Coltivi troppo biologico: le lobby dei pesticidi contro Michelle Obama

By Redazione

L’orto della Casa Bianca, desiderio realizzato e fiore al occhiello della first lady Michelle Obama, sta diventando la pietra di uno caso politico abbastanza consistente.

Secondo i media Usa, la MidAmerica Crop Life (associazione che rappresenta i venditori di pesticidi e fertilizzanti) ha indirizzato alla compagna del presidente Obama una lettera di
lamentele.

In sostanza, il testo critica la tecnica di coltivazione di Michelle in quanto priva di supporti chimici, affermando che: “le tecniche non organiche sono necessarie, e la loro sicurezza
è garantita dalle ricerche scientifiche e dall’innovazione”:
le lobby agro-alimentari chiedono così alla signora Obama di abbandonare il metodo biologico in favore di
anticrittogamici e fertilizzanti artificiali.

In realtà, quello che preoccupa i cartelli dell’agricoltura chimica non è tanto l’orticello di Michelle (nonostante esso abbia già dato i suoi frutti..alla lettera), quanto
la mania del coltivare biologico che questo ha scatenato.

Tale nuova tendenza colpisce gli interi Stati Uniti: a New York e San Francisco, alcuni edifici ospitano già sui loro tetti giardini pensili, destinati a frutta e verdura.

Una scuola di Manhattan ha investito circa un milione di dollari di denaro pubblico per la coltivazione di verdure destinate alla propria mensa.

A Brooklin un intraprendente coltivatore ha realizzato un funzionale orto urbano, diventato presto fornitore di fiducia per i ristoranti della zona.

Ovviamente la cosa ha anche un notevole risvolto commerciale, in quanto sono già vendita numerosi gadget per i novelli coltivatori delle città: il prestigioso Wall Street Journal,
ad esempio, pubblica oggi una rassegna di vasi e impianti dotati di istruzioni e impianto autoirrigante, utilissimo (almeno in teoria) per chi vuole coltivare.

Ovviamente biologico, come Michelle.

Matteo Clerici

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