Il nuovo rapporto di Oceana rivela che gli Stati dell’UE sono responsabili di oltre il 50% delle importazione mondiale di carne di squali

 

Il prossimo giovedì 5 Febbraio, la Commissione Europea presentera´ il
lungamente atteso Piano d’Azione UE per la conservazione e la gestione degli squali.

Oceana si augura che questo Piano d´Azione UE potra´fornire una risposta
effettiva al fatto che questi animali, minacciati da estinzione, siano attualmente oggetto di pratiche di pesca senza alcuna regolamentazione.

Dietro a queste operazioni di pesca si riscontra la diffusa commercializzazione e
consumo dei prodotti derivati dallo squalo da parte dei consumatori europei, come illustrato nel resoconto appena uscito di Oceana: “Dalla testa alla coda: Come gli Stati
Europei commercializzano i prodotti derivati dallo squalo”.

Il rapporto sottolinea il  ruolo chiave svolto dai paesi
dell’UE nella pesca, nel consumo e nel commercio internazionale di squali e di prodotti derivati dallo squalo, dalla carne e le pinne alla cartilagine e la pelle
,” dice
Rebecca Greenberg, resonsabile della campagna  squali di Oceana Europa.

Nel 2005, l’UE è stata responsabile del 56% delle importazioni di carne
di squalo e del 32% delle esportazioni mondiali. Nel 2006, i paesi dell’UE ( in particolare a Spagna, il Portogallo, la Francia e la Germania) hanno importato oltre 40.000
tonnellate di carne di squalo.

L’ampio declino delle popolazioni di squali è dovuta soprattutto allo
sfruttamento eccessivo provocato della pesca, dato che le particolari caratteristiche biologiche di queste specie le rendono estremamente vulnerabili.

Inoltre, la pesca di squali è attualmente poco regolamentata e molte specie
minacciate sono lasciate senza protezione giuridica. Un terzo delle popolazioni europee di squali e razze è attualmente minacciato dall’estinzione, secondo la Lista Rossa
dell’Unione Internazionale per la conservazione della natura.( IUCN)

Le flotte da pesca dell’Unione europea sono Ie principali
protagoniste dello sfruttamento e del commercio di squali e dunque ci auguriamo che con il Piano d’Azione adesso l’UE assuma un ruolo di leadership nello sviluppo di
politiche che definiscano dei limiti massimali di pesca di queste specie in modo sostenibile e precauzionale
”, spiega Xavier Pastor, Direttore Esecutivo di Oceana in Europa.
L’obiettivo del Piano d´Azione UE è quello di migliorare lo stato di conservazione degli squali in acque territoriali e internazionali tramite l´ aumento  dei
controlli sulla pesca, sul commercio e sulla protezione degli habitats, oltre che porre le basi per l´ applicazione di una futura regolamentazione.

Gli squali sono cacciati soprattutto per le loro pinne usate per fare la zuppa di
pinne di squali, un piatto tradizionale asiatico, il che rende le pinne il prodotto più prezioso dello squalo. Nel 2005, tre paesi europei (Paesi Bassi, Francia e Spagna) sono
stati coinvolti nel commercio di pinne di squalo. La Spagna è il leader del mercato delle pinne di squalo, infatti fornisce  circa il 95% di tutte le pinne esportate
dall’Europa verso il resto del mondo.

La Spagna è il principale esportatore di pinne di squalo surgelate al mercato
di Hong Kong ( il mercato di pinne di pescecane più grande del mondo). L’Italia è il principale consumatore di carne di squalo d´Europa, e il loro secondo maggiore
importatore. Il Regno Unito è il principale protagonista della pesca europea di squali di acque profonde soprattutto per il loro olio di fegato che poi in Francia, viene
trasformato in un ingrediente per cosmetici chiamato “squalene”.

L’uso e il commercio di altri prodotti derivati dallo squalo in Europa,
compresa la cartilagine di squalo negli integratori alimentari e la pelle di squalo come sostitutivo del pellame, sono anch’essi illustrati nel rapporto di Oceana. “Il
forte e ampio coinvolgimento dell’UE nella pesca e nel commercio di squali è il motivo per cui abbiamo urgente bisogno di un’azione effettiva,”
conclude
Greenberg.

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