Il ritorno di George Bush ed accuse di comunismo: così finisce la luna di miele tra Obama e gli Stati Uniti.

Il ritorno di George Bush ed accuse di comunismo: così finisce la luna di miele tra Obama e gli Stati Uniti.

Nubi sulla Casa Bianca.

Esaurito il bonus legato alla novità di essere il primo afro-americano, adesso Barack Obama deve affrontare la prima grande offensiva mirata a
contestare la sua politica.

In particolare, il fronte nemico (una coalizione tra conservatori, cartelli industriali, finanziari ed assicurativi) concentra il proprio fuoco sulle due prossime riforme della politica Usa,
quella finanziaria e quella sanitaria.

La prima mira a restringere il controllo sui mercati, in modo da evitare un altra catastrofe come quella che ha colpito il mondo lo scorso autunno, la seconda vuole fornire assistenza medica ai
50 milioni di cittadini degli Stati Uniti che ne sono privi e non possono contare neanche su assicurazioni sanitarie.

Inoltre, non è apprezzeato neanche il suo intervento nella vicenda General Motor.

A dirla tutta, le ragioni del gruppo degli anti-Obama sono abbastanza evidenti.

I banchieri temono che il prospettato Ente per la tutela dei consumatori riduca la loro autonomia, specialmente in “territori di caccia favoriti” come i muti subprime e le speculazioni in
borsa.

Paure simili anche per gli industriali, mentre le grandi compagnie d’assicurazione ritengono che una maggiore sanità pubblica equivalga a minori guadagni per loro.

Detto questo, è sbagliato ritenere che l’opposizione sia limitata alle lobby: nonostante la popolarità del presidente rimanga alta (63% a favore), una forte maggioranza dei
cittadini depreca che gli stimoli dell’economia abbiano aggravato l’enorme disavanzo del bilancio dello stato, e una lieve maggioranza è contro la sanità di stato.

I più accesi contestatori sono arrivati ad accusare il primo cittadino di comunismo; a tal proposito, è stata creata una maglietta eloquente. Sulla t-shirt, di colore rosso, la G
ha la forma di una falce e martello, e si denuncia la “nuova rivoluzione amerikana” con la k, perché lo stato assumerà il controllo della casa automobilistica.

Nel marasma delle critiche delle incertezze e dei dubbi risalta George Bush.

Intervenuto ad una conferenza d’investitori, l’ex precedente texano ha lanciato qualche freccia avvelenata al suo successore, sia in materia di politica
interna che di scelte internazionali.

Bush ha sostenuto che “sarà il settore privato non lo stato a rilanciare l’economia, perché spende
i soldi meglio del governo, che ha solo il compito di agevolare chi rischia e produce profitto”
.

L’ex presidente ha aggiunto che l’America non può sostenere l’onere di una troppo ampia assistenza sanitaria pubblica.

E si è opposto alla chiusura del campo di detenzione dei terroristi a Guantanamo: “Il conflitto ideologico
in corso non è finito, a Guantanamo c’è gente che è pronta ad assassinare altri americani, nessuna terapia li cambierà”
.

Bush ha respinto l’accusa di avere usato le torture contro i terroristi: “Ho usato tutti i mezzi legali a nostra
disposizione per impedire che ci colpissero di nuovo”.

Circondato perciò da nemici, Obama non deve solo riconquistare credito all’ esterno, ma anche evitare di perdere la fiducia dei suoi sostenitori: tra i liberal, ad esempio, serpeggia
già il timore che il nuovo presidente si riveli niente più che una brutta copia di Roosevelt.

Matteo Clerici

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