio (erano numerosissimi, tutti con fascia tricolore), dell’Amministrazione provinciale (c’erano il presidente Torchio, l’assessore all’ambiente Biondi, il consigliere Ladina) si
è rivelata più che motivata ed opportuna. Subito, grazie anche all’intervento del consigliere regionale Pizzetti, condiviso dall’assessore Rossoni, si è concordato
l’incontro degli amministratori locali e dei rappresentanti di Coldrietti Cremona con il presidente del Consiglio Regionale.

Mentre il Consiglio veniva sospeso, gli amministratori del territorio cremasco e cremonese avevano modo di esprimere tutta la loro contrarietà all’opera, supportati da Pizzetti, da
pressoché tutti i capigruppo dell’opposizione in Consiglio Regionale e dall’assessore Rossoni. Con forza il presidente Torchio e numerosi sindaci hanno fatto valere le ragioni di un
territorio che non vuole vedersi scippata la qualità del proprio ambiente e della propria vita. Senza giri di parole, è stato chiesto di stralciare la cava di Caravaggio dal piano
cave della provincia di Bergamo, posto in discussione.
«Ci opponiamo a questa mega-cava, per le pesantissime ed irreversibili ricadute che avrebbe sul sistema idrico e irriguo del territorio della fascia dei fontanili e delle risorgive
cremasche» ha detto il presidente di Coldiretti Cremona, facendo sentire la voce dell’agricoltura. «Ben tremila ettari di terra verrebbero privati d’acqua – ha proseguito De Angeli
-. Significherebbe compromettere l’equilibrio territoriale ed impoverire una serie di aziende agricole, in una zona che vanta una zootecnia da latte di qualità altissima».

All’incontro con il presidente del Consiglio regionale è seguito un ‘vertice’ fra i capigruppo. La successiva relazione offerta dal vice presidente Lucchini ha evidenziato la decisione
della maggioranza di procedere all’approvazione del progetto. Uniche concessioni al territorio cremasco e cremonese: la riduzione del volume di escavazione (da 3 milioni si passa a due milioni
di metricubi) e la dichiarazione di vincolare l’autorizzazione all’escavazione ad una verifica idrogeologica.
Questa posizione non ha soddisfatto gli amministratori del nostro territorio né i rappresentanti dell’agricoltura, che hanno subito ribadito l’intenzione di rivolgersi al Tar per
tutelare gli interessi dell’Alto Cremasco con tutti i mezzi. Il direttore di Coldiretti Cremona ha aggiunto che le imprese agricole, con la loro Organizzazione, non mancheranno di rivolgere –
da subito – una diffida «per i danni previsti», notificandola alla Provincia di Bergamo, al Comune di Caravaggio e alla Regione Lombardia.
La battaglia a tutela del territorio, dunque, è appena iniziata. E la compattezza dei sindaci, degli amministratori provinciali, dei rappresentanti dell’agricoltura – a cui si è
aggiunta l’importantissima posizione espressa nei giorni scorsi dalle Diocesi di Cremona e Crema – conferma che l’ultima parola, in questa vicenda, è ancora tutta da scrivere.

Rimaniamo in attesa del voto definitivo del Consiglio Regionale (che, nel momento in cui questo comunicato stampa viene diffuso, sta ancora dibattendo la questione).

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